Richiesta di rimozione del radar della Guardia di Finanza di zona Grecale a Lampedusa

20 Oct

COLLETTIVO ASKAVUSA
COMITATO SPONTANEO MAMME DI LAMPEDUSA

Al comandante della Guardi di Finanza di Lampedusa

OGGETTO: Richiesta di rimozione immediata del Radar della Guardia di Finanza
installato in zona Grecale (Faro).

Visto: Le due sentenze del TAR Sardegna relative al Radar della Guardi di Finanza che è installato in zona Grecale. (In allegato alla richiesta)

Visto: La relazione tecnica del Dott. Massimo Corraddu sul radar in questione. (In allegato alla richiesta)

Visto: L’alto numero di casi di morti e malati di tumori sull’isola di Lampedusa.

Visto: Che in tre comuni è già stato rimosso il tale radar, (ricordiamo,anche con sentenze del TAR Sardegna)

CHIEDIAMO: Che il radar installato in zona Grecale venga immediatamente rimosso.

Nel caso questo non si verifichi entro una settimana faremo esposto al TAR Sicilia, sicuri di vincere visto i precedenti e la documentazione che abbiamo già prodotto.

Grazie per l’attenzione
IL COLLETTIVO ASKAVUSA.
IL COMITATO SPONTANEO MAMME DI LAMPEDUSA.

Lampedusa 29/10/2014

Giacomo Sferlazzo

Contatti
askavusa@gmail.com

SospensioneCautelareTAR_Sardegna(1)

SospensioneCautelareTAR_Sardegna

Relazione su Melilli

Mail inviata il 18/10/2014 al Dott. Antonino Candela (ASP 6) – Dott. Giuseppe Noto (ASP 6) – All’ARPA Sicilia – All’ISPRA – ALLA POPOLAZIONE DI LAMPEDUSA E LINOSA – Al Sindaco di Lampedusa e Linosa

18 Oct

Dott. Antonino Candela

Dott. Giuseppe Noto    
All’ARPA Sicilia
All’ISPRA
ALLA POPOLAZIONE DI LAMPEDUSA E LINOSA
Al Sindaco di Lampedusa e Linosa
RICHIESTA INFORMAZIONI SU NUOVI RADAR A LAMPEDUSA che andranno a sostituire quelli già in uso a Capo Ponente
 
In relazione a quanto sta avvenendo sull’isola di Lampedusa con l’installazione di due nuovi radar a sostituzione di quelli già in uso da anni in zona capo Ponente. 
Leggiamo in un comunicato del sindaco di Lampedusa e Linosa che mandiamo in allegato, che il comune e l’USP 6 di Palermo hanno inviato una richiesta di valutazione per verificare l’entità delle radiazioni dei nuovi radar, all’Agenzia Regionale Protezione Ambiente.
 
Visto che i radar sono già “sbarcati” sull’isola e che probabilmente verranno montati a breve, ci chiediamo a che punto è questa valutazione ? Chi la sta facendo ? Su quali basi ?
 
Se non è stato approvato nessun progetto, come scrive il sindaco e i radar venissero montati senza pareri ‘dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente, cominciamo a non avere
più chiaro quello che sta accadendo sull’isola, o meglio comincia ad essere chiarissimo.
Ricordiamo inoltre che lunedi invieremo la richiesta per un esame epidemiologico per le isole di Lampedusa e Linosa con allegate le firme degli isolani e di chi ha a cuore le Pelagie.
 
Inoltre manderemo la richiesta fatta nel 2011 dal prof. Giovanni Fragapane (Che mandiamo anche ora in allegato) allora assessore del comune di Lampedusa e Linosa. 
Tale richiesta non è stata presa in considerazione.
Gradiremmo che questa volta la richiesta venisse presa in considerazione e si facesse una seria indagine sullo stato di salute del territorio (ACQUA; ARIA; TERRA ETC) delle isole Pelagie e dei suoi abitanti
 
Aspettiamo fiduciosi e vi porgiamo saluti sinceri.
Collettivo Askavusa 
 
 
di seguito la richiesta che invieremo via posta lunedi
 
 
 
 

All’Azienda Sanitaria Provinciale N. 6 Palermo – Dipartimento Prevenzione

P.C. Al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin

P.C. Al Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta

P.C. All’Assessorato Regionale della Salute – Dipartimento per le Attivitá Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico

P.C. Al Sindaco del Comune di Lampedusa e Linosa

Oggetto: RICHIESTA INDAGINE EPIDEMIOLOGICA

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Vista l’alta percentuale di morti di tumore sull’isola di Lampedusa.
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Visto l’uso quotidiano di un acqua di cui non si conoscono bene le qualità e le proprietà e la presenza di batteri e/o inquinanti.
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Vista la presenza sull’isola di numerosi Radar e Antenne.
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Vista la vicinanza dell’aeroporto al centro abitato con relative emissioni di gas di scarico degli aeroplani.
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Vista la presenza di numerose discariche abusive che potrebbero tra le altre cose inquinare le falde acquifere.
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Vista la presenza di numerose fogne a cielo aperto anche queste inquinanti il suolo e le falde acquifere.
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Visto l’affondamento delle barche usate dei migranti con annesse batterie, oli e carburante da parte delle forze preposte al pattugliamento del Mediterraneo, in zone che possono essere di pesca.
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Vista la presenza sull’isola del cosi detto “Cimitero delle barche” in zona porto nuovo, dove sono accatastate decine e decine di barche con oli, batterie, e altri materiali inquinanti.

Per questo abbiamo deciso di scrivere a Voi autorità sanitarie locali, ai sensi dell’art. 32 della legge
n.833 /1978 e dell’ art. 117 del D.Lgs. n.112 / 1998 , a Voi che avete il dovere e la responsabilità di
vigilare e tutelare sulla salute di tutti i cittadini cosi come stabilito dall’art. 32 della Costituzione.

Chiediamo: che sia rapidamente effettuata una indagine epidemiologica che dovrebbe essere
condotta sulla popolazione e sul territorio ai sensi dell’art. 32 della legge n.833 /1978 e dell’ art. 117 del
D.Lgs. n.112 / 1998 , a Voi che avete il dovere e la responsabilità di vigilare e tutelare sulla salute di tutti i
cittadini cosi come stabilito dall’art. 32 della Costituzione.
Chiediamo in definitiva di sapere qual’è il reale stato di salute della popolazione di Lampedusa e Linosa.

Collettivo Askavusa askavusa@gmail.com
Comitato Spontaneo Le Mamme di Lampedusa

IL COMUNICATO DEL SINDACO DI LAMPEDUSA E LINOSA
COMUNICATO DEL SINDACO DI LAMPEDUSA E LINOSA
LA RICHIESTA DI UN ESAME EPIDEMIOLOGICO PER LE PELAGIE, DEL PROF: GIOVANNI FRAGAPANE, DEL 2011 (ALL’EPOCA FRAGAPANE ERA ASSESSORE DEL COMUNE DI LAMPEDUSA E LINOSA)
Richiesta del prof. Giovanni Fragapane

Ecco le compagnie che si spartiscono i soldi dei progetti Europei per la sorveglianza dei confini.

17 Oct

Ecco qua le maggiori compagnie che si spartiscono ormai da più di 10 anni i (molti) soldi dei progetti Europei per la sorveglianza del confine (e quindi del DG Affari Interni – HOME) ma anche quelli dedicati alla ricerca, o allo sviluppo industriale, che sono gestiti da diverse entità all’interno della Commissione Europea (DG Affari Marittimi – MARE – DG Imprese e Industria – – DG Mobilità e Trasporti – MOVE – etc). La maggior parte delle compagnie in questione operano nel ramo difesa e spesso anche in quello trasporti, ma per tutti i progetti in questione è il ramo dell’azienda che si occupa dello sviluppo dei sistemi di sorveglianza e sicurezza (polizia, piuttosto difesa) ad essere in prima linea. Oltre all’italiana Finmeccanica (che è uno degli attori principali) con le sue affiliate Selex (http://www.selex-es.com/domains/security/border-protection) e Alenia (http://www.aleniaaermacchi.it/products-prodotti/advanced-surveillance-sorveglianza-avanzata) ci sono la Svedese SAAB (http://www.saabgroup.com/en/Civil-security/Border-Security-Solutions/), la spagnola INDRA (http://www.indracompany.com/en/noticia/indra-will-implement-the-integrated-surveillance-system-in-the-black-sea-border-of-rumania-f) la francese THALES (https://www.thalesgroup.com/en/worldwide/defence/border-surveillance-system & https://www.thalesgroup.com/sites/default/files/asset/document/bordersurveillance_eng.pdf) l’Europea Airbuss (http://www.defenceandsecurity-airbusds.com/1283) ed altre. I link si riferiscono solo ad alcuni dei progetti in via di studio e/o implementazione: ovviamente poi ci sono altre compagnie ed altri progetti sviluppati non solo a Lampedusa, ma anche in molte altre ‘zone di confine’ europee, sia a mare che a terra. Aeroporti e sistemi biometrici, il mar Nero, i confini polacchi, ungheresi, bulgari, romeni, Ceuta e Melilla in Spagna/Marocco, le Canarie, Cipro, Malta e via dicendo. La cosa curiosa è che contrariamente alle logiche industriali, queste compagnie ora sviluppano questi progetti di ricerca in maniera coordinata, collaborando tra di loro: di solito, industrialmente parlando, la tecnologia la inventi e poi te la vendi perché se invece la inventi assieme ai tuoi competitors, ci fai molto meno ‘piccioli’. Il motivo di questa scelta apparentemente anti-economica? Tanti probabilmente a noi oscuri, ma uno su tutti sembra prevalere: contrazione delle spese militari da parte di molti paesi Europei post-Guerra Fredda, combinata alla paranoia collettiva post-11 Settembre, rendono il mercato della sorveglianza la nuova frontiera per le industrie attive nel ramo difesa. La c’è il potenziale economico, e là si son buttati.

I commissari europei, da parte loro, da un lato si (s)vendono alle lobby (che assicurano agli ‘incerti’ ottimi contratti di consulenza per arrotondare i ‘poveri’ stipendi forniti dalla Commissione, o per garantirsi un futuro lavorativo sicuro, andasse mai male con la carriera europea). Dall’altro, sempre la Commissione ha tutto l’interesse ad incentivare ed intensificare la collaborazione tra gli attori europei che lavorano nella Difesa. L’obbiettivo? Il sistema di difesa unico Europeo. Cominciarono con il Carbone e l’Acciaio ed arrivarono al mercato unico ed alla Banca Centrale Europea. Cominciano dal confine, e poi ci troviamo l’Esercito UE a sostituire quelli nazionali.

Il tutto, è chiaro, si incastra alla perfezione con le mosse US/NATO.

A Lampedusa sbarcano RADAR

16 Oct

ascolta l’intervento di Askavusa su Radio Onda Rossa

http://www.ondarossa.info/newsredazione/nuovi-radar-lampedusa-prosegue-militarizzazione-dellisola

Questa mattina sono sbarcati dalla nave di linea a Lampedusa, tre camion militari. Trasportavano i pezzi dei radar che sostituiranno quelli già presenti a capo Ponente. Sembra anche che si stiano svolgendo dei lavori di ripristino della ex Base Nato, nella stessa zona dei radar, e che stiano arrivando sull’isola altri militari. La storia si ripete ovviamente, o sarebbe meglio dire che siamo dentro lo stesso percorso, quello della servitù militare alla NATO/USA, da decenni. La cosa ancora più grave è che nessuno ha interpellato o informato gli isolani sui nuovi radar.

Qualcuno dice che i radar nuovi fanno meno male di quelli di prima, ma nessuno si è preso la briga di fare una verifica rispetto alle onde elettromagnetiche emesse a Lampedusa, non solo dai radar a capo Ponente, ma relativamente alle varie antenne e radar mobili e fissi presenti su tutta l’isola e nessuno ci ha mostrato i documenti che attestano la reale potenza dei nuovi radar.

Ci stanno schiacciando, si stanno prendendo l’isola per farne una grande piattaforma militare, spesso con la scusa delle politiche sulle migrazioni. Ripetiamo : è un processo che dura da decenni e nessuno ha fatto niente per impedirlo: chi si è venduto per trenta denari, chi per ancora meno, chi semplicemente non aveva capito, chi ha fatto finta di non capire. Ma ognuno di noi ha le proprie responsabilità.

Ora bisogna chiederci “che cosa vogliamo fare ?”

Vogliamo continuare a restare passivi fino a quando ci toglieranno: le case, i terreni e con un calcio nel sedere, ci trasformeremo noi in migranti ?

Noi non ci rassegnamo e ci rivolgiamo agli isolani dicendo che ognuno può fare la propria parte e che non bisogna aspettare nessun pastore che pascoli il gregge, ognuno deve rendersi attivo in questa protesta, se vogliamo avere una speranza.

Diciamo anche di non contrapporre i migranti ai Lampedusani, questo è uno scontro che fa comodo a chi vuole fare di Lampedusa una piattaforma militare e un grande carcere per migranti, colpevoli solo di scappare dal proprio paese e spesso da bombe, proprio della NATO.

Prima li bombardano, poi li ingabbiano o li rendono schiavi.

Ricordiamoci poi che siamo a sud di Tunisi e che stiamo subendo lo stesso trattamento che hanno avuto i paesi africani nel processo della colonizzazione e dell’imperialismo. Per chi governa l’Italia, l’Europa e per gli apparati bellici noi siamo solo un punto strategico militarmente.

Crediamo che l’assenza di servizi basilari sull’isola, non siano dovuti solo alle politiche delle amministrazioni locali, ma che facciano parte di un disegno che dura da decenni e che vuole rendere la vita di chi abita sull’isola, impossibile. Magari qualche albergo e ristorante per le forze dell’ordine lo lascieranno e forse sanno già quale potrebbe essere..

Sotto riportiamo uno scritto di Antonio Mazzeo che descrive bene la situazione dei nuovi Radar a Lampedusa.

No alla militarizzazione dell’isola

Si a un Mediterraneo di Pace e di Libertà

Lampedusa 2014

Lampedusa 1986

Lampedusa sentinella Nato del Mediterraneo

di Antonio Mazzeo

Lampedusa torna a fare da avamposto delle forze armate italiane e Nato nel Mediterraneo. A dare nuova linfa ai processi di militarizzazione della piccola isola a sud della Sicilia, l’installazione di due potenti impianti di sorveglianza radar. Come rivelato dal settimanale L’Espresso, gli impianti di Lampedusa hanno ricevuto il primo via libera con la conferenza di servizio del 15 luglio scorso. Il primo di essi sarà predisposto dalla Marina militare nell’ambito delprogramma pluriennale di ammodernamento e potenziamentodelle infrastrutture nazionali (in tutto undici), facenti parte dellaRete radar costiera (RRC) e della Centrale di Sorveglianza Marittima Associata (CSMA), la piattaforma fondamentale per la cosiddetta Consapevolezza della Situazione Marittimache consente di avere sotto controllo tutte le attività navali in corso nel Mediterraneo. Avviato dal ministro della Difesa nel maggio 2009, il programma prevede l’acquisizione di radar di nuova generazione per la sorveglianza Over the Horizon (cioè per l’individuazione di grandi obiettivi “nemici” oltre l’orizzonte ottico), prodotti da aziende del gruppo Finmeccanica. I nuovi impianti saranno dotati di sensore di scoperta a compressione digitale d’impulsi con capacità ISAR (Inverse Synthetic Aperture Radar) e avranno un costo complessivo non inferiore agli 83 milioni di euro.
Nella versione più soft fornita dai comandi della Marina, il programma di ammodernamento della Rete radar costiera “è stato voluto per incrementare la capacità di protezione e sorveglianza dei traffici mercantili; il controllo dei flussi migratori via mare; la lotta ai traffici illeciti quali narcotraffico, traffico d’armi e di esseri umani; la vigilanza sulla pesca; la ricerca e il soccorso; il controllo dell’inquinamento marino”. Ma più di tutto, i nuovi radar rispondono alle esigenze degli strateghi di guerra di potenziare le azioni di contrasto di“qualsiasi tipo di minaccia”, comprese quelle di “natura asimmetrica caratterizzanti lo scenario internazionale, come le eventuali attività svolte da organizzazioni terroristiche internazionali”.
L’impianto di Lampedusa assicurerà la copertura in profondità fino a 100 miglia nautiche dalla costa; le informazioni raccolte saranno riportate alle due centrali di controllo della Rete di Taranto e Augusta, che trasmettono la situazione complessiva dell’area di pertinenza al Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) di Santa Rosa-Roma, per un’integrazione finale nel sistema di supporto al comando della Marina militare (il Marittime Command and Control Information System – MCCIS). Oltre ai dati forniti dalle diverse stazioni della Rete radar costiera, alla potenziata Centrale operativa di Sorveglianza Marittima convergeranno le informazioni raccolte dal Centro virtuale regionale del traffico marittimo V‐RMTC (il programma avviato su iniziativa della Marina militare italiana nel 2005 che prevede lo scambio di informazioni con una trentina di paesi Nato e della sponda Sud del Mediterraneo); dai sensori delle unità in navigazione e dei velivoli da pattugliamento e degli elicotteri imbarcati o impiegati da basi avanzate a terra; dai sistemi in dotazione della Guardia di Finanza (proprio a Lampedusa la Gdf ha installato il radar anti-migranti EL/M-2226 ACSR, acquistato in Israele dalla Elta Systems Ltd grazie al Fondi per le frontiere esterne Ue 2007-13), della Guardia Costiera, delle forze di polizia e degli alleati Nato e Ue. “La Centrale Nazionale di Sorveglianza Marittima dovrà interfacciarsi con i sistemi di sorveglianza marittima di altre Nazioni e/o Organizzazioni internazionali”, aggiunge il ministero della Difesa. In particolare, i nuovi radar costieri funzioneranno in rete con gli impianti previsti dal Project TeamMARSUR (WG1 o Maritime Surveillance Networking), il programma promosso dall’European Defence Agency con le Marine militari di Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia e la collaborazione di Frontex (l’agenzia europea d’intelligence anti-immigrazione), con lo scopo d’individuare “una soluzione comune per lo scambio d’informazioni sulla sorveglianza marittima”.
Il secondo radar previsto nell’isola di Lampedusa sarà messo a disposizione della 134^ Squadriglia Radar Remota dell’Aeronautica italiana, il primo avamposto della Nato nel Mediterraneo meridionale, come spiega il portavoce della Difesa. In una nuova torre di alloggiamento a Cala Ponente, l’impianto ospiterà il Fixed Air Defence Radar (FADR) RAT31-DL, acquistato dall’Aeronautica per la sorveglianza aerea a lunga portata e il potenziamento della rete operativa integrata nella catena di comando, controllo, comunicazione ed intelligence dell’Alleanza Atlantica.
Con un contratto del valore di 260 milioni di euro sottoscritto con Selex Es (Finmeccanica), la Difesa ha ordinato dodici impianti radar FADR per altrettanti siti italiani (oltre a Lampedusa, le stazioni siciliane di Noto-Mezzogregorio e Perino-Marsala; Mortara, Pavia; Borgo Sabotino, Latina; Capo Mele, Savona; Crotone, Jacotenente, Foggia; Lame di Concordia, Venezia; Otranto; Poggio Renatico, Ferrara; Potenza Picena, Massa Carrara), più due sistemi configurati nella versione mobile (DADR – Deployable Air Defence Radar).
Il FADR può essere controllato anche da centri posti a notevole distanza e la configurazione meccanica con cui è stato disegnato consente facilità di assemblaggio e smontaggio nei campi di battaglia. “Il RAT31-DL è stato sviluppato per rispondere ai futuri bisogni della difesa, dove la superiorità delle informazioni e dei comandi giocherà un ruolo sempre maggiore”, spiegano i manager di Selex-Finmeccanica. “Il sistema ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili, può supportare diverse funzioni come la difesa da missili anti-radiazione e da contromisure elettroniche. In Italia il FADRconsentirà di controllare anche la presenza di missili balistici e comunicherà con gli altri punti di controllo nazionali e della Nato”. Grazie alla nuova rete radar, l’Aeronautica militare potrà pure avviare la sostituzione dei propri sistemi di sorveglianza aerea e rendere disponibili le frequenze necessarie all’introduzione della nuova tecnologia Wi-MAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access) di accesso internet ad alta velocità in modalità wireless.
Il ministero della Difesa non ha inteso fornire i dati relativi alle emissioni elettromagnetiche del nuovo impianto radar di Lampedusa, affermando che “il programma è sottoposto a secretazione”. Scarne pure le informazioni sulle caratteristiche tecniche e di funzionamento del sistema FADR rese dall’azienda produttrice. La brochure di Selex ES rivela solo che il Fixed Air Defence Radar opererà in banda D e avrà una portata sino a 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opererà in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”.
Il 10 gennaio 2012, rispondendo a un’interrogazione parlamentare che stigmatizzava i rischi per l’uomo e l’ambiente delle emissioni elettromagnetiche del radar RAT31-DL di Marsala-Perino, l’allora ministro della difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, affermava che “il nuovo radar, grazie al tipo di realizzazione e ad una tecnologia molto avanzata, presenta caratteristiche migliori rispetto al radar già esistente e sito nella medesima area, sia in termini di efficienza che di livelli di emissione elettromagnetica, riducendo la potenza di picco di trasmissione del 50% circa”. I dati, sempre insufficienti o incompleti, sulle emissioni riscontrate nel territorio marsalese erano in verità tutt’altro che tranquillizzanti. Sempre per Di Paola, “il valore massimo (picco) del campo elettrico prodotto dal radar attualmente in uso e riscontrato lungo la contrada Bufalata (a circa 1 chilometro dall’installazione militare) è di circa un quarto del limite previsto di 1952 V/m, mentre il valore massimo (medio) del campo elettrico (sempre a circa 1 chilometro dall’installazione militare), è di circa 7 millesimi del limite previsto di 61 V/m.”. Nessun rischio in futuro, dunque, per gli abitanti di Lampedusa? A Borgo Sabotino (Latina), dopo l’entrata in funzione del FADR RAT31-DL presso il locale centro radar dell’Aeronautica militare, i residenti hanno denunciato l’insorgenza di anomale interferenze che impediscono il buon funzionamento degli strumenti elettronici d’utilizzo quotidiano. Con un’interrogazione parlamentare, alcuni senatori delMovimento 5 Stelle hanno chiesto ai ministri della Difesa e della Salute “se siano a conoscenza dei problemi registrati a Borgo Sabotino e del corretto svolgimento degli atti e fatti che abbiano portato all’istallazione di antenne e apparecchiature simili, sia del grado dell’affidabilità di tale procedimento e dell’impianto funzionante per la salute dei cittadini residenti”. Ad oggi, però, il governo non ha voluto rispondere.
Con il nuovo impianto radar, l’Aeronautica militare rafforzerà ulteriormente il proprio dispositivo a Lampedusa. L’Ami è presente sull’isola dal 1958 con il “Teleposto Telecomunicazioni” e la “Stazione di Meteorologia”. Tale presenza si è ulteriormente evoluta negli anni successivi; nel 1986, con lo scoppio della crisi Usa-Libia e l’ancora misteriosa vicenda relativa al (presunto) lancio di due missili “Scud” contro la stazione trasmittente Loran C, gestita dal 1972 a Lampedusa da personale del Servizio Guardia Coste Usa, fu costituita la 134^ Squadriglia Radar, dotata prima del Sistema AN-FPS-8 e, nel 1989, del sistema MRCS (Mobile Radar Combat System), allo scopo di “garantire la sorveglianza e il controllo dello spazio aereo nazionale e Nato da eventuali minacce provenienti dall’aerea del Nord Africa”, come riporta il sito ufficiale dell’Aeronautica italiana. Sempre a Lampedusa, nel 1993, fu costituito il “Distaccamento Aeronautico” adiacente all’aeroporto (scalo classificato come “civile” pur se utilizzato spesso da aerei ed elicotteri militari), con la funzione di fornire il supporto logistico, tecnico e amministrativo a tutti gli enti dell’Aeronautica militare presenti sull’isola. A fine 1994, la 134^ Squadriglia prese possesso della stazione Loran C, dismessa dagli Stati Uniti d’America; quattro anni più tardi il reparto assunse la configurazione di “sensore remoto” con riporto dati al sito master di Noto-Mezzogregorio, sede del 34° Gruppo Radar. Nel 2004 venne installato nella ex base Loran il sistema radar a lungo raggio RAT-31 SL di Slex-Finmeccanica. A partire del 5 agosto 2008, con l’entrata in vigore del cosiddetto “decreto sicurezza” volto a contrastare la criminalità e l’immigrazione clandestina, il contingente dell’Aeronautica militare fu destinato alle attività di vigilanza interna ed esterna del Centro di identificazione ed espulsione / Centro di primo soccorso ed accoglienza migranti di Lampedusa. Gli avieri sono stati poi utilizzati a supporto degli interventi del personale dell’Esercito, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, giunto in massa nell’isola con le crescenti “emergenze-sbarchi” di migranti e richiedenti asilo.
Gli uomini della 134^ Squadriglia Radar e del Distaccamento Aeronautico hanno pure fornito l’assistenza ai velivoli militari C-130J “Hercules”, utilizzati per trasferire i migranti in altri centri italiani, e agli automezzi della Protezione civile adibiti a Lampedusa al trasporto tende, bagni chimici, letti e derrate alimentari. Nel gennaio 2008, dopo la decisione del governo di allestire un nuovo CIE nei locali della ex base statunitenseLoran C, gli avieri hanno curato i lavori di allestimento del centro-lager di 200 posti letto e le relative “operazioni minime di messa in sicurezza”. L’infrastruttura, carente di servizi medico-sanitari e spazi di socializzazione e del tutto isolata dal contesto isolano, è stata poi classificata eufemisticamente come “Centro di prima accoglienza migranti” e utilizzata dopo il 2011 anche per la detenzione di donne e minori non accompagnati.
Nei mesi scorsi, le autorità governative hanno decretato la fine della missione del personale dell’Esercito italiano, presente stabilmente a Lampedusa dalla primavera del 1986. “L’operazione Strade Sicure che garantirà la vigilanza del Centro di Soccorso e Prima Accoglienza continuerà comunque sull’isola sotto il comando del Raggruppamento Sicilia Occidentale (Reggimento Lancieri d’Aosta con sede a Palermo) e verrà condotta da un plotone di venti uomini dell’Aeronautica Militare”, ha chiarito il ministero della Difesa. La componente terrestre utilizzò originariamente come base operativa una struttura a Contrada Imbriacola, passata al demanio nel 2006 e successivamente divenuta sede del CIE/Centro migranti. “I compiti principali dell’Esercito sono stati quelli della vigilanza in concorso alle forze dell’ordine del Centro di soccorso e prima accoglienza e la vigilanza del deposito di barconi impiegati dagli scafisti”, ricorda la Difesa. “L’Esercito ha impiegato sull’isola anche alcuni militari di origini africane, con compiti di mediazione culturale, per facilitare i rapporti tra Istituzioni e migranti e interpretarne le esigenze utilizzando la loro lingua madre”. La migliore narrazione per trasformare agenti e 007 in samaritani…

Hasta siempre

9 Oct

14 giugno 1928, Rosario Argentina

9 ottobre 1967, La Higuera Bolivia

Solidarietà ad Alessandro Marino e Grazia Migliosini, soccorritori del naufragio del 3 ottobre denunciati per aggressione verbale dal giornalista Valerio Cataldi.

7 Oct

In questi giorni si è sentito di tutto su Lampedusa e il 3 ottobre. Qui vogliamo chiarire alcune cose, rispetto alla nostra contestazione al Tg2 e alla polemica, sfociata in denunce, da parte del giornalista Valerio Cataldi nei confronti di due dei soccorritori del naufragio del 3 ottobre davanti le coste di Lampedusa.

CHIEDIAMO A TUTTI DI UNIRSI A NOI PER SOSTENERE ALESSANDRO, GRAZIA E TUTTI COLORO CHE HANNO SALVATO REALMENTE DELLE VITE UMANE IL 3 OTTOBRE 2013 E CHE CON GRANDE CORAGGIO HANNO RIFIUTATO DI ESSERE STRUMENTALIZZATI DURANTE LE PASSERELLE DEL 3 OTTOBRE 2014.

POTETE MANDARE IL VOSTRO SOSTEGNO A askavusa@gmail.com

- Valerio Cataldi che è uno dei fondatori del comitato 3 ottobre, si trovava a Lampedusa in una doppia veste: di giornalista e di organizzatore dell’evento Sabir. Crediamo che cosi venga violata la deontologia professionale e si crei un vero e proprio conflitto d’interesse. Non ci si può raccontare da una posizione cosi privilegiata come quella del servizio pubblico, tra l’altro, narrando una versione dei fatti distorta.

- Come mai il servizio pubblico ha dovuto aspettare ben tre giorni prima di dare la  notizia che il direttore del centro di “accoglienza” di Lampedusa, fosse un parente del ministro dell’interno Alfano. Solo dopo che il Fatto Quotidiano rendesse noto il fatto. Ricordiamo che Alfano era uno dei ministri invitati proprio dal comitato 3 ottobre, dall’ARCI e dal comune di Lampedusa e Linosa per la giornata del 3 ottobre 2014 a Lampedusa. Dopo la notizia data dal Fatto Quotidiano il direttore del centro di Lampedusa si è dimesso. Se fosse stato per la Rai non sappiamo quando avremmo saputo tale notizia.

- Valerio Cataldi scrive in un suo post:

Volevano fermare il tg2 in diretta da Lampedusa alzando cartelli con su scritto “no imperialismo” (?!?!). Ma la sola cosa che hanno ottenuto è stato impedire ad Adal, che ha perduto il fratello nel naufragio, di parlare per testimoniare il suo significato del 3 ottobre.

Intanto il TG2 non è andato in onda da uno scenario “Emotivamente importante” ottenendo cosi che non si strumentalizzasse quel luogo, per colpire la pancia del pubblico, senza dare nessun tipo di informazione se non il piagnisteo. Cataldi evidentemente non capisce la relazione che c’è tra l’imperialismo USA/UE  e il generarsi delle migrazioni. Su quello che abbiamo ottenuto con quella protesta non lo sappiamo, ma dai messaggi che ci arrivano è stata utile per dare uno squarcio al velo d’ipocrisia che copriva Lampedusa quel giorno. Non sapevamo che Adal dovesse parlare, ma se avete voglia di ascoltare delle testimonianze dirette dei sopravvissuti, a pochi giorni dl naufragio, potete guardare questo video.

-  Ringraziamo tutti i giornalisti che si impegnano ogni giorno per una informazione corretta.

- Ci hanno definito in diversi modi, sia al nostro collettivo, che allo spazio Porto M. Nonostante precisiamo sempre non sia un museo, viene continuato ad essere descritto cosi e a dare spazio solo alla parte “emotiva” di quel luogo, senza caricarlo dei significati politici che noi gli abbiamo dato.

Se volete informazioni precise su PortoM potete consultare questo link : http://askavusa.wordpress.com/con-gli-oggetti/

Pur sostenendo i centri sociali, noi non siamo un centro sociale.

Testimonianza di Alessandro Marino, uno dei primi soccorritori del naufragio del 3 ottobre, denunciato dal giornalista Valerio Cataldi per aggressione verbale.

La storia comincia la tragica notte del 3 ottobre 2013, noi con la nostra barca ci siamo trovati nel più grande naufragio del Mediterraneo. Io Alessandro Marino ero al timone della nostra barca Gamar,e sono stato il primo a chiedere soccorso tramite VHF alla capitaneria di Lampedusa,chiamata registrata dalla capitaneria come per legge, quando c’è un emergenza, i dettagli di quelle chiamate sono sottoposti ad inchiesta dalla magistratura e quindi prove importanti. In qualche modo il giornalista Rai Valerio Cataldi riesce ad ottenere le registrazioni di quel giorno, dalla capitaneria di Lampedusa e manda in onda diverse trasmissioni Rai con la mia voce, facendo una ricostruzione parziale e manipolando la vera storia. Mai e in nessuna circostanza il Cataldi ha chiesto conferme ai testimoni oculari su una questione cosi’ importante e mai noi abbiamo avuto contatti col Cataldi che nel frattempo costituiva il comitato 3 ottobre, mai anche questo comitato ha parlato con noi anche per dovere di cronaca e per sapere la verità su quel triste giorno. Io personalmente dal giorno in cui ho risentito la mia voce non dormo più e soffro di depressione, non posso più sopportare di risentire la mia voce che il Cataldi usa in diverse trasmissioni Rai, tra quali speciali del tg 2,punto di vista del 29/11/2013 e per finire anche un documentario (la neve la prima volta) in cui si sente sempre la mia voce. Io non ho mai dato alcun consenso ad usare la mia voce né al Cataldi né alla Rai e sopratutto le registrazioni dovrebbero essere prove al vaglio della magistratura ma  il Cataldi le usa a scopo di lucro. Il giorno 3 ottobre 2014 durante una manifestazione popolare, ho parlato col Cataldi chiedendo di non usare più la mia voce e che lo avrei denunciato, la discussione era concitata e urlavamo tutti per i nostri diritti negati e per le manipolazioni giornalistiche della Rai, che voleva usare come set cinematografico:  il cimitero delle barche,luogo sacro per tutti e che merita rispetto. Volavano gli insulti anche dal Cataldi che mi diceva che a lui non interessava la nostra testimonianza e poteva trasmettere ciò che voleva per diritto di cronaca. Anche in quel giorno 3 ottobre 2014  risentivo la mia voce al Tg 2. Sentivo violata la mia privacy ancora una volta….chi dovrebbe tutelarci?…al tg 2 ci definivano  delinquenti e studentelli dei centri sociali. Il giorno seguente 4 ottobre 2014 mi trovavo ad un altra manifestazione con degli amici e parlando tra di noi di alcuni giornalisti li definivo pezzi di merda, il Cataldi che si trovava nelle vicinanze insieme ad un operatore si gira e ci manda a quel paese con il dito medio, poi va dai carabinieri e ci denuncia per aggressione verbale. Il giorno dopo vediamo la notizia su diversi quotidiani online, chiaramente il Cataldi usando il potere di giornalista ci definisce aggressori, noi che siamo pacifisti e abbiamo ricevuto premi nazionali ed internazionali per la pace, in nessun modo potevamo pensare di aggredire il Cataldi. Ci sentiamo offesi e indignati dalle sue parole e dalla sua denuncia, ancora tutta da provare,al contrario ci sono decine di testimoni che confermano i fatti accaduti,o forse ci ha denunciato per paura delle mie dichiarazioni?

Alessandro Marino

Comunicati e video sul 3 ottobre

5 Oct

«Scenari emotivamente importanti»

Ieri ha avuto luogo una contestazione all’esterno dell’aeroporto e per le vie del paese, organizzata dal collettivo Askavusa. Riteniamo opportuno chiarire le ragioni della nostra mobilitazione, vista la confusione generata dai mezzi stampa nazionali e da molte realtà presenti sull’isola.

 In un giorno in cui il silenzio e il raccoglimento dovevano essere le uniche forme con cui accostarsi rispettosamente ad una tragedia di tali dimensioni, si è invece preferito dare vita ancora una volta ad un grande circo politico-mediatico. Chi da un lato con ghirlande di fiori, frasi di circostanza, lacrime di coccodrillo e flash mob vari, è stato presente al grande rito celebrato in tutto il mondo, dall’altro sfrutta una tale esposizione mediatica per coprire e accentuare scelte politico-economiche e militari che sono le cause dei grandi flussi migratori. Nello stesso tempo le vere cause e responsabilità di quella tragedia sono ancora nascoste, ed è inaccettabile che la Boldrini possa dire che quei 368 morti siano vittime del mare. Nel frattempo parenti e lampedusani, ad un anno dalla tragedia, sono ancora senza una verità. In 12 mesi non è stato fatto nulla per il riconoscimento delle salme e nulla è stato detto, tra i mille discorsi di circostanza, del grande ritardo dei soccorsi ufficiali. Né tanto meno sono state prese in considerazione le testimonianze dei superstiti che riferiscono dell’avvicinamento e del mancato intervento di due imbarcazioni (probabilmente delle guardia costiera) nelle ore immediatamente precedenti il naufragio.

Ancora una volta si commemorano i morti e si calpesta la dignità dei vivi.

 

Riteniamo incredibile che l’ARCI ed il comitato 3 ottobre, all’interno del festival Sabir, abbiano potuto mettere in piedi una passerella per tutti quei soggetti su cui gravano responsabilità precise: responsabilità politico-economiche dell’unione europea rispetto ai paesi di origine dei flussi migratori e responsabilità legislative dei dispositivi di controllo e repressione. Gli stessi soggetti che in questi giorni si sono riempiti la bocca di promesse e buoni propositi (politici ed ONG), hanno voluto i centri di detenzione, gli accordi di Dublino, Frontex, Mare Nostrum, e sono i responsabili della penetrazione economica e della destabilizzazione nei paesi di provenienza dei migranti.

 

Chi sostiene la necessità di un rafforzamento dei dispositivi militari nel controllo dei flussi, ha invece l’obiettivo di espandere la presenza militare su tutto il Mediterraneo e sui paesi di provenienza dei migranti. L’intento è quello di produrre nuove guerre, usando programmi e agenzie come Frontex come anelli di congiunzione tra la politica europea e le multinazionali delle armi. A riprova di ciò basta guardare l’isola di Lampedusa: al tempo stesso piattaforma militare inquinata dalle emissioni elettromagnetiche dei vari radar, e luogo di detenzione e sottrazione di dignità attraverso il centro ed il suo connesso business dell’”accoglienza”.

 

La contestazione a Schulz è stata motivata dall’impossibilità di tollerare la retorica della democrazia e dei diritti umani da parte di chi ha sostenuto un colpo di stato neonazista in Ucraina, colpo di stato appoggiato dalla CIA e finanziato da personaggi come Soros. Lo stesso Soros, per mezzo della sua fondazione (Open Society), risulta guarda caso tra i finanziatori del festival Sabir, che ospitava la conferenza in questione.

 

La mobilitazione è proseguita al “cimitero delle barche”, dove abbiamo impedito una diretta televisiva. Le telecamere del “servizio pubblico” avevano per l’occasione allestito quello che gli stessi giornalisti presenti hanno definito «uno scenario emotivamente importante». Siamo stanchi che l’informazione dominante continui a dare una rappresentazione distorta di quanto accade a Lampedusa. Anche ieri, per l’ennesima volta, si è allestito un vero e proprio palcoscenico, utilizzando i rottami delle barche dei migranti (risistemati per l’occasione). L’obiettivo era cioè quello di colpire l’emotività e la sensibilità del pubblico, per giustificare l’intera messa in scena, distogliendo così l’attenzione dai veri nodi politici della questione.

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COMUNICATO (VOLANTINO) DEL 2 OTTOBRE

A Lampedusa il 3 ottobre assisteremo all’ennesima farsa.

Vedremo ancora una volta figure politiche di ogni parte del mondo, da Roma a Bruxelles, affrettarsi per calcare una passerella rosso sangue.

Una giornata che doveva essere di silenzio e riflessione verrà utilizzata per propaganda politica e per attuare le strategie di militarizzazione e spettacolarizzazione dell’isola di Lampedusa.

I lampedusani da decenni vengono calpestati nella loro dignità e i diritti che dovrebbero essere garantiti secondo la costituzione italiana vengono disattesi.

Riteniamo che ci sia la volontà politica di mantenere bassa la qualità di vita a Lampedusa, per attuare in modo più semplice la completa militarizzazione e espropriazione dell’isola.

Verranno infatti sostituiti i radar di Capo Ponente con due ancora più potenti ed è sotto gli occhi di tutti la quantità di strutture e corpi militari presenti sull’isola.

Lampedusa non è solo una vetrina per politici di varie estrazioni, ma anche per associazioni umanitarie e ONG che ricevono finanziamenti pubblici per la gestione delle migrazioni.

Si dice che in questi giorni verrà riaperto il centro di “accoglienza”. Noi diciamo che tutto questo sistema non ha nulla di accogliente. L’obiettivo è chiaro: riaprire un centro di detenzione che alimenterà affari sulla pelle dei più deboli, nonché degli abitanti di Lampedusa, che vogliono vivere di turismo e di pesca e non sulle disgrazie altrui.

L’attuale amministrazione comunale ha precise responsabilità: sia sulla militarizzazione dell’isola, che sulla gestione delle migrazioni. Soprattutto nell’allinearsi con le scelte dei governi nazionale ed europeo, con una preoccupante continuità con quello che è successo nel passato.

In questo clima di guerra diffusa nel mondo, l’amministrazione ha ad esempio aperto ad una collaborazione con un personaggio come Soros, che si è macchiato di speculazioni finanziarie e che ha destabilizzato militarmente interi territori, causando le migrazioni di centinaia di migliaia di persone.

Il 3 ottobre, alle 08:30, ci troveremo all’aeroporto di Lampedusa per manifestare il nostro dissenso contro queste scelte politiche ed economiche che generano sempre di più stragi, sia in mare con i naufragi che attraverso bombardamenti e sfruttamento di intere aree del pianeta, e contro la riduzione di Lampedusa a una piattaforma militare.

È importante in questo momento rimanere uniti su alcuni punti fondamentali:

  • NO all’istallazione di altri / nuovi radar.
  • NO alla militarizzazione dell’isola.
  • NO alla riapertura del centro di “accoglienza”, che a quanto si apprende è stato già affidato alla Misericordie e quindi pronto ad aprire i cancelli.
  • NO all’uso di Lampedusa come passerella per politici di ogni estrazione.

Chiediamo:

  • Che vengano fatte rilevazioni serie sulle onde elettromagnetiche a Lampedusa e Linosa.
  • Che si permetta a lampedusani e linosani di vivere in pace di turismo e pesca.
  • Che l’UE riveda le sue politiche estere di aggressione e sfruttamento di territori e produzione e vendita di armi.
  • Che l’Europa si prenda le proprie responsabilità e regolarizzi i viaggi della “speranza” o della “disperazione”. Nel caso di chi scappa da guerre, che organizzi corridoi umanitari e quote di accoglienza nei paesi europei.
  • Alla popolazione di Lampedusa e Linosa, di non cadere nella trappola della contrapposizione tra isolani e migranti, di evitare strumentalizzazioni di ogni tipo e di unire le energie per dimostrare chiaramente ai diretti interessati, con una manifestazione pacifica di dissenso, l’insostenibilità di queste politiche.

 

Appuntamento il 3 ottobre – ore 08:30 – in aeroporto.

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