Pupi, pupari e pupiddi

21 Sep

10518617_717247131682773_252456843713710810_oCon la delibera del 25 Agosto 2014 il Comune di Lampedusa e Linosa ha sottoscritto un “Protocollo di intesa” con la Fondazione Open Society. L’obbiettivo ufficialmente dichiarato è la realizzazione del progetto «Accoglienza e Cultura dell’Immigrazione, da e per Lampedusa. Tale progetto consiste nella creazione di un servizio esterno all’amministrazione che produca progetti, e li attui. Il servizio gestirà e anche attrarrà offerte di aiuto, trasformandole in iniziative effettive, destinate a migliorare la qualità della vita degli immigranti e della gente del posto».

La Fondazione, che si spaccia per paladina dei diritti umani e della democrazia, è in realtà coinvolta, insieme con il suo fondatore George Soros, nella politica economica e militare statunitense. La fondazione è stata infatti protagonista di vari colpi di stato, l’ultimo dei quali quello in Ucraina che ha gettato il paese in guerra.

Nell’isola di Lampedusa già così fortemente militarizzata a cosa potrà portare un alleanza con soggetti del genere? Vogliamo che ancora una volta la retorica dell’accoglienza e le dinamiche migratorie vengano usate come pretesti per fare di Lampedusa una base militare? Cosa resterebbe della nostra comunità, delle nostre attività economiche, del turismo, se Lampedusa divenisse una grande portaerei? Non siamo già esposti ad un pericoloso inquinamento elettromagnetico dovuto ai vari radar istallati sull’isola? E non è forse vero che è in programma un potenziamento dei radar in zona Ponente, con un aumento delle onde elettromagnetiche? Assecondare realtà come l’Open Society significherebbe infatti rendersi strumenti di una militarizzazione massiccia che è già in atto: il Governo ha infatti chiesto che sia la Nato a sostituire Frontex nel pattugliamento del Mediterraneo. Davvero vogliamo che la nostra Isola divenga un tassello di una strategia che produrrebbe nuove guerre e quindi altre migliaia di migranti in fuga?

Leggendo inoltre l’accordo con il Comune, ci sembra evidente che la permanenza dei migranti sull’isola sia destinata a non essere più “temporanea” (come previsto dalla tipologia del Centro) ma al contrario di una durata superiore non meglio specificata. Riteniamo che un territorio limitato come il nostro non possa venire caricato con numeri così massicci. Lampedusa è stata invece sacrificata dai potenti e sulla pelle dei suoi abitanti e dei migranti è stata fatta diventare un laboratorio di controllo, repressione e retorica. Ong, associazioni umanitarie, cooperative, politicanti hanno guadagnato in termini economici e di visibilità, servendo gli interessi di personaggi come Soros. L’ennesimo esempio è il festival Sabir, realizzato dall’Arci (che ha stretti e consolidati legami con l’Open Society) e dal Comitato 3 ottobre, che hanno invitato per le commemorazioni della strage esponenti del governo come Alfano, che verranno qui a fare l’ennesima pupiata.

Se realmente si vogliono evitare le tragedie dell’immigrazione occorre rifiutare la logica dei centri di detenzione per migranti e ripensare le politiche estere ed economiche europee.

Al via la VI edizione di LampedusaInFestival – dal 25 al 30 Settembre 2014

5 Sep

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Piccolo festival di comunità, migrazioni, lotte, turismo responsabile e storie di mare con concorso per filmakers. Sei giorni di cinema e documentari accompagnati da dibattiti con ospiti internazionali, musica, mostre itineranti nelle spiagge dell’isola, un installazione audio/visuale permanente, spettacoli teatrali con compagnie straniere e incontri con gli autori sui temi della migrazioni, della militarizzazione del mediterraneo e di altri urgenti argomenti della nostra società.

Dal 25 al 30 Settembre, l’isola piu a sud d’Europa sara’ il palcoscenico del LampedusaInFestival, concorso cinematografico su migrazione, piccole comunita’, lotte sociali e storie di mare. L’evento, alla sua sesta edizione, ha negli anni cercato di affrontare i vari aspetti della migrazione, scegliendo un tema su cui approfondire nelle diversi nelle sue edizioni.
Questa edizione sarà dedicata al tema della militarizzazione e al suo impatto.

Come sottolineano i membri del gruppo Askavusa, la principale associazione che organizza il Festival,  “la migrazione e’ un fenomeno che parte da cause ben precise e con diverse conseguenze. Noi cerchiamo di tenere bene a mente e analizzare entrambe. Negli anni abbiamo cercato di prendere in considerazione le molteplici cause e gli effetti in tutte le loro sfumature. Per questa edizione abbiamo deciso di parlare di militarizzazione, perché ciò che sta succedendo negli stati che si affacciano sul Mediterraneo e oltre – vedi Iraq ed Europa dell’Est – sono eventi che non possono essere ignorati e al contempo sono parte di un processo di ridefinizione dei poteri all’interno del quadro geopolitico internazionale.”

Il festival nato nel 2009 dalla collaborazione tra l’Associazione Culturale Askavusa e la Rete Dei Comuni Solidali, e patrocinato dal Comune di Lampedusa e Linosa, propone sei giorni di cinema, cultura e musica, affrontando temi importanti non soltanto attraverso l’arte, ma anche grazie all’intervento di numerosi ospiti provenienti da diversi paesi, che porteranno il loro prezioso ed interessante contributo al LampedusaInFestival.

Questa edizione vede una programmazione ricca di OSPITI INTERNAZIONALI che ci parleranno di esperienze di vita e lotta in Europa. Ci saranno Sadou Bah dell’Autonom Schule Zurich (Scuola Autonoma di Zurigo), progetto gestito da migranti e cittadini Svizzeri per i newcomers, Asuquoe Okou Udo e Hannimary Jokinen del gruppo Lampedusa in Hamburg (Lampedusa in Amburgo), associazione formata da migranti passati per Lampedusa negli ultimi anni, e il collettivo Cucula, laboratorio artistico e artigianale creato da rifugiati a Berlino.

Ampia partecipazione di COMPAGNIE TEATRALI INTERNAZIONALI che metteranno in scena opere sulla migrazione, vista da diversi punti di vista. Si comincerà  con il Théatrè Senza di Parigi con la sua opera Miraculi, che ha debuttato di recente sul palco Londinese del Camden Fringe. Il gruppo di Bruxelles Memento Mari porterà la sua installazione audio-visuale “Welcome to Europe / Rewind”, un vero e proprio auspicio a ‘riavvolgere il nastro’ e rivedere in meglio le politiche migratorie, l’installazione utilizza il vento come elemento cardine e ‘motore’ di suoni e immagini. Natalie Yalon, attrice e produttrice teatrale già nota sull’isola, ritornerà per organizzare un workshop di teatro, aperto a chiunque volesse partecipare. L’opera’ verra’ messa in scena la sera del 29 Settembre.

Per tutto il periodo della manifestazione, saranno allestite le MOSTRE itineranti “Sulla Stessa Barca” di Mauro Biani e “Coelum Nostrum” di Marco Pinna. La novità è che entrambe le esposizioni saranno allestite nelle diverse spiagge dell’isola, per rendere il loro messaggio più forte e raggiungere un pubblico più ampio. Pat Lugo dell’associazione IN/audible e membro di Memento Mari presenterà un INSTALLAZIONE AUDIO-VISUALE PERMANENTE intitolata “Welcome to Europe / Rewind”. Altra installazione audio-visuale presente al festival e’ “Viaggio Invisibile – Odissea Visionaria” a cura di  C.A.P.R.A. Centro Aperto Produzione Ricerca Artistica e TEATRO ZEMRUDE, mentre Rossella Sferlazzo assieme al collettivo Lampedusano Colors Revolution e le Citta’ Vicine si dedicheranno alla creazione di “Porta Della Vita”, opera d’arte che e’ la prosecuzione di un percorso relazionale di scambi d’arte e pensieri , iniziato l’anno scorso con la realizzazione della Mostra itinerante “Lampedusa Porta della Vita”.

Le PROPOSTE MUSICALI di questa edizione vedranno salire sul palcoscenico del LampedusaInFestival voci conosciute come quella di Alessio Greco e Giacomo Sferlazzo, assieme a Nicola Alesini, che apriranno l’evento alla Porta d’Europa, e voci nuove. Saranno presenti all’evento gruppi come i Super Griot, con Claudia Cancellotti, Macisse Vieira e Mamadou Mbuop dal Senegal, e il Trio Achref con Achref Chargui, Icopo Andreini e Pierangelo Spitilli. Da Marsiglia ci sara il duo Antoine e Dimitri Porcu che accompagneranno testi letti e recitati da Mimmo Autolitano.

Il cartellone propone anche diverse PRESENTAZIONI DI LIBRI e INCONTRI CON GLI AUTORI. Si comincia con “La Strada Di Ilaria” di Francesco Cavalli sul caso Alpi- Hrovatin. Si prosegue con “Castel Volturno: Reportage Sulla Mafia Africana” di Sergio Nazzaro e  “Xenophobie Business” di Claire Rodier di Migreurope. Non mancheranno le PROIEZIONI DEI DOCUMENTARI FUORI CONCORSO sempre su tema migrazione e militarizzazione.

Lampedusa è un isola che per la sua posizione geografica e la sua storia rappresenta un luogo unico e centrale nel Mediterraneo, uno scoglio tra Africa ed Europa che diventa un porto di salvezza per molti migranti che fuggono; perciò il tema della migrazione è al centro della vita di questo luogo e dei ragazzi dell’associazione Askavusa che da sei anni organizzano il festival con scarsi contributi pubblici ma con il supporto volontaristico di numerosi professionisti, associazioni ed organizzazioni culturali.

Ufficio Stampa
Gigi Piga
cell. 3480420650
email. press@lampedusainfestival.com

Sosteniamo gli occupanti di Fort Galloo a Calais

2 Aug

Traduciamo il comunicato stampa emesso dagli occupanti  di Fort Galloo, a Calais. Ancora una volta la Fortezza Europa dispiega il suo braccio armato per reprimere, controllare, respingere. Calais e Lampedusa, territori di confine che sempre di piu’ svolgono il ruolo di bastioni militari di un’Europa che sfrutta chi cerca di  valicare i confini e distrugge ogni tentativo di creare nuovi spazi condivisi, inclusivi e autogestiti.

Per seguire la cronaca di questi giorni e avere maggiori informazioni sulle attivita’ degli attivisti di Calais, seguite il blog http://calaismigrantsolidarity.wordpress.com

UNIAMOCI ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI FORT GALLOO NELLA LOTTA PER LA LIBERTA’ E PER LA DIGNITA’ DI TUTTE E E TUTTI

Dal 28 maggio a Calais le assurde e violente operazioni di polizia contro la popolazione migrante di passaggio si sono succedute; sgomberi, arresti, retate, distruzione di materiale umanitario ecc.. Gli esiliati sono quindi stati emarginati alla periferia della citta’ dove sono condannati a subire un processo di invisibilizzazione, preda di vessazioni da parte della polizia, e ad una lotta continua per l’accesso ai beni elementari come il cibo, l’acqua, la salute, l’igiene e la sicurezza.

Un insieme di individui, associazioni e collettivi hanno deciso di non accettare piu’ questa situazione e di opporsi a questa risposta da parte dello Stato puramente repressiva, costruendo insieme uno spazio protetto in cui l’accesso a un minimo di dignita’ e sicurezza non sia oggetto di continui scontri. Un luogo di sperimentazione di vita in comune che metta lo Stato di fronte alle sue respnsabilita’, dimostrando come l’accoglienza e l’ospitalita’ non si limitino alla reclusione nei centri di detenzione o al respingimento.

Cosi’, dal 12 luglio scorso, il sito industriale abbandonato Vandamme, situato al numero 10 di Impasse de Saline a Calais, e’ tornato in vita. Ad oggi vi abitano un centinaio di persone senza casa, di varie nazionalita’, alcuni di passaggio e altri no, mentre un altro centinaio lo frequentano per una tazza di the’, un corso di francese, un pasto collettivo, una partita a carte, una doccia, un taglio di capelli, una rasatura ecc. Alcune centinaia di persone di diverse opinioni politiche, abitanti di Calais curiosi che, ogni giorno, animano questo luogo, costruendo uno spazio di riposo e di socializzazione multiculturale al riparo dalla violenza della strada, delle vessazioni della polizia,  del razzismo ecc.

Sappiamo bene che  non e’ responsabilita’ del proprietario dello stabile Vandamme di trovare delle soluzioni a questo stato di emergenza umanitaria nel quale lo Stato, il sindaco e i suoi complici hanno gettato Calais, ma gli domandiamo ugualmente di prendere in considerazione la specificita’ di questa occupazione. Chiediamo al governo, alla prefettura, al sindaco di non cedere piu’ alla tentazione delle soluzioni repressive e di lavorare ad una soluzione altenativa al fine di accogliere dignitosamente questa popolazione senza riparo, che oggi alloggia nello squat, senza ricevere nessun’altra risposta dallo Stato. Chiediamo al proprietario di questo stabile e alle autorita’ che la procedura di sgombero sia fondata sulla pericolosita’ di questo luogo. Il ricorso alla forza  pubblica per cacciare gli abitanti di questo spazio ci sembra un’operazione assurda e pericolosa. Prima di arrivare a considerare come unica soluzione il mettere in pericolo queste persone ci sembra pertinente, nell’interesse di tutte e tutti, che si discuta qualche altra forma di risposta.

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Parte la campagna di raccolta fondi per il Lampedusainfestival

1 Aug

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Da sei anni Lampedusainfestival racconta storie, informa e da’ voce alle persone. Per realizzarlo, abbiamo deciso di contare solo sulle nostre forze e di non accettare fondi e finanziamenti da istituzioni ambigue , che mentre con una mano elargiscono denaro, con l’altra alimentano e foraggiano il sistema politico che e’ causa dei problemi di Lampedusa.

Per garantire l’indipendenza ideologica e politica dell’evento e quindi  un alto livello di denuncia, negli anni si e’ deciso di utilizzare, sempre di piu’, forme di finanziamento dal basso.

Grazie al tuo contributo, potrai aiutarci a tramandare le vicende degli abitanti di questa piccola isola, di cui tutti parlano e nessuno ascolta,  e di chi e’ passato di qua.

AIUTACI A RIMANERE INDIPENDENTI, FAI UN PICCOLO GESTO CLICCANDO https://www.indiegogo.com/projects/lampedusa-in-festival

 

Seguici anche su  http://www.lampedusainfestival.com/

Lettera agli isolani di Lampedusa e Linosa

29 Jul

In questi anni le nostre posizioni sulle migrazioni sono state sempre molto chiare, e a volte motivo di scontro con una parte dei lampedusani. Siamo stati sempre una minoranza ad avere avuto un approccio con i migranti di solidarietà, anche se poi abbiamo visto molte persone ritirare premi e onorificenze, o parlare in TV o inginocchiarsi davanti al Papa. Persone che magari avevano partecipato agli scontri contro i tunisini a settembre del 2011 o che si erano mostrate ostili nei confronti dei migranti. Una delle posizioni più diffuse era ed è “L’importante è che non si vedano”. Tv e telegiornali servi del potere, hanno invece amplificato e distorto (spogliandolo da ogni riferimento politico) il comportamento di pochi, costruendo l’immagine dell’isola dell’accoglienza, assolutamente funzionale al sistema, cosi come lo era stata “l’isola invasa” nel 2011.
Da qualche tempo diciamo che sotto le politiche sulle migrazioni, si nascondono politiche militari e che il piano dell’Europa è quello di fare di Lampedusa una grande base militare, l’Europa delle banche e del capitale, che ha nel governo Renzi un altro dei governi fantoccio, dopo Monti e Letta. Ci siamo sempre esposti contro il Muos (la grande base radar della marina americana con sede a Niscemi, tra Caltanissetta e Ragusa), non solo perché è un opera dannosa per la salute di migliaia di persone, ma perché è uno strumento di guerra e di controllo di tutto il Mediterraneo. Guerre che sono la prima causa delle migrazioni moderne. Chi pensa che le questioni di Lampedusa si possano risolvere con un’analisi locale, ha perso in partenza. Ci troviamo nel mezzo di un grande conflitto mondiale, e manovre ancora più grosse ci attendono, dove da una parte ci stanno le masse sfruttate e diseredate e dall’altra un ristretto gruppo di persone che decide esclusivamente basandosi su logiche di profitto e di conquista. Le migrazioni sono solo una conseguenza di queste dinamiche che si perpetuano da anni, se non da secoli.
Dopo il 3 ottobre abbiamo visto l’isola militarizzata, e oggi sappiamo con certezza che c’è l’intenzione di montare altri due radar potentissimi, sempre ad uso militare. Noi crediamo che se certi problemi storici non si sono mai risolti è perché l’isola deve restare il più possibile senza servizi (o insufficienti o a costi altissimi, come l’assistenza sanitaria, il costo dei trasporti, del carburante, l’approvvigionamento dei beni primari, ecc) in modo da facilitare il momento in cui dovrà essere completamente espropriata.
CHIEDIAMO PUBBLICAMENTE
all’Amministrazione di Lampedusa e Linosa fare luce ed informare la popolazione su quanto sta accadendo rispetto alla massiccia militarizzazione dell’isola.
Inoltre, non avendo avuto in passato alcun tipo di riscontro per poterci fidare delle istituzioni, inviamo questa lettera al solo scopo di conoscenza:
-al presidente della Regione Sicilia Crocetta, che già una volta ha ammesso la sua totale impotenza sulle decisioni militari in Sicilia rispetto al MUOS, evidenziando il ruolo di completa subordinazione della Sicilia agli USA;
-al presidente del consiglio Renzi, che è anche venuto sull’isola per chiedere al sindaco di candidarsi, e a questo punto ci sembra chiaro il perché;
-al presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, una delle prime cause della completa perdita di ogni tipo di sovranità dell’Italia.
Crediamo che solo unendoci e considerando le migrazioni sotto un ottica di questo tipo, possiamo provare a contrastare quello che ci aspetta, altrimenti ci tocca o andare via o morire di tumore, o tra qualche anno essere cacciati via, magari dopo un nobel per la pace….
Uniamoci contro la militarizzazione di Lampedusa e lo sfruttamento di tutti i territori.
Uniamoci contro l’imperialismo e contro chi vuole rendere schiavi migliaia di persone.

Ancora morti.

11 May

Dopo i tanti naufragi di questi anni e la progressiva militarizzazione della gestione delle migrazioni, le tragedie, le emergenze, i naufragi assumono sempre di più un aspetto di giustificazione e gestione economica per chi ha in mano il potere.

Mantenere il caos, la disorganizzazione, la malagestione, sembrano prassi collaudate, più che effetti di una incapacità politica e gestionale.

Cosi a  Lampedusa, per tenere in piedi l’affare immigrazione (Tratta di corpi/oggetto) si scaricano su una piccola comunità problematiche internazionali e la disperazione di migliaia di persone. I migranti sono stati nuovamente fatti scendere per pochi minuti in porto e fatti risalire sulla nave di linea che collega Lampedusa a Porto Empedocle. Questo ha provocato un forte ritardo della partenza e un enorme perdita per i pescatori lampedusani che continuamente vedono svalutato il pregiato pescato, per questioni inerenti alle mancanze della compagnia Siremar o in questo caso all’abuso da parte dello stato italiano, dei mezzi che sono predisposti per la vita della comunità di Lampedusa, da troppo tempo depredata di tutto: dalla militarizzazione massiccia dell’isola, che si vorrebbe continuare con l’ampliamento del centro e l’esproprio di alcuni terreni adiacenti al centro, alla continua pressione mediatica che tende a dare una narrazione dell’isola ad uso della politica e di chi fa affari sulla pelle degli ultimi.

Ovviamente ci sono anche delle responsabilità della comunità e dell’amministrazione comunale, che vanno affrontate in modo serio e costruttivo, ma di sicuro l’atteggiamento di scaricare le colpe su chi si trova in condizioni peggiori delle nostre non aiuta, e fa il gioco di chi usa e abusa di Lampedusa. Se non si inserisce l’uso da parte del potere di Lampedusa, in un uso sistematico delle risorse dei territori “Altri” da parte di alcune lobby e di una oligarchia che ha come unica legge il mercato,  avremo una lettura miope e distorta di ciò che sta accadendo. Ciò che accade a Lampedusa, accade da secoli, in altre forme,  in Africa  e in altre zone del pianeta.

Lampedusa ha da offrire la sua posizione strategica, ed il suo essere set teatrale. Basta ripensare a quello che accaduto nel 2011, per rendersi conto di come l’isola possa essere usata per mettere in scena “L’invasione dell’Europa” con poco più di 60 mila persone passate in un anno. Se si trattengono 10 mila persone a Lampedusa come avvenne per i Tunisini nel 2011, ovviamente si creano condizioni e rappresentazioni che non si potrebbero avere se la stessa quantità di persone fosse distribuità in tutta Italia.

Rimandiamo al libro: Lampedusa, lo spettacolo del confine di Paolo Cuttitta per avere ampia descrizione dell’uso “teatrale” che si è fatto di Lampedusa.

 

Quindi il sistema, da Lampedusa questo prende, la facilità di creare a Lampedusa rappresentazioni ed emergenze, tragedie e apologie. In Africa ha preso schiavi, interi territori, materie prime, progettazione legata alla cooperazione, debito, mercato per la vendita di armi e retorica per pulirsi le coscienze.

Cosi ora i recenti naufragi che non mobilitano le stesse masse di opinionisti, artisti, mass media, etc etc hanno un sapore ancora più amaro, ma nel contempo assumono la stessa funzione delle emergenze e delle tragedie di Lampedusa.

Le parole sono le stesse, che sia un autorità europea a parlare o libica la questione rimane la stessa “Ci servono i soldi”. Il ricatto è sempre legato ai corpi dei migranti, che siano morti o vivi, che siano innalzati a martiri del dirittoumanesimo o declassati a invasori portatori di malattie e povertà, che siano intesi come un problema o una risorsa, raramente riescono a esprimere in prima persona la loro condizione, non sono mai soggetti, sono sempre e solo oggetti, feticci, corpi biologici.

Ciò che chiediamo da tempo è:

Perchè si continuano a fare guerre e produrre armi ?

Perchè si continua a sfruttare i territori del cosidetto “Terzomondo” ?

Perchè non si regolarizzano i viaggi di tutti ?

Perchè i fondi impiegati per costruire e gestire luoghi di reclusione e tortura come i CIE o altri centri del genere non vengono impiegati per costruire strutture nei paesi terzi per avviare le pratiche di richiesta d’asilo ?

Perchè a fronte di viaggi pagati anche 10 mila euro per arrivare in Europa non si concedono più facilmente i visti per lavoro e turismo e si favoriscono viaggi regolari su navi e aerei di linea ?

 

Queste sono solo alcune domande, ce ne sarebbero altre, ma la risposta crediamo sia sempre la stessa. L’attuale sitema economico liberale/capitalista ha bisogno di questo. Storicamente c’è un filo che lega lo schiavismo, l’nvasione delle americhe, il colonialismo, il razzismo, l’imperialismo e la gestione delle migrazioni contemporanee. La globalizzazione ha accentuato tutte quelle questioni legate allo sfruttamento di classe e dei territori più ricchi di materie prime.

Alla nostra comunità chiediamo di tentare di fare un’analisi generale delle questioni che investono Lampedusa e non fermarsi alla tentazione di scavalcare il muro più basso, cosa che i governanti vogliono e stimolano.

Di cercare una empatia con le classi più deboli che vivono in altre forme i nostri stessi problemi.

A chi ha già riconosciuto il problema in un problema sostanziale di classe e distribuzione delle ricchezze come base di analisi anche per le migrazioni di continuare a percorrere questa strada teorica e di praticare la solidarietà con i migranti, non in quanto tali, ma come portatori di istanze politiche e storiche.

Ai governanti, alle ONG, agli esportatori di diritti umani, a chi sfrutta i lavoratori e i territori, ai capitalsiti, a chi usa le tragedie e Lampedusa per i propri sporchi affari diciamo: “SIETE I NOSTRI NEMICI”

 

 

 

Comitato No Muos Niscemi : “LA BASE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI”

6 May

Riceviamo e pubblichiamo:

LA BASE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

La base NRTF di contrada Ulmo non inquina solo con le letali onde elettromagnetiche. A farne le spese è pure l’acqua, autentico oro blu, così preziosa in un territorio come quello niscemese da sempre assetato, costretto a turni idrici di 15-20 giorni. Una delle falde acquifere da cui la città di Niscemi si approvvigiona è quella di contrada Polo, a due passi dalla base USA. È però accertato che in una serie d’incidenti, rigorosamente tenuti segreti agli amministratori e alla popolazione, sono state disperse nel suolo e nel sottosuolo grandi quantità di sostanze inquinanti.

Dopo aver inquinato le falde acquifere e parte del territorio della riserva naturale con idrocarburi (classificati come rifiuti pericolosi e con componenti anche cancerogeni) nel marzo 2002 a causa di uno sversamento di gasolio di notevoli dimensioni gli americani continuano l’opera di devastazione del territorio.

Le ultime analisi effettuate evidenziano la presenza di idrocarburi pesanti (C12-C40) con valori oscillanti tra i 25,1 e i 495,5 mg/kg, ma con una prevalenza di punti dove la concentrazione era abbondantemente sopra i 200 mg/kg, ben oltre la soglia (50 mg/kg) prevista per le aree destinate a verde pubblico o uso privato e residenziale quale la Sughereta di Niscemi, per di più in “ZONA A”.

Inoltre un comunicato ufficiale della base di Sigonella nel 2012 ha lanciato l’allarme sulla presenza nell’acqua destinata al personale della base di Niscemi di «inaccettabili livelli» di bromato, classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come possibile cancerogeno per l’uomo. A inquinare la fonte idrica sarebbero stati i prodotti chimici utilizzati dagli statunitensi per la disinfezione e il trattamento delle acque e al personale militare è stato ordinato di non bere più dai rubinetti.

In risposta alla devastazione e al saccheggio del territorio il 25 aprile gli attivisti No Muos hanno “liberato” un pozzo all’interno della base di contrada Ulmo, tagliando le recinzioni e riappropriandosi della fonte.

Un gesto simbolico che punta però i riflettori sullo sfruttamento delle risorse dell’installazione NRTF.

Attualmente l’installazione di Niscemi riceve infatti l’acqua dalla società Caltaqua – Acque di Caltanissetta, ente gestore dell’acquedotto niscemese.

Mentre i niscemesi sono costretti a turni di erogazione di 15-20 giorni la marina statunitense riceve l’acqua tutti i giorni per di più dalla stessa società che gestisce il servizio idrico della città.

Niscemi è costretta alla sete e l’acqua, che dovrebbe servire alle esigenze di chi vive nel territorio, è utilizzata in grande quantità dall’installazione militare.

Da sempre denunciamo i danni della militarizzazione del territorio, che umilia e saccheggia impunemente la città.

Smantelliamo la base USA di contrada Ulmo, tutta l’acqua ai niscemesi!

 

Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant (Hanno fatto il deserto, lo chiamano pace) P. Cornelio Tacito

 

Comitato No Muos Niscemi

http://www.nomuos.info/?p=5947

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