Ancora morti.

11 May

Dopo i tanti naufragi di questi anni e la progressiva militarizzazione della gestione delle migrazioni, le tragedie, le emergenze, i naufragi assumono sempre di più un aspetto di giustificazione e gestione economica per chi ha in mano il potere.

Mantenere il caos, la disorganizzazione, la malagestione, sembrano prassi collaudate, più che effetti di una incapacità politica e gestionale.

Cosi a  Lampedusa, per tenere in piedi l’affare immigrazione (Tratta di corpi/oggetto) si scaricano su una piccola comunità problematiche internazionali e la disperazione di migliaia di persone. I migranti sono stati nuovamente fatti scendere per pochi minuti in porto e fatti risalire sulla nave di linea che collega Lampedusa a Porto Empedocle. Questo ha provocato un forte ritardo della partenza e un enorme perdita per i pescatori lampedusani che continuamente vedono svalutato il pregiato pescato, per questioni inerenti alle mancanze della compagnia Siremar o in questo caso all’abuso da parte dello stato italiano, dei mezzi che sono predisposti per la vita della comunità di Lampedusa, da troppo tempo depredata di tutto: dalla militarizzazione massiccia dell’isola, che si vorrebbe continuare con l’ampliamento del centro e l’esproprio di alcuni terreni adiacenti al centro, alla continua pressione mediatica che tende a dare una narrazione dell’isola ad uso della politica e di chi fa affari sulla pelle degli ultimi.

Ovviamente ci sono anche delle responsabilità della comunità e dell’amministrazione comunale, che vanno affrontate in modo serio e costruttivo, ma di sicuro l’atteggiamento di scaricare le colpe su chi si trova in condizioni peggiori delle nostre non aiuta, e fa il gioco di chi usa e abusa di Lampedusa. Se non si inserisce l’uso da parte del potere di Lampedusa, in un uso sistematico delle risorse dei territori “Altri” da parte di alcune lobby e di una oligarchia che ha come unica legge il mercato,  avremo una lettura miope e distorta di ciò che sta accadendo. Ciò che accade a Lampedusa, accade da secoli, in altre forme,  in Africa  e in altre zone del pianeta.

Lampedusa ha da offrire la sua posizione strategica, ed il suo essere set teatrale. Basta ripensare a quello che accaduto nel 2011, per rendersi conto di come l’isola possa essere usata per mettere in scena “L’invasione dell’Europa” con poco più di 60 mila persone passate in un anno. Se si trattengono 10 mila persone a Lampedusa come avvenne per i Tunisini nel 2011, ovviamente si creano condizioni e rappresentazioni che non si potrebbero avere se la stessa quantità di persone fosse distribuità in tutta Italia.

Rimandiamo al libro: Lampedusa, lo spettacolo del confine di Paolo Cuttitta per avere ampia descrizione dell’uso “teatrale” che si è fatto di Lampedusa.

 

Quindi il sistema, da Lampedusa questo prende, la facilità di creare a Lampedusa rappresentazioni ed emergenze, tragedie e apologie. In Africa ha preso schiavi, interi territori, materie prime, progettazione legata alla cooperazione, debito, mercato per la vendita di armi e retorica per pulirsi le coscienze.

Cosi ora i recenti naufragi che non mobilitano le stesse masse di opinionisti, artisti, mass media, etc etc hanno un sapore ancora più amaro, ma nel contempo assumono la stessa funzione delle emergenze e delle tragedie di Lampedusa.

Le parole sono le stesse, che sia un autorità europea a parlare o libica la questione rimane la stessa “Ci servono i soldi”. Il ricatto è sempre legato ai corpi dei migranti, che siano morti o vivi, che siano innalzati a martiri del dirittoumanesimo o declassati a invasori portatori di malattie e povertà, che siano intesi come un problema o una risorsa, raramente riescono a esprimere in prima persona la loro condizione, non sono mai soggetti, sono sempre e solo oggetti, feticci, corpi biologici.

Ciò che chiediamo da tempo è:

Perchè si continuano a fare guerre e produrre armi ?

Perchè si continua a sfruttare i territori del cosidetto “Terzomondo” ?

Perchè non si regolarizzano i viaggi di tutti ?

Perchè i fondi impiegati per costruire e gestire luoghi di reclusione e tortura come i CIE o altri centri del genere non vengono impiegati per costruire strutture nei paesi terzi per avviare le pratiche di richiesta d’asilo ?

Perchè a fronte di viaggi pagati anche 10 mila euro per arrivare in Europa non si concedono più facilmente i visti per lavoro e turismo e si favoriscono viaggi regolari su navi e aerei di linea ?

 

Queste sono solo alcune domande, ce ne sarebbero altre, ma la risposta crediamo sia sempre la stessa. L’attuale sitema economico liberale/capitalista ha bisogno di questo. Storicamente c’è un filo che lega lo schiavismo, l’nvasione delle americhe, il colonialismo, il razzismo, l’imperialismo e la gestione delle migrazioni contemporanee. La globalizzazione ha accentuato tutte quelle questioni legate allo sfruttamento di classe e dei territori più ricchi di materie prime.

Alla nostra comunità chiediamo di tentare di fare un’analisi generale delle questioni che investono Lampedusa e non fermarsi alla tentazione di scavalcare il muro più basso, cosa che i governanti vogliono e stimolano.

Di cercare una empatia con le classi più deboli che vivono in altre forme i nostri stessi problemi.

A chi ha già riconosciuto il problema in un problema sostanziale di classe e distribuzione delle ricchezze come base di analisi anche per le migrazioni di continuare a percorrere questa strada teorica e di praticare la solidarietà con i migranti, non in quanto tali, ma come portatori di istanze politiche e storiche.

Ai governanti, alle ONG, agli esportatori di diritti umani, a chi sfrutta i lavoratori e i territori, ai capitalsiti, a chi usa le tragedie e Lampedusa per i propri sporchi affari diciamo: “SIETE I NOSTRI NEMICI”

 

 

 

Comitato No Muos Niscemi : “LA BASE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI”

6 May

Riceviamo e pubblichiamo:

LA BASE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

La base NRTF di contrada Ulmo non inquina solo con le letali onde elettromagnetiche. A farne le spese è pure l’acqua, autentico oro blu, così preziosa in un territorio come quello niscemese da sempre assetato, costretto a turni idrici di 15-20 giorni. Una delle falde acquifere da cui la città di Niscemi si approvvigiona è quella di contrada Polo, a due passi dalla base USA. È però accertato che in una serie d’incidenti, rigorosamente tenuti segreti agli amministratori e alla popolazione, sono state disperse nel suolo e nel sottosuolo grandi quantità di sostanze inquinanti.

Dopo aver inquinato le falde acquifere e parte del territorio della riserva naturale con idrocarburi (classificati come rifiuti pericolosi e con componenti anche cancerogeni) nel marzo 2002 a causa di uno sversamento di gasolio di notevoli dimensioni gli americani continuano l’opera di devastazione del territorio.

Le ultime analisi effettuate evidenziano la presenza di idrocarburi pesanti (C12-C40) con valori oscillanti tra i 25,1 e i 495,5 mg/kg, ma con una prevalenza di punti dove la concentrazione era abbondantemente sopra i 200 mg/kg, ben oltre la soglia (50 mg/kg) prevista per le aree destinate a verde pubblico o uso privato e residenziale quale la Sughereta di Niscemi, per di più in “ZONA A”.

Inoltre un comunicato ufficiale della base di Sigonella nel 2012 ha lanciato l’allarme sulla presenza nell’acqua destinata al personale della base di Niscemi di «inaccettabili livelli» di bromato, classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come possibile cancerogeno per l’uomo. A inquinare la fonte idrica sarebbero stati i prodotti chimici utilizzati dagli statunitensi per la disinfezione e il trattamento delle acque e al personale militare è stato ordinato di non bere più dai rubinetti.

In risposta alla devastazione e al saccheggio del territorio il 25 aprile gli attivisti No Muos hanno “liberato” un pozzo all’interno della base di contrada Ulmo, tagliando le recinzioni e riappropriandosi della fonte.

Un gesto simbolico che punta però i riflettori sullo sfruttamento delle risorse dell’installazione NRTF.

Attualmente l’installazione di Niscemi riceve infatti l’acqua dalla società Caltaqua – Acque di Caltanissetta, ente gestore dell’acquedotto niscemese.

Mentre i niscemesi sono costretti a turni di erogazione di 15-20 giorni la marina statunitense riceve l’acqua tutti i giorni per di più dalla stessa società che gestisce il servizio idrico della città.

Niscemi è costretta alla sete e l’acqua, che dovrebbe servire alle esigenze di chi vive nel territorio, è utilizzata in grande quantità dall’installazione militare.

Da sempre denunciamo i danni della militarizzazione del territorio, che umilia e saccheggia impunemente la città.

Smantelliamo la base USA di contrada Ulmo, tutta l’acqua ai niscemesi!

 

Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant (Hanno fatto il deserto, lo chiamano pace) P. Cornelio Tacito

 

Comitato No Muos Niscemi

http://www.nomuos.info/?p=5947

No agli espropri dei terreni dei lampedusani da parte dello STATO. Verso un’assemblea pubblica.

11 Apr

Veniamo a conoscenza di un ennesimo esproprio da parte dello Stato di terreni di proprietà di Lampedusani. Alcuni di questi,  sono  da anni coltivati, esempio  tra le altre cose di come l’agricoltura sia possibile a Lampedusa e sia già in atto, nonostante nessun tipo di incentivo o programmazione. Mentre si lancia la campagna Porto l’orto a Lampedusa (i promotori cercano settantamila euro), come se aspettassimo che qualcuno venisse a portarceli, o a insegnarci a coltivare, lo Stato ripropone la sua campagna “Esproprio l’orto a Lampedusa”. Riteniamo la cosa molto grave, a fronte di una militarizzazione sempre più massiccia dell’isola, non solo per il fatto in se, ma per le modalità, con cui lo Stato continua a trattare i cittadini di Lampedusa e il territorio dell’isola. Una dittatura a tutti gli effetti. L’amministrazione comunale, non ha saputo portare a conoscenza ne i diretti interessati, ne la popolazione, di questo fatto assai grave, e non si è opposta a questo ennesimo furto.

In questi anni la retorica della Lampedusa dell’accoglienza è stata funzionale agli sfruttatori e a chi fa profitto sulla pelle di chi viene da paesi sfruttati e invasi.

 

A questo proposito vogliamo ribadire alcune posizioni

-          I centri per migranti vanno chiusi tutti.

-          Bisogna garantire a chi viaggia, mezzi sicuri, aerei e navi di linea che possano portare nelle destinazioni scelte da chi intraprende un viaggio.

-          La percentuale della gente che arriva a Lampedusa dalla Libia è minima rispetto al totale di chi arriva in Italia senza documenti. Come mai si parla solo degli arrivi a Lampedusa ? E’ forse Lampedusa un grande palcoscenico ?      Lampedusa non può essere il teatro mediatico su cui si creano le rappresentazioni di Stato per giustificare la militarizzazione del Mediterraneo e dell’isola e per ingrassare chi gestisce i centri di detenzione per migranti.

-          I soldi buttati per i centri di detenzione per migranti e per le operazioni militari come Mare Nostrum  potrebbero essere impiegati per creare posti di lavoro.

-          Chi parte dalla Libia paga dalle 2 alle 3 mila euro per un viaggio, riteniamo che questi soldi sarebbero abbastanza per pagarsi un normale biglietto e cercare un lavoro in Europa.

 

-          Se davvero sta a cuore la vita delle persone bisogna che l’Europa cambi politica estera, non produca più armi e non sfrutti più i territori altrui come ha sempre fatto.

 

Di seguito una relazione sugli espropri fatti alla famiglia Tonnicchi in questi anni che riteniamo utilissima per comprendere come lo Stato da sempre abbia abusato dell’isola di Lampedusa, che ricordiamo soffre ancora la carenza di strutture primarie come le scuole.

Presto convocheremo un’assemblea cittadina dove discutere di questi temi e pensare insieme delle azioni per contrastare la militarizzazione dell’isola e la speculazione, attraverso il centro di Imbriacola, sulla pelle di chi scappa dall’ Africa.

Riteniamo che il primo passo sia opporsi all’esproprio delle terre nei pressi del centro di Imbriacola.

 

 

Relazione sugli espropri della famiglia Tonnicchi:

 

Terminati i grandi eventi bellici della seconda guerra mondiale, a partire dal 1986 inizia un nuovo periodo militarizzazione dell’isola di Lampedusa che vede principalmente coinvolto il vallone Imbriacola che conseguentemente viene pian piano deturpato e svilito.

Ciò avviene quando, in seguito agli eventi bellici che hanno coinvolto l’isola di Lampedusa (relativamente ai presunti tentativi di attacco da parte della Libia), oltre ai terreni demaniali presenti nel vallone (dove per intenderci vi era l’edificio del vecchio ospedale militare dismesso), alcuni terreni coltivati di proprietà della famiglia Tonnicchi, estesi circa 5.670 mq., (censiti in catasto al foglio di mappa 11, particelle 74, 75, 83, 84 e 89) sono stati sottratti ai legittimi proprietari manu militari per essere messi in concessione dell’Esercito Italiano al fine di garantire un presidio militare sull’isola (Caserma Adorno), e tutto ciò era avvenuto con un comportamento di mero fatto e in assenza di qualsivoglia provvedimento autoritativo legittimo.

Tale occupazione da parte delle Forze Militari è iniziata a far data dal mese di aprile del 1986 e da allora i legittimi proprietari non hanno mai ricevuto alcun indennizzo da parte delle competenti Autorità Statali, nonostante le numerose richieste in tal senso formulate da parte degli odierni attori, ciò a far data dal 1990.

Nell’anno 2005 l’area di cui sopra è stata smilitarizzata per potere assumere una nuova destinazione d’uso e precisamente quella di “Centro di prima accoglienza” per gli immigrati extracomunitari e ciò sulla base di un decreto di occupazione d’urgenza emesso dal Prefetto di Agrigento con il quale veniva autorizzato il Ministero dell’Interno ad occupare per la durata di un anno i fondi di proprietà della famiglia Tonnicchi (ancora una volta senza mai corrispondere alcun indennizzo).

E come se non bastasse, nel 2003 altre particelle di terreno appartenenti ai medesimi proprietari (particelle 85 e 86, per oltre 3.000 mq) e confinanti con quelle già ILLEGITTIMAMENTE OCCUPATE, erano state ancora una volta occupate d’urgenza con ordinanza sindacale (poi revocata in autotutela), poi con decreto  del Prefetto di Agrigento, ciò al dichiarato fine di realizzare “un nuovo centro di permanenza con primaria funzione di primo soccorso e smistamento”.

Tale progetto, tuttavia (non se ne conoscono le ragioni), fu di fatto abbandonato anche se il provvedimento di occupazione d’urgenza non è mai stato revocato formalmente e comunque, ancora una volta, nessun indennizzo è stato corrisposto ai legittimi proprietari.

Nel 2007 la famiglia Tonnicchi inizia una lunga e costosa causa innanzi al Tribunale di Palermo al fine di ottenere il giusto  risarcimento per la subita occupazione illegittima e per la perdita della proprietà del terreno oramai irreversibilmente trasformato (cementificato e deturpato) e non più idoneo alle sue naturali finalità agricole.

Ad oggi ancora non è stata pubblicata la relativa sentenza.

E veniamo ai nostri giorni.

In data 4/4/2014 viene pubblicato all’albo pretorio del Comune di Lampedusa e Linosa un documento avente il seguente oggetto: “Indizione e convocazione di Conferenza di Servizi ai fini dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio su alcune aree confinanti con il Centro di Primo Soccorso e Accoglienza (C.P.S.A.) di C/da Imbriacola, in Lampedusa, ai sensi dell’art. 10, comma 1, del D.P.R. 327/2001 e s.m.i., per la realizzazione di opere quali canali, Briglie e vasche per il deflusso e recapito nel vallone Imbriacola delle acque meteoriche, previste nel progetto di ripristino dell’agibilità del Centro”.

Le aree interessate dall’esproprio e dall’occupazione temporanea sarebbero in buona parte ancora una volta di proprietà della famiglia Tonnicchi.

La Conferenza di  Servizi viene indetta per il giorno 14/4/2014, alle ore 10:30 presso la sede del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche Sicilia e Calabria (in Palermo, Piazza Verdi n. 16) senza che siano mai stati interpellati i legittimi proprietari dei fondi.

Non solo.

Per il realizzando progetto, il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche ha presentato il suo progetto al PON Sicurezza per lo Sviluppo-Obiettivo Convergenza 2007-2013 ottenendo il finanziamento di €. 3.700.000.

Si apprende ancora dal suddetto documento che dell’importo complessivo finanziato la somma di €. 2.600.050,37 è destinata ai lavori da eseguire, compresi gli oneri di sicurezza, ed €. 1.099.949,63 per somme a disposizione dell’Amministrazione fra cui la lauta cifra di €. 3.500,00 (!!!) per espropriazioni ed attività di supporto Uffici espropri.

Ed ancora: si apprende dalla interessante lettura del medesimo documento che risulterebbe acquisito persino il Nulla Osta del Comune di Lampedusa e Linosa per la valutazione di incidenza ai fini della compatibilità ambientale.

Risulta inoltre che mai nessun sopralluogo sui fondi interessati sia mai stato effettuato e pertanto non si comprende come possa essere stato realizzato il progetto. Progetto della cui utilità peraltro si dubita fortemente.

A parte il fatto che sempre dallo stesso documento risulta che la parte dei terreni che si vorrebbero espropriare e occupare andrebbero a frazionare irrazionalmente e inutilmente la proprietà dei fondi, ciò al presumibile fine di diminuire l’indennizzo da corrispondere, lasciando ai legittimi proprietari parte dei loro terreni che però di fatto sarebbero inutilizzabili oltre che sicuramente inaccessibili e non più idonei alle finalità agricole né ad altre finalità.

 

Lavoro e politica.

30 Mar

Da sempre a Lampedusa il lavoro è stato merce di scambio, questo a ricordarci la nostra appartenenza politica all’Italia, uno dei paesi dove la meritocrazia e la trasparenza sono lontanissimi miraggi. Abbiamo sempre cercato di sollevare il problema e non infilarci la testa sotto la sabbia (di qualche spiaggia….)

Tutte le passate amministrazioni hanno avuto rapporti dubbi con La Selis, con l’aeroporto e con le assunzioni in generale. La cosa più deprimente è che questo sistema è accettato come la normalità dalla maggioranza dei lampedusani “Ma perche tu che avresti fatto ?”  è una delle frasi ricorrenti, oppure “Munnu era, munnu ha statu e munnu sarà”.

Il lavoro è una cosa molto seria, per noi ,cosi come la politica. La recente assunzione di uno dei consiglieri di maggioranza alla SELIS, ci fa riflettere su come i veri cambiamenti, quelli sostanziali, quelli che creano una vera prospettiva di avanzamento, siano ancora lontani da venire.

Abbiamo sottolineato questi comportamenti sempre, come dannosi per tutta la comunità e in generale per il concetto di lavoro e di politica, lo facciamo ancora, nella consapevolezza di essere un piccolo coro fuori dal coro…..

 

 

Collettivo Askavusa.


Motivazioni per il NO di Askavusa alla carta di Lampedusa.

21 Mar

Dopo il 3 e l’11 ottobre Lampedusa è stata, per l’ennesima volta, al centro di una forte attenzione mediatica. I fatti di quei giorni restano ancora poco chiari, mentre le conseguenze di quei tragici eventi sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono guardare veramente e soprattutto di chi vive nell’isola: militarizzazione e controllo militare del Mar Mediterraneo. Tantissime vittime si vanno a sommare ai troppi morti a cui in questi anni il mare ha fatto da bara: vittime delle politiche imperialiste e capitaliste, con USA e UE in prima fila.

Le cause per cui centinaia di migliaia di persone vanno via dal proprio paese, non sono mai approfondite e pochissimi parlano delle ragioni storiche, economiche e politiche che generano le migrazioni contemporanee, cosi come noi le conosciamo. Ricordiamo lo schiavismo e il colonialismo, con la loro giustificazione scientifica e culturale: il razzismo. Non necessariamente il razzismo “ignorante” dei leghisti o quello “aggressivo” dei fascisti: ma quello dei fini pensatori come Voltaire, il quale ipotizzava, tra le altre cose, che la “razza negra” discendesse dall’accoppiamento tra uomini e scimmie. La lista dei pensatori e degli uomini di cultura che sostenevano la superiorità della razza bianca è lungo. Per anni il razzismo fu la teoria scientifica dominante che giustificò e sostenne il colonialismo. Giusto per dare degli spunti di riflessione ricordiamo, a titolo di esempio, i 10 milioni di congolesi uccisi dai belgi in soli 23 anni di occupazione: un esempio di come per le vittime del colonialismo occidentale non vi siano retoriche o celebrazioni di “genocidi”.

Ancora oggi 14 paesi africani sono costretti a pagare, alla Francia, una tassa per la decolonizzazione. Si capisce bene, allora, perchè nel marzo del 2008 l’ex presidente francese Jacques Chirac disse: «Senza l’Africa, la Francia scivolerebbe a livello di una potenza del terzo mondo». Il predecessore di Chirac, François Mitterand già nel 1957 profetizzava che: «Senza l’Africa, la Francia non avrà storia nel XXI secolo». Si capisce perchè, dunque, negli ultimi 50 anni su un totale di 67 colpi di stato che si sono susseguiti in 26 paesi africani, 16 di questi hanno interessato ex colonie francesi: il che significa che il 61% dei colpi di stato si sono verificati nell’Africa “francofona”.

 

Dopo la farsa della decolonizzazione si è continuato, con le politiche imperialiste, a destabilizzare culturalmente, militarmente ed economicamente grandi aree del pianeta. L’industria delle armi è diventata potentissima in tutto il mondo e condiziona, insieme ad altre lobby, le politiche dei governi. Cosi la risposta all’emmigrazione, dovuta a tutte queste possenti ingerenze neocoloniali, è nuovamente la guerra. O meglio si giustifica la militarizzazione del Mediterraneo attraverso la retorica che supporta le leggi sul “controllo” dell’immigrazione “irregolare”. Per controllare la percentuale più bassa dell’immigrazione cosidetta “irregolare”, cioè quella che arriva dal mare, sulla scia della forte emozione provocata da due naufragi e mediaticamente alimentata, si approva in Europa l’agenzia militare Eurosur e si potenzia l’altra agenzia militare pan europeaFrontex. Si stanziano una marea di soldi, (si stima circa duecentomila euro al giorno) a favore della missione Mare Nostrum, per la gioia degli apparati militari e dei produttori di armi e di sistemi di controllo. Tutto questo mentre in Sicilia si costruisce il MUOS e viene potenziata la base militare di Sigonella, strategica per l’uso dei droni.

 

Va sottolineato che da Lampedusa passa una bassissima percentuale di persone che entra in Italia in maniera “irregolare”, la maggior parte proveniente dall’Africa. Un’altra percentuale, maggiore risapetto a quella di Lampedusa, ma sempre molto bassa, è data dalle persone che entrano in Italia via terra. La maggior parte delle persone che risiedono sul territorio italiano senza “regolari” documenti è arrivata con un regolare visto per lavoro o per turismo. Questi, una volta finito il tempo di permanenza previsto, rimangono in Italia da “irregolari”, nella speranza di trovare un lavoro. Cosa che nel tempo è diventata un lontano miraggio, grazie alle politiche di deindustrializzazione che l’oligarchia europea ha imposto al sud Europa, grazie alla globalizzazione, alla corruzione della classe politica italiana e ad altri fattori.

 

Dopo il 3 ottobre siamo stati chiamati a partecipare alla scrittura della Carta di Lampedusa, la cosa non ci ha entusiasmato, ma abbiamo ritenuto importante partecipare e incontrare le tante persone arrivate da molte parti d’Europa per confrontarsi. Abbiamo ritenuto di non sottoscrivere la carta per diversi motivi. Molte cose che la Carta afferma sono condivisibili, altre meno. Ma non è solo il contenuto, quanto le modalità.

  1. Come tanti eventi che usano il nome di Lampedusa anche questo non nasce da una esigenza degli isolani e non è l’espressione del pensiero degli isolani.

  2. A firmare questa carta ci sono realtà tra di loro molto diverse e da alcune di queste sempre di più noi vogliamo dissociarci e non avviare alcun processo politico di condivisione. In particolare, alcune associazioni firmatarie della carta ricevono finanziamenti da fondazioni che riteniamo nemiche, una su tutte l’Open Society di Soros che ha contribuito a destabilizzare l’est Europa e a promuovere il capitalismo attraverso la retorica dei diritti umani e della democrazia.

  3. Riteniamo assolutamente incompatibili con la nostra visione politica le posizioni sulla Siria, sulla Libia, sull’Ucraina che molti firmatari della carta hanno. Riteniamo questi, come altri stati in passato, vittime di aggressioni da parte degli USA e dell’UE. Inoltre mal sopportiamo la demonizzazione dei legittimi governi in carica di queste nazioni, specialmente a fronte di una situazione italiana, che tutto può dirsi tranne che democratica.

  4. Non aspiriamo ad un modello universale di società, tanto meno ci poniamo il problema di come governare le migrazioni e l’accoglienza. Riteniamo che ogni comunità debba trovare le proprie soluzioni in maniera autonoma e a seconda della situazione in cui si trova, anche attraverso la solidarietà e l’aiuto di chi ne condivide i modi e le azioni decise.

  5. La nostra prospettiva di organizzazione comunitaria è comunista ed anarchica, rifiutiamo tutte le autorità esistenti in Europa, in quanto espressione di una sudditanza politica, militare ed economica nei confronti degli Stati Uniti d’America ed in quanto espressione del predominio di una classe ristrettissima di oligarchi. In generale siamo contro ogni forma di autorità.

  6. L’Europa ed il mondo si sviluppano grazie al predominio delle classi dominanti sulle classi sfruttate. Noi vogliamo promuovere la coscienza di questa verità che è impressa nella storia e che determina il presente. Crediamo che la realtà si possa modificare solo attraverso la presa di coscienza di questo dato politico.

  7. Restiamo molto critici e perplessi verso certe retoriche che, sia pure con varie e diversificate connotazioni, esaltano sempre di più concetti quali il meticciato, il multietnico, il multiculturalismo: non facciamo salti di gioia e non ci esaltiamo, specie se si guarda a come determinati concetti vengano assunti come veri e propri cavalli di battaglia dai discorsi mainstream del ceto politico e oligarchico dominante. Crediamo che si possa e si debba coesistere nelle diversità, ma crediamo altresì che l’Europa e gli Stati Uniti portino avanti una politica di omologazione che nasconde, dietro alla retorica politically correct, intenti di assorbimento economico delle società e di produzione di nuove subalternità più funzionali alle esigenze del capitale finanziario globalizzato. Molto spesso la “sinistra” europea è stata protagonista di questa propaganda. Dai di tempi del senatore Fullbright, (non a caso oggi esiste una commissione, intitolata a suo nome, che si occupa di cooperazione culturale tra USA e UE) e del conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, è stata promossa un Europa multiculturale e meticcia, attraverso cui si cancellano le storie e le culture delle comunità, in favore delle aspirazioni di un “Individuo” spogliato del proprio passato e del proprio posizionamento di classe. Non amiamo il concetto d’identità, inteso come una serie di valori statici, di essenze astoriche e immutabili ma affidiamo a questa parola l’espressione di una serie di conflitti, di valori acquisiti, di valori superati, di confronti, di bisogni, di culture in evoluzione e in lotta. Riteniamo che l’identità sia un processo dinamico che non può essere tradotto in una granitica lista di valori o tradizioni estetiche e culturali ma che al contempo non possa venire assorbito e digerito dall’indistinzione dell’individuo atomizzato dei mercati, soggetto esclusivo di produzione e di consumo.

 

Stati come la Siria in cui da secoli convivono etnie, culture e religioni diverse, vengono demonizzati e attaccati. Il pretesto è sempre quello dei “diritti umani”, dell’intolleranza, della “democrazia” (??), della “libertà”, etc etc…. Mentre invece è ormai chiaro che le banche, il FMI, la Trilaterale, gli Stati Uniti e l’UE cercano il dominio economico su tutto e tutti e attraverso il debito creano masse enormi di schiavi.

 

La schiavitù, il colonialismo e altre forme di sfruttamento esistono da molto tempo, anche tra persone della stessa nazionalità e colore. Ma storicamente assumono connotati volta per volta differenti. È in questi concreti e specifici equilibri storici che dobbiamo collocarci e leggere il nostro tempo. Vecchie e nuove diversità, vecchie e nuove forme di sfruttamento, si mescolano e si sovrappongono in un nuovo equilibrio di contrapposizione di classe. La scomparsa della schiavitù tra bianchi implementò la tratta degli schiavi di colore. E’ stata la borghesia a creare i presupposti culturali, scientifici, legali, per lo sfruttamento di classe. Proprio come oggi che, attraverso la retorica dei diritti umani, si chiede l’intervento della NATO in Siria o lo si è chiesto per la Libia. Ieri avevamo i Diderot e i Voltaire a creare le basi che potessero giustificare le invasioni coloniali, oggi, a proseguire questo (dal loro punto di vista) importantissimo lavoro, abbiamo altri intellettuali, le ONG, le associazioni: tutti legati economicamente ad esponenti della classe dominante come Soros, come le mille fondazioni filantropiche, come gli istituti bancari.

Crediamo che oggi valgano molto di più i «No». Invitiamo tutti coloro che hanno partecipato alla scrittura della Carta a non prendere finanziamenti da banche, fondazioni come quella di Soros, istituti culturali filoimperialisti e a mettere in luce le contraddizioni di chi invece si nutre di tali finanziamenti. Sono proprio loro che creano le condizioni culturali, economiche e sociali che permettono ai govenri di attuare politiche di sfruttamento delle classi più deboli: uno dei risultati di queste politiche sono proprio le migrazioni così come le conosciamo. Cominciamo ad essere chiari con le posizioni e i fatti. Ecco perché noi non firmiamo la carta di Lampedusa.

 

Per ulteriori chiarimenti potete scrivere a questa mail askavusa@gmail.com

UNHCR e Frontex al servizio dell’imperialismo

19 Mar

Attorno alle 11.00 di questa mattina, circa 280 persone, sono state portate al porto di Lampedusa dalla Guardia Costiera, che ha trasbordato senza toccare terra, queste persone, sulla nave di linea che collega l’isola a Porto Empedocle. Le navi militari del presidio Mare Nostrum, erano impegnate a trasportare altre persone  che avevano intercettato nel Mediterraneo, in altri porti siciliani.

Ieri,  sette persone provenienti dalla Siria sono morte, mentre cercavano di arrivare su una barca in Grecia.  L’UNHCR, ha comunicato che la soluzione per evitare queste morti è applicare Mare Nostrum in quell’area geografica e dove tali fatti avvengono, inoltre ha auspicato un rifinanziamento delle missioni di Frontex.

Dopo i naufragi del 3 e l’11 ottobre, l’Europa ha militarizzato il mediterraneo e l’isola di Lampedusa in maniera massiccia.

Non è la prima volta che dopo un naufragio o una “emergenza” si risponda con la militarizzazione.

Crediamo che per evitare queste e altre morti l’Europa e gli USA dovrebbero interrompere le loro politiche imperialiste e la produzione e vendita di armi.

Sulle migrazioni di massa si è detto e scritto di tutto, noi crediamo che masse enormi di disperati, vittime dell’imperialismo e del capitalismo, vengano usate anche nel loro tentativo di sottrarsi alla morte. Basterebbe davvero poco per garantire dignità a queste persone. In questi anni non si è mai tentato di regolarizzare questi viaggi, ma al contrario si è criminalizzato chi è già vittima. Con la scusa delle leggi sul “Contrasto all’immigrazione clandestina” si sono nascoste manovre militari di ampio respiro. ONG, pseudo filosofi e artisti, associazioni umanitarie, promotori dei diritti umani e ancora tanti altri, più o meno consapevolmente hanno giustificato guerre e interventi umanitari. L’ultimo annuncio dell’UNHCR è uno dei tanti esempi di come questi processi di manipolazione dell’opinione pubblica avvengano.

 Ci chiediamo che ruolo abbia avuto in questi anni l’agenzia militare Frontex nelle guerre avvenute nel Mediterraneo, e ci chiediamo se quanto accaduto in Grecia ieri, non sia stato strumentalizzato dall’UNHCR ai fini di un posizionamento militare di navi, in un’ area che in questo momento è in una grave crisi.

 

Invitiamo a leggere quanto scritto di seguito per collocare i fatti di questi giorni, in una cornice più ampia.

 

Frontex nasce dopo un naufragio, il 4 ottobre 2004. Davanti la Tunisia, si capovolge una barca, 22 morti e 42 dispersi. Il 26 ottobre 2004 il consiglio dell’unione Europea istituisce l’Agenzia Frontex.

Nel  29 luglio 2006 viene recuperato un barcone alla deriva da 20 giorni con 14 immigrati, non mangiavano e non bevevano da tempo: due in coma e 13 morti. L’indomani il Viminale annuncia «L’ennesima tragedia del mare dimostra la necessità di iniziative straordinarie, in sede europea, per contrastare le azioni criminali delle organizzazioni che sfruttano le migrazioni illegali nel Mediterraneo». Giuliano Amato prosegue «l’importanza dell’intesa raggiunta con il commissario europeo, Franco Frattini, per una urgente missione di Frontex a Lampedusa per il pattugliamento congiunto, già a partire dal prossimo mese di agosto, nel Mediterraneo centrale, nonchè per le iniziative dirette a rafforzare il dialogo con la Libia».

Il 17 giugno del 2007 un nuovo naufragio con 11 morti e altri dispersi. Mentre si celebravano i funerali delle vittime, nel mediterraneo avveniva un altro naufragio. Questi fatti si svolgevano nel momento in cui stavano per scadere i finanziamenti a Frontex, per la missione Nautilus II. In quel caso Frontex non ebbe rifinanziate le missioni. Il 5 giugno 2008 dei  cadaveri vengono recuperati da una nave della Marina italiana, 27 i superstiti, tratti in salvo da un peschereccio siciliano, ancora morti.    

Laura Boldrini, allora portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati politici (UNHCR), commenta così la vicenda: “Se il bilancio di questa ennesima tragedia non è stato più alto è solo grazie al coraggio di tanti marinai, dagli equipaggi dei pescherecci a quelli della Marina Militare e della Guardia Costiera, che non esitano a intervenire per prestare soccorso anche di fronte a un naufragio avvenuto a grande distanza dalle coste italiane…. “

Il 17 giugno del 2008 l’UNHCR e Frontex rafforzano la loro partnership. Il 29 giugno 2008 “…Alcune unità di Frontex tolgono viveri e carburanti dalle navi dei migranti nel Mediterraneo per costringerli a tornare indietro a loro rischio e pericolo. È quanto emerge nel documentario radiofonico di Roman Herzog, “Guerra nel Mediterraneo” , messo in onda dalla Radio Pubblica Tedesca (ARD) il 22 giugno 2008. Lo ammettono la Guardia di Finanza italiana e il direttore esecutivo dell’agenzia europea per il pattugliamento delle frontiere esterne (Frontex) Ilkka Laitinen. Il 24/04/ 2009 Dopo il caso Pinar, che ha molta attenzione dai Media e scuote parte dell’opinione pubblica, la Commissione incontra a Bruxelles  i ministri dell’Interno di Italia e Malta. Il commissario Barrot annuncia il rafforzamento dell’agenzia di pattugliamento delle coste Frontex. IL 12/02/ 2011 dal Nord Africa, in tre giorni, arrivano a Lampedusa 4 mila immigrati. Il Consiglio dei ministri convoca una riunione straordinaria, per decretare lo “stato d’emergenza”.  

Il 21/02/2011 Cecilia Malmström annuncia l’avvio in Italia dell’operazione Hermes da parte di Frontex (l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne), a partire dal 20 febbraio. La Commissaria agli affari interni dichiara : “Sono lieta di annunciare l’avvio della missione “Hermes” di Frontex che da oggi assisterà ufficialmente le autorità italiane nella gestione del flusso migratorio dal Nord Africa, e in particolare degli arrivi dalla Tunisia nell’isola di Lampedusa.”

 

Il 30/09/2013 un  naufragio a Scicli, provoca 13 morti.Le dinmiche del naufragio restano poco chiare. Il 2/10/2013 Il portavoce della Malmstroem dichiara  ‘Bisogna intensificare la lotta contro i trafficanti e le reti criminali” prosegue” Entro fine anno, dovrebbe essere operativo il nuovo sistema europeo Eurosur che consentirà di identificare le piccole imbarcazioni che di solito sfuggono ai radar, permettendo di salvare vite umane e di portare davanti alla giustizia i trafficanti.”

Il 3/10/2013 un naufragio a mezzo miglio dalla costa di Lampedusa provoca centinaia di morti, anche questo naufragio resta ancora da chiarire. Il fatto ha una rilevanza internazionale.

Il 10/10/2013   il Parlamento europeo   vota a larga maggioranza per far partire “Eurosur”, un sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri dell’Ue. Droni telecomandati setacceranno il mare palmo a palmo. E dove non arriveranno i droni vigileranno satelliti, sensori installati al largo delle coste e radar.

Entusiasta Cecilia Malmstrom, Commissario europeo agli Affari Interni: Eurosur permetterà di “proteggere le nostre frontiere esterne e aiutare quanti rischiano la vita pur di raggiungere le nostre coste”, rafforzerà lo scambio di informazioni e la cooperazione e “renderà più facile individuare le piccole imbarcazioni di migranti in pericolo e fornire loro assistenza”. Il 13/10/2013 un nuovo naufragio, sale bilancio dei morti il governo ldopo qualche giorno vara “mare sicuro”

L’ex ministro per l’integrazione Cecile Kyenge ribadisce che  la priorità è fare laguerra a tutto campo alla criminalità organizzata transnazionale che gestisce queste tratte di esseri umani. Ci sono leggi che vanno applicate e, se necessario, bisogna renderle ancora più dure“.

Il 13 ottobre 2013  La commissaria agli Affari interni Cecilia Malmstroem prima del Consiglio dei Ministri degli Affari interni Ue a Lussemburgo annuncia

Sostegno politico e risorse” per lanciare “una grande operazione Frontex di salvataggio sicuro” che coinvolga tutti i paesi europei del Mediterraneo, “da Cipro alla Spagna”.  

Il 25 Ottobre 2013 il consiglio Europeo

Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza di affrontare le cause profonde dei flussi  migratori potenziando la cooperazione con i paesi di origine e di transito, anche attraverso un  appropriato sostegno dell’UE allo sviluppo e un’efficace politica di rimpatrio. Chiede inoltre  una cooperazione più stretta con le pertinenti organizzazioni internazionali, in particolare  l’UNHCR e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni nei paesi terzi interessati. Occorre intensificare la lotta contro la tratta e il traffico di esseri umani non soltanto nel  territorio degli Stati membri dell’UE ma anche nei paesi di origine e di transito. Inoltre, il Consiglio europeo chiede di rafforzare le attività di Frontex nel Mediterraneo e lungo le  frontiere sudorientali dell’UE. La rapida attuazione da parte degli Stati membri del nuovo sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR) sarà determinante per facilitare il rilevamento delle navi e degli ingressi illegali, contribuendo a proteggere e salvare vite umane alle frontiere esterne dell’UE.

 

 

Appello dei familiari dei 4 no tav arrestati per terrorismo

21 Feb

Appello dei familiari dei 4 no tav arrestati per terrorismo

In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine. L’accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti, ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l’imputazione è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. E’ forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?

Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile in una democrazia. Se vincesse questa tesi, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d’immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.

Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l’isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla procura, protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro e in alcuni casi l’isolamento totale. Tutto questo prima ancora di un processo, perché sono “pericolosi” grazie a un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti.

Questa lettera si rivolge:

Ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trobino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l’accusa, avrebbe danneggiato una macchina o sarebbe stato presente quando è stato fatto..

Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.

Alla società intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi.

Grazie.

I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

Per info: http://www.autistici.org/spintadalbass/?p=1132

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