Con i compagni di Casa Sankara

24 feb

Diffondiamo l’articolo di Elettra Griesi uscito su L’attacco del 21 Febbraio 2015 riguardo il progetto dell’ecovillaggio Casa Sankara in Puglia.

Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di come fare business sulla pelle dei migranti sia oramai pratica comune e affermata. Proprio come a Lampedusa, a Mineo, a Roma e nel resto del Paese, gli imprenditori del sociali, le istituzioni e le organizzazioni umanitarie del sanseverino hanno sfruttato il progetto Casa Sankara finché faceva notizia e rendeva in termini economici e di prestigio, per poi abbandonare i suo promotori quando la faccenda è diventata scottante.

Ad oggi i membri  dell’associazione Ghetto Out sono soli e lottano con enorme difficoltà conto chi li vuole cacciare dalla loro casa, denunciandoli o rendendo impossibile la loro vita. Ancora una volta, i giornali velocizzano ancora di più questo processo diffondendo informazioni sbagliate e diffamando chi lotta quotidianamente contro lo sfruttamento dei migranti e dei lavoratori.

AL FIANCO DEI COMPAGNI DI CASA SANKARA, CONTRO OGNI FORMA DI SCHIAVISMO E SFRUTTAMENTO!

 

….. e poi non rimase piú nulla, solo profonda e sconcertante amarezza

Ricordo bene quando da bambina ogni giorno attendevo con grande ansia l’arrivo della sera perpotermi spensieratamente addormentare in braccio al mio papá, facendomi cullare da dolci e fantasiosi sogni. Ma, a volte, quei sogni si trasformavano, senza che io potessi evitarlo, in incubi privi di dimensione spaziale e temporale, dai quali cercavo di svegliarmi dimenandomi e gridando a squarciagola nulla potendo contro gli spaventosi avvenimenti che si susseguivano nella mia mente di bambina. Questa lettera aperta nasce dall’esigenza di portare la mia testimonianza in una vicenda che, da sogno meraviglioso, si é trasformata in un incubo in cui ho deciso di assumere una posizione ben precisa e di gridare con gran forza la mia veritá, proprio come accadeva durante i miei incubi di bambina.

“Ecovillaggio multietnico per l’inclusione sociale e lavorativa”. Questa frase ha segnato l’inizio di un’esperienza di vita che ha completamente rivoluzionato il mio concetto di giustizia sociale e ribaltato i miei punti di riferimento. In cerca di un modo per potermi rendere utile nella lotta al caporalato in Puglia e Basilicata, luoghi di cui sono originaria, mi imbattevo in un bellissimo e promettente progetto nel sanseverese, un’iniziativa portata avanti da un’associazione di migranti (“Ghetto Out”) che, unitamente all’ “Art Village” di San Severo, iniziava un percorso che perseguiva come obbiettivo finale la chiusura del ghetto di Rignano, abitato da lavoratori stagionali provenienti prevalentemente dal sub-Sahara, ed il loro progressivo trasferimento in un’ecovillaggio autocostruito con materiali sostenibili presso Casa Sankara. Dopo una breve valutazione, intuivo la natura rivoluzionaria del progetto, un’iniziativa con valenza sociale, politica ed economica senza eguali in Europa. Tale considerazione mi spingeva, dato il mio lavoro da ricercatrice sulle dinamiche sociali e culturali rapportate allo spazio e al luogo, a riconsiderare l’iniziativa come un mio possibile progetto di ricerca. Dopo un primo difficile contatto con il Sig. Tonino D’Angelo (direttore dell’ “Art Village”), preparavo tutto il materiale necessario per un sopralluogo preliminare a Casa Sankara, o anche conosciuta come Albergo Diffuso, un luogo che, inizialmente, rappresentava per me, ed, in particolare, per protagonisti facenti parte dell’Associazione “Ghetto Out”, un contenitore di speranze per un cammino verso la legalitá e giustizia sociale ma che, piú in avanti, sempre piú veniva utilizzato come IL “dispositivo” nel pensiero foucaultiano: uno spazio dalla natura strategica, un luogo iscritto in un gioco di potere in cui concentrare forme di manipolazione, sviluppandole in particolari direzioni, arrestandole e stabilizzandole in funzione degli obiettivi perseguiti in un determinato momento x. Mentre, i migranti che sin dall’inizio di suddetto progetto risiedevano a Casa Sankara, venivano dipinti nei piú svariati e differenti modi, proiettando su di loro ruoli e comportamenti che piú rispecchiavano le esigenze del momento, essendo stati resi, cosí, “vittime” di un gioco di potere e di sapere e “oggetti” iscritti e facenti parte del dispositivo foucaultiano. Cercheró di essere piú chiara e racconteró nel dettaglio la mia esperienza di cinque mesi vissuti per quasi 24 ore al giorno in suddetta struttura. Dopo un mio primo sopralluogo a Casa Sankara, tenutosi ad aprile 2014, facevo ritorno in Germania per preparare il materiale che mi occorreva a poter svolgere la ricerca sul progetto di autocostruzione che avrebbe dovuto aver luogo alcuni mesi dopo ma che mai é stato realizzato. Non dubito della buonafede iniziale del Sig. Tonino D’Angelo nel voler portare avanti tale progetto ma credo che col tempo, e col sopraggiungere (non precedentemente programmato) dei richiedenti asilo a Casa Sankara, qualcosa sia cambiato: Nell’agosto 2014 mi trasferivo dalla Germania a San Severo per dare inizio alla mia ricerca di campo. In quel momento, e da aprile 2014, erano accolti presso tale struttura circa 60 richiedenti asilo della cui accoglienza si occupava, materialmente, un gruppo prevalentemente composto da senegalesi, le stesse persone dell’associazione “Ghetto Out”, alcuni di loro rivenienti dal ghetto di Rignano, altri con alle spalle un passato di esclusione sociale e lavorativa, tra cui i referenti del progetto dell’ecovillaggio Ange Dieynaba Traore (presidente dell’Associazione “Ghetto Out”), Mbaye Ndiaye e Papa Latyr Faye, in tutto 13 persone. Il clima che regnava in quel periodo a Casa Sankara era prevalentemente disteso, a parte qualche piccola tensione data dalla natura di un luogo utilizzato, a quel tempo, per l’accoglienza dei richiedenti asilo: Tali spazi risultano infatti essere caratterizzati, sia a livello nazionale che internazionale, da forti tensioni interne tra i richiedenti asilo, tensioni che scaturiscono, tra le altre cose, dall’essere “incatenati” ed impotenti di poter decidere dei propri destini. Contrariamente a quanto riscontrato nei numerosi centri di accoglienza da me precedentemente visitati in Italia e non solo, Casa Sankara risultava essere un’eccezione alla regola. Il gruppo su citato e composto prevalentemente da senegalesi, che risiedeva a Casa Sankara giá prima dell’arrivo dei richiedenti asilo, si occupava nella sua totalitá di fornire assistenza e servizi ai richiedenti asilo, mettendo a disposizione risorse umane. Si occupavano di fare la spesa, cucinare, lavare i piatti, pulire gli spazi comuni, accompagnare i richiedenti asilo in ospedale (di giorno e di notte), e, altresí, di una sorta di vigilanza per la sicurezza degli ambienti. Insomma, quanto necessario a rendere dignitosa l’accoglienza di 60 persone. Mentre, la Cooperativa “L’Albero del Pane”, in cooperazione col Sig. Tonino D’Angelo, si occupava della contabilitá e gestione dei fondi statali stanziati per portare avanti suddetta accoglienza. Ricordo molto bene l’entusiasmo, l’impegno e la qualitá del lavoro svolto dai “ragazzi” di Casa Sankara, sia pure con delle imperfezioni non trattandosi di persone che disponevano di una professionalitá per l’accoglienza di richiedenti asilo, e, spesso, lo sfinimento data l’intensitá del lavoro svolto per quasi 24 ore al giorno, soprattutto per alcuni di loro. Ricordo bene come il Sig. D’Angelo era fiero “dei suoi ragazzi” e li vantava ai quattro venti. Ricordo di aver potuto visionare alcune mail tra il Sig. D’Angelo, la Sig.ra Annamaria Nesta, presidente della Cooperativa “L’Albero del Pane”, ed i referenti del progetto di Casa Sankara in cui i primi due parlavano di dover effettuare loro dei contratti di lavoro e provvedere ad un’adeguata retribuzione. E ricordo con amarezza come il progetto si avviava verso l’autodistruzione, invece che verso l’autocostruzione, quando a settembre 2014 il gruppo di senegalesi chiedeva contratti di lavoro e retribuzioni che, da aprile 2014 fino a quel momento, non avevano mai ricevuto poiché “tra loro non vi era mai stato un rapporto di lavoro”, come sottolineava il Sig. D’Angelo nella sua risposta alla richiesta. Sconcertata da tale comportamento, iniziavo a chiedermi se fosse questa la giustizia sociale che fino a quel momento era stata sbandierata ai quattro venti e se fosse questo il rispetto nei confronti del lavoro altrui e nei confronti di persone che fino ad allora avevano avuto fiducia in una giustizia sociale ed in un cambiamento possibile e lottato per la realizzazione del loro sogno. Un lavoro per cui erano previsti fondi statali! Iniziavo a chiedermi se tale comportamento non avesse il retrogusto di una logica imperialista che molto pretende ma nulla concede, un comportamento in contraddizione con gli obiettivi perseguiti nel progetto dell’ecovillaggio. Ma quel momento rappresentava solo l’inizio di un incubo. Dopo l’allontanamento dei richiedenti asilo da Casa Sankara, questione che illustreró piú avanti in maniera dettagliata, seguivano una denuncia da parte del Sig. D’Angelo nei confronti del gruppo di senegalesi ed un tentato sgombero forzato, cosí come il tentativo di mettere in ginocchio, tramite la segregazione, immobilizzazione e il taglio di risorse, un gruppo di persone che giá di per sé rappresenta una fascia debole nella societá (compreso un minore di solo un anno tutelato da leggi e normative). Non credo di dover aggiungere dei commenti o di dover esprimere un parere quando illustro una vicenda in cui dei ragazzi che vivono in una struttura da ormai un paio d’anni e che cooperavano con il Sig. D’Angelo, vengono improvvisamente accusati di occupazione abusiva e a cui vengono tagliati gli alimenti, staccata la corrente, non fornita piú l’acqua e chiusa la sala mensa e la cucina. Di quale giustizia sociale stiamo parlando? Ma ció che piú mi ha sconcertata é stato l’articolo pubblicato sul sito dell’ “Art Village” a gennaio 2015. In tale articolo mi ha particolarmente colpita l’affermazione in cui si accusavano con molta leggerezza Ange, Herve (Papa Latyr Faye) e Mbaye di essere stati responsabili dell’allontanamento dei richiedenti asilo da Casa Sankara, non motivando tali accuse e spostando l’attenzione da quello che é il reale problema in questa vicenda: in che modo potrá mai continuare e aver luogo in queste condizioni il progetto dell’ecovillaggio per l’inclusione sociale e lavorativa, un progetto che ha fatto sognare e sperare gli “abitanti” del ghetto di Rignano e tutti quegli immigrati lavoratori stagionali delle campagne meridionali? In che modo si potrá ancora aver fiducia in un progetto in cui avevano creduto in molti, terminato con una delusione colletiva? Di quanta forza necessiterá ancora il gruppo di senegalesi per portare a termine i propri obiettivi ricominciando tutto da zero e che giá da anni é impegnato e lotta in questo progetto per cambiare le proprie condizioni sociali e lavorative in Italia? Tuttavia, essendo l’unica testimone di quanto accaduto, mi piacerebbe fare chiarezza su alcuni punti. Ero personalmente presente durante il sopralluogo della Prefettura a Casa Sankara in seguito al quale venivano trasferiti i richiedenti asilo in un’altra struttura e aperta un’indagine che stabilirá di chi sono le “colpe”. Ho visto l’espressione di grande sorpresa sui volti dei funzionari della Prefettura quando, durante suddetto sopralluogo, sono venuti a conoscenza del fatto che la Cooperativa “L’Albero del Pane”, che doveva gestire l’accoglienza e a cui erano stati stanziati dei fondi statali, non era presente sul posto mentre il gruppo di senegalesi lavorava lí ormai da mesi senza contratti di lavoro. Ho notato il loro sconcerto dopo aver constatato la mancanza di servizi basilari che non poteva certamente fornire il gruppo di senegalesi dal momento che non disponeva dei fondi statali (quando parlo di servizi basilari intendo, ad esempio, un punto di primo soccorso e medicazione). Io, personalmente, tenderei ad interpretare i fatti in maniera differente e a porre il tutto in un contesto piú ampio che ha dimensione nazionale, senza dare colpe e fare affermazioni che non possono essere provate. Il sopralluogo della Prefettura avveniva in un momento di forte tensione a livello nazionale (dicembre 2104). Mi sembra che le parole di Salvatore Buzzi, presidente del consorzio di cooperative “Eriches”, intercettato nell’inchiesta “Mafia Capitale” di dicembre 2014 e gestore di molti luoghi di accoglienza a Roma, sintetizzano perfettamente lo stato delle cose: “si fanno piú soldi con gli immigrati che con il traffico di droga”. Nel dicembre 2014, in concomitanza ed in seguito a suddetta inchiesta, avvenivano numerose indagini nei confronti di gestori di strutture di accoglienza non adeguate (CARA, CSA) e sottoposte, fino ad allora, a scarsi controlli. In un tale clima di allarmismo nazionale ed essendo giá giunte alcune voci alla Prefettura di Foggia in seguito ad una visita dell’ ”OIM” (International Organization for Migration) a Casa Sankara agli inizi di dicembre, sono dunque sopraggiunti suddetti controlli. La mancanza di alcune regole base che soddisfano gli standard minimi di un centro di accoglienza e per le quali non si puó rendere responsabile il gruppo di senegalesi ha visto, a mio avviso, costretta la Prefettura, fino a quel momento ignara di quanto stava accadendo, ad allontanare i richiedenti asilo. In questo modo Casa Sankara si guadagnava la fama di uno dei tanti centri di accoglienza italiani in cui le vite umane diventano strumenti per il conseguimento di un profitto. Che delusione, pensai! Altre inverosimili accuse seguivano nel citato articolo sulle quali, tuttavia, non mi soffermeró considerando l’attuale evoluzione della vicenda riservandomi di parlarne, eventualmente, in sedi opportune. Mi piacerebbe, peró, richiamare l’attenzione su un ultimo aspetto contenuto nell’articolo. Per far ció torneró un pó indietro nel tempo. Mbaye ed Herve mi venivano presentati nell’aprile 2014 dal Sig. Tonino D’Angelo come due uomini coraggiosi e senza alcun timore che hanno deciso di dire basta ad una vita vissuta nell’ombra e nell’illegalitá, due vittime di un sistema malato, due uomini che hanno deciso di porre fine ad un’esistenza precaria, un’esistenza, o forse sopravvivenza, possibile solo grazie alla vendita di prodotti contraffatti, due uomini che hanno optato per una vita nella legalitá. Le stesse persone vengono oggi dipinte dallo stesso Sig. D’Angelo nell’articolo in questione ed in cui si parla ripetutamente di “amore per la veritá e per la Giustizia sociale”, come due persone che sono sempre e solo state venditrici di prodotti contraffatti, come due impostori che non meritano credibilitá alcuna. Stiamo parlando delle stesse persone che mi sono state presentane nel 2014. Com’é possibile assumere posizioni ed opinioni cosí differenti in soli pochi mesi? Come posso non pensare ad un atteggiamento che piú assomiglia ad uno strumento comunemente usato per creare luoghi comuni nei confronti degli immigrati: criminalizzarli o vittimizzarli oggettificando e strumentalizzando la loro esistenza, la loro condizione ed il loro essere immigrati a secondo delle esigenze e renderli, cosí, subordinati ad un gioco di potere materializzato nel dispositivo foucaultiano di Casa Sankara, diventata simbolo di legalitá ed illegalitá allo stesso tempo. Anche l’utilizzo mirato, e non costante in un breve arco di tempo, di concetti e parole nei confronti dei protagonisti di Casa Sankara sono lo specchio di un pensiero non stabile, che varia al variare delle esigenze. Stiamo parlando di persone che solo alcuni mesi fa erano vittime ed eroi allo stesso tempo ed oggi criminali. Ció che rimane di questa avventura é tanta amarezza e la consapevolezza che un gruppo di immigrati é stato ai miei occhi ancora una volta oggetto di strumentalizzazione sulla scia di un atteggiamento riscontrabile a livello europeo (ma non solamente). Mi domando perché tanto impegno nel buttare fango sull’immagine di un gruppo che é giá di per se socialmente debole e troppo spesso utilizzato per meri fini? Perché non aver dato dignitá a delle persone che hanno creduto in un ideale e che portano avanti, fino ad oggi, una lotta politica e sociale per il raggiungimento di un’inclusione lavorativa? Perché non aver retribuito delle persone che chiedevano 500€ mensili per un lavoro che li vedeva impegnati per quasi 24 ore al giorno? Non erano forse degni di veder riconosciuto il loro lavoro? O il tutto sarebbe dovuto avvenire sulla base del volontariato solo perché “ci sono alcune famiglie di italiani che non possono mangiare”? E dove sono le associazioni (Libera, CIGL, Flai CIGL) che avevano abbracciato e sostenuto “con gran forza” il progetto dell’ecovillaggio, dileguandosi quando la situazione iniziava a scottare? È sicuramente vero e certo che loro sono estranei alle questioni finanziarie nell’accoglienza ai richiedenti asilo. Ed é altrettanto vero che avevano abbracciato l’idea dell’ecovillaggio e non dell’accoglienza, ma si sta parlando di un gruppo di persone che denuncia di aver lavorato senza contratti di lavoro e retribuzioni. Perché non hanno fatto pressione per vederci piú chiaro, non é forse questo il loro compito? Ció che rimane di un sogno lungimirante sfumato nel nulla e di un progetto di ricerca mai iniziato sono molte domande e tanta amarezza. Cosa potrei mai pensare di questa esperienza? Le solite cose all’italiana? Quei comportamenti e avvenimenti che portano migliaia e migliaia di ragazzi a non credere al nostro paese e, dunque, ad espatriare? Allora dovrei pensare che é tutto vero quello che si racconta sull’Italia e sull’immigrazione in Italia? Proprio io che ho sempre rigettato i luoghi comuni e che avevo riposto le mie energie e speranze in questo progetto. Ho visto cadere molti gruppi e sgretolare molti movimenti composti da immigrati e richiedenti asilo in tutta Europa che lottavano per un sogno, che solo cercavano di difendere i loro diritti e questo esclusivamente perché alcuni interessi piú grandi di loro prendevano piede. Ma in Germania c’é un piccolo gruppo di donne (richiedenti asilo) molto coraggiose che son riuscite a spezzare le catene e urlare talmente forte da potersi svegliare dall’incubo e poter raggiungere alcuni dei loro obbiettivi. Mentre una mia cara conoscenza mi rammentava la storia di Davide e Golia. E, cosí, la lotta continua!

Elettra Griesi

 

Per approfondire:

https://www.facebook.com/pages/CASA-Sankara-Associazione-Ghetto-Out/907093699321951?fref=ts

L’Attacco e Casa Sankara_2015-01-17_Pape Diaw

LETTERA APERTA AL SINDACO DI LAMPEDUSA E LINOSA

23 feb

LETTERA APERTA AL SINDACO DI LAMPEDUSA E LINOSA

Scrivo questa lunga lettera aperta al sindaco di Lampedusa e Linosa perchè insoddisfatto delle politiche e dell’atteggiamento di questa amministrazione.
Scrivo anche per informare i lampedusani e gli interessati di Lampedusa, di alcuni fatti e considerazioni che ritengo importanti.
Abbiamo scritto con il collettivo Askavusa e il comitato delle mamme di Lampedusa, diverse richieste rimaste senza risposta e spero che questa volta attraverso una lettera pubblica si possano avere quelle informazioni che sono utili non solo a me personalmente e al lavoro del collettivo Askavusa ma all’intera comunità lampedusana.
Mi rendo conto che molti di noi lampedusani, non osano parlare, perché viviamo una situazione di illegalità diffusa, specie per quanto riguarda l’abusivismo edilizio, chi non viene zittito con un posto di lavoro, spesso lo è con una minaccia. Ma questa illegalità non è mai stata affrontata seriamente, in maniera costruttiva e partecipata, anzi a molti livelli ha fatto comodo: non avere un piano regolatore, un regolamento per l’installazione di radar e antenne, etc etc.

Il comune di Lampedusa e Linosa ha ricevuto milioni di euro da parte del governo Berlusconi e del governo Letta (cosi ci dicono) le prime questioni che le pongo sono:

Come si stanno impiegando questi soldi ?
Quali progetti ha realizzato questa amministrazione ?

Perché come abbiamo sentito dalla bocca del sottosegretario Del Rio i soldi ci sono ma non vengono erogati per mancanza di progetti.

Visto la quantità di problemi che Lampedusa (e anche Linosa) vivono da anni e avendone affrontati alcuni, separerò le questioni per capitoli. Non mi aspetto certo che una sola amministrazione possa cambiare dall’oggi al domani il volto delle Pelagie, ne tanto meno mi aspetto che senza la partecipazione degli isolani si possa cambiare una sola virgola delle male-abitudini, che dal mio punto di vista non sono cambiate affatto nei comportamenti di noi lampedusani e di chi fa politica sull’isola.
Credo sia necessario inquadrare tutti i problemi nella cornice più ampia della militarizzazione dell’isola (rimando a Lampedusa istruzioni per l’usohttp://www.askavusa.com/lampedusa-istruzioni-per-l-uso/ per un’analisi più ampia e che aggiorneremo presto alla luce degli ultimi eventi).
Credo che Lampedusa non riesca ad affermare i propri diritti basilari, non solo per una incapacità locale e o la sua insularità, ma per una volontà politica nazionale, quasi secolare, che vede in Lampedusa un luogo militare, di reclusione e di creazione di retoriche e discorsi ad uso e consumo degli apparati politici e militari.
In questo quadro generale anche le migrazioni assumono ai miei occhi, una strumentalizzazione che segna non solo il destino dell’isola, ma anche quella del Mediterraneo.
Vado al sodo delle questioni di cui ci stiamo occupando con Askavusa e di cui ho cercato di approfondire cause, effetti e possibili soluzioni.

Sono abituato ad argomentare le mie posizioni, ma so anche che lei ha infinite cose da fare. Per questo elenco una serie di domande che le rivolgo e che argomento di seguito, se avrà il tempo e la voglia di capire da dove provengono, queste domande, che ripeto, interessano tutta la comunità:

1 Come si stanno impiegando i fondi di Letta e Berlusconi ?
2 Quali progetti ha realizzato questa amministrazione ?
3 Gli edifici scolastici sono agibili ?
4 C’è un progetto per gli edifici scolastici ?
5 Si possono visionare i documenti relativi agli edifici scolastici di Lampedusa ?
6 Lei è a conoscenza che la SELIS ha edifici abusivi ?
7 La SELIS paga l’affitto delle cabine elettriche e dei terreni in cui sono ubicati i pali ?
8 La rete di distribuzione elettrica rispetta le norme per la sicurezza e la salute pubblica ?
9 L’acqua erogata nelle case è potabile ?
10 Lei sa che la SOFIP ha inquinato ed erogato l’acqua pubblica di Lampedusa ?
11 Come è possibile che venga affidato un nuovo impianto per la dissalazione dell’acqua da parte della Regione Sicilia, a chi ha inquinato e distribuito l’acqua inquinata ai lampedusani ?
12 Come è possibile che chi ha fatto questi crimini, che sono documentati e denunciati, venga premiato addirittura dalla presenza di un sottosegretario del governo, all’inaugurazione del nuovo impianto e anche dalla sua presenza ?
13 A che punto sono i lavori del progetto SMART ISLAND ?
14 Ci sono dei progetti comunali rispetto alla produzione e distribuzione di energia elettrica ?
15 Perché è stato negato l’accesso agli atti relativi ai radar ai consiglieri comunali ?
16 Chiediamo di venire in possesso dei documenti relativi a tutti i radar e antenne presenti sull’isola.
17 A che punto è la realizzazione del regolamento interno e de registro per le fonti di emissione di onde elettromagnetiche ?
18 Sono stati avviati gli studi sulle onde elettromagnetiche a Lampedusa ?

Immigrazione

La questione delle migrazioni sappiamo bene che è assai complessa e che rientra nell’ordine della politica internazionale, di cui ogni lampedusano dovrebbe cominciare ad occuparsi, perché la propria quotidianità è influenzata da scelte di politica estera di vari stati (ovviamente anche la politica interna influenza la quotidianità di ognuno di noi).Le politiche sulle migrazioni si intrecciano con quelle militari. Dopo l’ennesima strage, che io credo sia stata voluta, cosi come quella del 3 ottobre, dalle sue dichiarazioni traspariva chiaro il rimpianto di Mare Nostrum. D’altronde questa è la linea di un’area politica europea a cui lei appartiene. L’ennesima strage ha portato nuovi soldi all’Italia e all’operazione militare Triton. Io credo, ed è pensiero condiviso dal collettivo Askavusa , che la questione delle migrazioni vada affrontata alla radice, dai motivi per cui scappano migliaia di persone ogni anno, dal proprio paese. L’Europa, oltre ad essere uno dei maggiori produttori di armi al mondo, è presente su moltissimi fronti di guerra. Il passato coloniale ed il presente neocoloniale fanno dell’UE uno dei maggiori produttori di migrazioni. Lo sfruttamento economico, politico e ambientale di intere aree produce migliaia di morti di cui non sentiremo parlare mai, oltre ad un numero altissimo di migranti (va ricordato che da Lampedusa passa una percentuale bassa del totale degli ingressi in Europa ma alta rispetto ai possibili rifugiati politici). I centri per migranti e tutta la retorica sull’accoglienza non affrontano affatto il problema, ma lo gestiscono traendone profitto e generando schiavitù e miseria. Saprà benissimo che alcuni sopravvissuti del 3 ottobre furono lasciati davanti al CARA di Mineo allo sbaraglio, senza documenti ne indicazioni. Come loro tantissimi altri in questi anni. Crediamo che l’unica soluzione vera sia la fine dei conflitti e dello sfruttamento di altri territori e la regolarizzazione dei viaggi e non rimpiangere questa o quella operazione militare, (tra l’altro anche durante Mare Nostrum ci furono morti in mare). Milioni di euro spesi per militarizzare e colonizzare, per rendere schiavi e privare di dignità, per generare morte su morte. Questi soldi andrebbero messi in circolo per sollevare le economie degli stati strozzati dal debito e dal pareggio di bilancio che questa europetta delle banche impone. Per creare lavoro e dignità.
Subiamo ciclicamente un massacro psicologico e mediatico che compromette oltre che i nostri nervi anche l’economia basata sul turismo, saprà benissimo delle tantissime disdette di questo periodo per la nuova stagione turistica.
Lampedusa sta giocando in questo meccanismo perverso il doppio ruolo di isola militare e palcoscenico mediatico. So benissimo che il sindaco di Lampedusa non ha grandi poteri in questo senso, ma ha un grande ascolto e potrebbe porre i riflettori sulle vere cause e le possibili soluzioni relative alle migrazioni. Forse servirebbe anche un ufficio stampa che possa interfacciarsi con i tanti giornalisti che ciclicamente, questi si , invadono l’isola. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma dopo anni, posso dire che sono veramente pochi quelli che affrontano il loro mestiere con serietà. Non basta neanche dire “è stato sempre cosi in Africa” “e’ stato sempre cosi a Lampedusa”, specie se ci si è presentati in campagna elettorale con lo slogan “vota per il cambiamento”.

Edifici scolastici

La situazione degli edifici scolastici a Lampedusa è pietosa e non garantisce nessuna sicurezza e dignità ai nostri figli. Sappiamo che è una situazione che si trascina da anni e che ogni amministrazione ha le sue colpe (premessa che non farò più ma che è valida anche per gli altri argomenti), ma attualmente in carica c’è la sua amministrazione e chiediamo conto di alcune cose:

Nel 2013 viene richiesta al comune da parte di alcune mamme, l’accesso agli atti per quanto riguarda tutti gli edifici scolastici , compreso gli ex uffici dell’ENAC in cui ancora oggi fanno scuola le classi delle quinte elementari.

La richiesta fu indirizzata alla preside e al comune.

A questa richiesta non ci fu mai risposta ne da parte della scuola ne da parte del comune.

INTANTO IL TERMINE DELLA RISPOSTA ERA SCADUTO.

Il 15 settembre 2014 fu fatta una nuova richiesta direttamente al comune di Lampedusa e Linosa dove si richiedeva nuovamente l’accesso agli atti di tutti i documenti relativi agli edifici scolastici.

ANCHE IN QUESTO CASO NESSUNA RISPOSTA.

Il 15 di novembre del 2014 si scrive alla

Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi
dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri

questa è la risposta della commissione:

“ i soggetti di cui l’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto
di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24”
A differenza dell’accesso della seconda specie, qui l’interesse del richiedente considerato dallo stesso legislatore in re ipsa, nel senso che la stessa partecipazione al procedimento o la circostanza dell’efficacia diretta o indiretta di un provvedimento nei confronti di un soggetto a conferirgli la legittimazione a prenderne visione o ad estrarne copia. Tale inquadramento, riferibile al caso di specie, rende illegittimo il silenzio-rigetto formatosi sull’istanza dell’odierna ricorrente e di conseguenza meritevole di accoglimento proposto

La commissione accoglie il ricorso e per l’effetto e invita l’amministrazione a riesaminare, entro trenta giorni la questione sulla base delle considerazioni svolte.

SONO SCADUTI NUOVAMENTE I TERMINI MA NIENTE RISPOSTE DA PARTE DEL COMUNE DI LAMPEDUSA E LINOSA.

Gli edifici scolastici sono agibili ?
C’è un progetto per gli edifici scolastici ?

Le nostre scuole sono fatiscenti e pericolose, ci auguriamo avendo figli che vanno in quegli edifici che non accada mai nulla. Crediamo che si debba intervenire immediatamente con un progetto per una scuola nuova ed eco-sostenibile vista la gravità della situazione e pretendiamo di sapere se gli edifici scolastici di Lampedusa siano agibili, pretendiamo di prendere visione di tutti i documenti relativi agli edifici scolastici. Se le scuole non sono agibili vanno chiuse e si deve procedere immediatamente alla realizzazione di un progetto per una nuova scuola a Lampedusa da realizzare durante l’estate.

SELIS/SOFIP

ditta produttrice e distributrice di energia e elettrica e produttrice di acqua dissalata sull’isola di Lampedusa

RELAZIONE TECNICA 2011

Parto da una relazione tecnica a seguito di un sopralluogo alla SELIS, effettuata dai funzionari dell’UTC e dai vigili urbani del comune di Lampedusa e Linosa il 9 maggio 2011.
Inviata al sindaco di Lampedusa e Linosa e ad altre autorità il 25/07/2011 (prot. n.ro 9222)

La relazione nelle prime righe afferma “Ci siamo recati sui luoghi in oggetto accertando la presenza di opere realizzate abusivamente in appresso descritte”

La Cronologia Urbanistica è una serie di illeciti che partono dal 1977 e arrivano quasi ai giorni nostri. Non riporto tutta la relazione che può approfondire direttamente in sede più opportuna, ma mi limita a riportare le deduzioni:

Premesso che dagli atti riscontrati, quest’ufficio nutre serie perplessità sulla definitiva approvazione della variante al programma di fabbricazione dell’area in questione, poiché nel D.A. n.ro 152 del 05/10/1979 quanto appena detto non appare specificato, si porrà con separato atto all’Assessorato Territorio e Ambiente quesito affinché venga chiarita la questione.
Lo stato di fatto riscontrato rappresenta una totale edificazione estesa a quasi tutta l’area disponibile. Le opere realizzate in ampliamento al progetto originario assentito, grazie al rilascio di Concessioni edilizie di dubbia legittimità, ha radicalmente modificato il tessuto urbanistico e Ambientale dell’area.
Si è calcolato la presenza di manufatti per un volume complessivo pari a mc. 11.629,56 con una superficie coperta di mq. 2.187,91 a fronte di una superficie coperta realizzabile pari a mq. 1.215.

La relazione continua con una serie di vincoli a cui è sottoposta l’area di Cala Pisana e che sono stati tutti violati da parte della SELIS.

Dunque la prima domanda sulla SELIS è :

Lei è a conoscenza che la SELIS ha edifici abusivi ?

CARO BOLLETTA

Tutti noi sappiamo il costo altissimo delle bollette dell’energia elettrica:
La voce che più colpisce nella lettura della fattura, è l’importo spropositato del costo dei servizi di rete, tra l’altro è bene ricordare sulla rete elettrica:

1 che la rete di distribuzione è obsoleta;
2 che non ci sono investimenti da parte della Selis sulla rete elettrica se non una manutenzione nei casi di guasti.

La SELIS paga l’affitto delle cabine elettriche e dei terreni in cui sono ubicati i pali ?
Questa rete di distribuzione elettrica rispetta le norme per la sicurezza e la salute pubblica ?
l’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e i servizi idrici descrive cosi i servizi di rete
I servizi di rete sono le attività di trasporto dell’energia elettrica sulle reti di trasmissione nazionali, di distribuzione locale e comprendono la gestione del contatore. Per i servizi di rete non si paga un prezzo (come per l’energia) ma una tariffa fissata dall’Autorità sulla base di precisi indicatori, con criteri uniformi su tutto il territorio nazionale, tenendo conto dell’inflazione, degli investimenti realizzati e degli obiettivi di recupero di efficienza.
La differenza fra servizi di vendita e servizi di rete è sostanziale. Infatti, è sui servizi di vendita che si gioca la concorrenza e quindi la possibilità di risparmiare a seconda delle offerte commerciali dei diversi fornitori sul mercato libero. Sui servizi di rete, invece, non c’è concorrenza perché il trasporto e la distribuzione dell’energia avvengono attraverso infrastrutture che non possono essere replicate e che vengono utilizzate da tutti i fornitori per servire tutti i consumatori.
Come si vede dalla bolletta che arriva nelle nostre case, la Selis addebita per i servizi di rete oltre il 57% contro il 17% massimo fissato dalle norme in vigore che prevedono ricordiamo criteri uniformi per l’intero territorio nazionale.

La liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas è stato un processo che ha portato le aziende e le famiglie a poter scegliere liberamente il proprio fornitore.La comunità europea al fine di creare un unico mercato europeo dell’energia libero e concorrenziale ha compiuto infatti il primo passo verso la liberalizzazione del mercato dell’energia mediante l’approvazione di due Direttive europee: la Direttiva 96/92/CE per l’elettricità e la Direttiva 98/30/CE per il gas recepite successivamente nell’ ordinamento italiano. Per il Mercato dell’Energia Elettrica, il processo di liberalizzazione è avvenuto grazie al Decreto Legislativo n. 79/1999 (Decreto Bersani) che ha aperto, in prima battuta, il mercato alle aziende (1999) e ai titolari di P.IVA per poi completarsi il 1 luglio 2007 consentendo anche alle famiglie di poter scegliere il proprio fornitore.(dal sito Roma Gas e Power).

Specifico che ASKAVUSA è per l’autogestione comunale e attraverso assemblee, di tutti i servizi della comunità e che non siamo per le liberalizzazioni in generale ma per un approccio comunitario e partecipato nella gestione dei beni e dei servizi. In ogni caso la liberalizzazione della produzione e distribuzione dell’energia elettrica, almeno a Lampedusa non si è mai concretizzata, visto che la SELIS ha il monopolio assoluto.

Abbiamo scritto all’ Autorità per l’energia elettrica l’acqua e il gas sottoponendo alcune questioni tra cui quella dell’impossibilità di cambiare azienda per l’energia elettrica

L’autorità ci risponde cosi:

Riteniamo utile infine segnalarle che da verifiche effettuate anche gli abitanti dell’isola di Lampedusa possono aderire alle offerte commerciali del mercato libero.

Fino ad ora tutti i tentativi di cambiare azienda di produzione e distribuzione di energia elettrica sono falliti.
Proporremmo ai lampedusani di cambiare azienda e fare un contratto con una azienda che si occupa di energie rinnovabili e terremo informati degli sviluppi i funzionari dell’ Autorità per l’energia elettrica l’acqua e il gas.

INQUINAMENTO ACQUA

In data 16/01/2015 a Lampedusa c’è stata una visita del Governo Nazionale e Regionale per l’avvio del nuovo impianto per la produzione di acqua potabile. Le Società Consortili SAP 1 e SAP 2 sono aggiudicatarie del servizio di produzione acqua potabile nelle Isole rispettivamente di Pantelleria, Lampedusa e Linosa.
Un impianto che in se è un passo avanti nella produzione di acqua dissalata nelle isole Pelagie.
Un nuovo impianto per l’acqua potabile che però non servirà a niente se i serbatoi e la rete idrica non verranno rimodernati, visto lo stato di obsolescenza in cui si trovano e visto che anche se l’acqua in origine fosse potabile, passando dalle condutture attuali o stazionando nei serbatoi, l’acqua diventerebbe imbevibile.

Va ricordato che fino ad oggi l’acqua erogata all’ interno delle case non è potabile e che il servizio è pagato dal cittadino a forfait,contravvenendo a qualsiasi legge e buon senso.

La Regione Sicilia è proprietaria dal 1978 degli impianti di dissalazione di acqua di mare situati nella zona di Cala Pisana i quali sono stati costruiti con fondi pubblici (cassa del Mezzogiorno), per soddisfare le esigenze di acqua potabile dell’isola di Lampedusa. La Regione aveva affidato la gestione tramite trattativa privata alla società SO.FI.P. Spa la quale avrebbe dovuto garantire che l’acqua erogata fosse destinata al consumo umano rispettando tutti i parametri di legge.

LA SOFIP comprende anche la SELIS e fa a capo all’ingegnere Campagna.

Il 01/09/2002 i Vigili del fuoco di Agrigento rilevavano:

…dallo scarico delle acque del muro di cinta della SELIS fuoriusciva gasolio di alimentazione motori, causa rottura valvola di non ritorno, riversando il liquido, lungo la strada non asfaltata, in pendenza, sino al terrapieno frontale della spiaggia di Cala Pisana.

La relazione prosegue:

Inquinamento da combustibile della strada e terrapieno. Inquinamento parte di sabbia della spiaggia. Inquinamento porzione di terra proprietà di Maggiore G.: 1) Una striscia larga 60 cm circa per lunghezza metri 20 circa che va dalla strada fino alla spiaggia. 2) Un’altra area inquinata a diverse macchie sempre dello stesso fondo per crca mq. 40.
Nel 2004 durante lavori di manutenzione, nelle condutture che portano l’acqua dal dissalatore di cala pisana al paese, si constatava nelle tubature la presenza di acqua mescolata a sostanze oleose.

Riporto da una interrogazione al consiglio comunale di cui non sono riuscito a risalire a data certa ne a chi l’ha presentata. (Credo che si trattasse del periodo in cui amministrava De Rubeis.)

La giunta comunale con delibera n 59 in data 24/03/2006 aveva statuito di non negoziare la richiesta convenzione da parte della SOFIP spa per la somministrazione di acqua dissalata , dichiarando testualmente che “Le vicende rappresentate non consentono di poter fare alcun affidamento sulla serietà e professionalità della suddetta società” motivando come segue:
“Ritenuto tuttavia che questa amministrazione considera un vulnus per l’interesse pubblico un consolidamento contrattuale in capo alla citata società alla luce delle seguenti ragioni:

Che in data 01/12/2004, nel corso delle esecuzioni dei lavori sulla condotta della rete idrica proveniente dal dissalatore di Cala Pisana, si constava la fuoriuscita, al momento del taglio della tubazione, di acqua mescolata a sostanze oleose;
Dalla relazione dell’ARPA Sicilia del 22/03/2005 è emerso che la falda di acqua dolce della zona di Cala Pisana subiva da diversi anni inquinamenti da idrocarburi; e che da circa tre anni la SOFIP decise di utilizzare l’acqua di due pozzi scavati all’interno dello stabilimento, senza valutare il rischio di interazione con la falda di acqua dolce;
Tutto questo mostra come per lungo periodo la SOFIP, mettendo a repentaglio la salute pubblica, non ha effettuato adeguati controlli sulla qualità dell’acqua erogata essendo invece tenuta a garantire i parametri di legge ai sensi della convenzione intercorsa con la Regione Siciliana”

Questa stessa delibera di giunta, dopo avere certificato il richiesto intervento della Regione Siciliana ai fini della recissione della convenzione ha riconosciuto che “grazie anche all’intervento dell’Amministrazione Regionale si sia provveduto a ripristinare condizioni di regolare erogazione di acqua potabile”.
Con delibera n.1 in data 22 gennaio 2008 la nuova giunta comunale, ma in composizione diversa ha invece dato il “passi” alla convenzione stessa, subito dopo stipulata con detta SOFIP, non tenendo conto che il TAR Sicilia, a fronte di un ricorso azionato da questa stessa società (n 1309/2006) ai fini della stipula della convenzione stessa, con ordinanza n 200600839 aveva rifiutato la sospensiva riguardante appunto il rifiuto di negoziare della medesima Amministrazione Comunale, citandosi, al contrario, il provvedimento giudiziale n 756/2005 di segno favorevole per la SOFIP, ma riguardante un pregresso analogo contenzioso antecedente all’inquinamento di cui è cenno nella precedente deliberazione di Giunta in data 24 marzo 2006.

Nel 2008 viene nuovamente rilevato l’inquinamento di pozzi e dell’area di cala pisana e copia della relazione dell’arpa viene inviata alla SELIS, al sindaco di Lampedusa, All’agenzia regionale dei rifiuti e delle acque e alla provincia di Agrigento.
Inoltre il sig. Maggiore Vincenzo ha fatto diverse denunce a diversi enti. Nessuno può dire di non conoscere la situazione.

Lei sapeva che la SOFIP ha inquinato ed erogato l’acqua pubblica di Lampedusa ?

Come è possibile che venga affidato un nuovo impianto per la dissalazione dell’acqua da parte della Regione Sicilia, a chi ha inquinato e distribuito l’acqua ai lampedusani ?

Come è possibile che chi ha fatto questi crimini, che sono documentati e denunciati, venga premiato addirittura dalla presenza di un sottosegretario del governo, all’inaugurazione del nuovo impianto ?

COSTI DI GESTIONE SELIS

La SELIS per produrre energia elettrica a Lampedusa ha un costo di 13.827.639 euro (bilancio 2012) e che dalla vendita di energia elettrica sempre a Lampedusa ricava 3.953.208 euro (bilancio 2012). La SELIS ha dunque una perdita di 9.874.431.
Chi appiana il debito ? Sempre noi, attraverso l’Autorità Governativa nello specifico la Cassa Conguagli per il Settore Elettrico (tasse dei cittadini).
La maggior parte delle spese della SELIS sono relative all’acquisto di idrocarburi parliamo di cifre che si aggirano intorno ai 9 milioni di euro all’anno.
Praticamente lo stato paga la SELIS per comprare gasolio che sappiamo essere inquinante.

Questo è un problema che hanno tutte le isole minori , come fa notare il senatore del M5S Gianni Girotto con cui ci siamo sentiti ieri al telefono e con cui stiamo concordando alcune azioni
ecco cosa scrive nelle osservazioni inviate all’Autorità dell’energia

Non è più accettabile la continua emorragia di risorse pubbliche per alimentare sistemi elettrici vecchi ed inefficienti come quelli presenti sulle isole minori italiane, non connesse alla rete elettrica nazionale. Ogni anno i cittadini pagano in bolletta oltre 60 milioni di euro per l’energia prodotta da generatori diesel. Uno spreco che deve finire al più presto, investendo invece sulle energie rinnovabili,
Bisogna alimentare le isole minori con energia generata da fonti rinnovabili,come dimostrano esperienze come quella di Ginostra, sull’isola di Stromboli, e altri esempi in giro per l’Europa.
Oggi il costo del carburante Diesel, che viene rimborsato ai produttori locali risulta la voce più significativa nel conto economico delle imprese elettriche minori. Ma nel documento di indagine conoscitiva l’Autorità non ha preso nemmeno in considerazione l’opzione di intervenire con la sostituzione dei vecchi impianti con fonti energetiche rinnovabili.
Quest’ultima soluzione permetterebbe non solo di abbattere i costi, ma anche di limitare i continui rifornimenti con navi cisterne, riducendo così anche il rischio di gravi incidenti in mare. Senza contare che il consumo di carburante diesel inquina e non risponde agli obbiettivi europei per la lotta ai cambiamenti climatici.
Le nostre isole possono rappresentare un laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo di tecnologie e sistemi sostenibili, esportabile il tutto il mondo.

PROPOSTA

Ora pensiamo a cosa si potrebbe fare con 9 milioni di euro all’anno.
Noi paghiamo una bolletta altissima, con un servizio scadente, che inquina e senza investimenti sulla rete di distribuzione elettrica e in più lo stato paga 9 milioni di euro all’anno per comprare gasolio

Sappiamo che il MIUR il ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca ha finanziato un progetto su Lampedusa che è denominato SMART ISLAND che è coordinato dal CNR e in particolare dal dott. Francesco Petracchini . Progetto che è previsto dal 2014 al 2016 e che sulla carta ha molte buone intenzione tra cui il coinvolgimento della popolazione. A noi non risulta che questo coinvolgimento ci sia stato.

A che punto sono i lavori del progetto SMART ISLAND ?
Ci sono dei progetti comunali rispetto alla produzione e distribuzione di energia elettrica ?

La nostra idea è quella di creare una cooperativa che possa produrre e distribuire energia attraverso le fonti rinnovabili. Se lo stato spreca 9 milioni di euro all’anno per comprare gasolio dobbiamo pretendere che ne spenda altrettanti per garantire la sufficenza energetica dell’isola e nell’arco di pochi anni eliminare gli sprechi e l’inquinamento.E la gestione deve essere dei lampedusani.

RADAR

15/07/2014
A Lampedusa si svolgeva una conferenza di servizio per l’installazione di nuovi sistemi radar a Lampedusa nella zona di Capo Ponente. Alla conferenza era presente anche il sindaco di Lampedusa e Linosa. Nessuno ha notizie di questa conferenza.

16/07/2014
Esce per l’Espresso l’articolo Gli sbarchi non sono l’unico problema Lampedusa minacciata dalle onde radar di Piero Messina

03/10/2014
In un comunicato del sindaco al punto 1 si dice :
“Le notizie dei nuovi radar da installare sono false. L’Aeronautica Militare e la Marina Militare devono sostituire i 2 radar esistenti da 30 anni (si dimentica di dire che verranno sostituiti con radar nuovi e di diverso modello)!!! Nella conferenza di servizi del 15 luglio 2014 presso l’Aeronautica Militare non è stato approvato nessun progetto, proprio perché il comune e l’ASP 6 di Palermo hanno chiesto la valutazione d’incidenza ed il parere preventivo dell’ARPA per verificare l’entità delle radiazioni.La sicurezza e la salute dei cittadini viene prima di ogni altra esigenza per l’attuale amministrazione comunale che non approverà nel modo più assoluto impianti nocivi per la salute. Semmai sono le precedenti amministrazioni che dovrebbero spiegare ai cittadini cosa hanno fatto per impedire la militarizzazione dell’isola”

16/10/2014
Con un altro comunicato l’amministrazione comunale rende noto che “Nel marzo 2014 sono iniziati i lavori di sostituzione del sensore RAT-31SL a causa di usura meccanica causata dalla salsedine, con altro analogo. Durante tale fase è stato temporaneamente istallato un radar mobile AN/TPS-77”MATRA” .

IMPORTANTE :
E che “Per un ammodernamento sul territorio nazionale della rete dei Radar per la difesa aerea, entro la fine del 2014 inizieranno i lavori per la sostituzione del Radar RAT-31SL con il più moderno RAT_31DL che avrà consumi elettrici e potenze di emissione elettromagnetica ridotte di circa il 50% rispetto al suo predecessore, liberando così la banda di emissione ceduta al Ministero delle Telecomunicazioni per la trasmissione dati.”

A LAMPEDUSA SBARCA IL RADAR CHE SOSTITUIRA’ IL RAT-31SL

20/10/2014
Chiediamo i documenti relativi ai nuovi radar con una richiesta ufficiale (prot. N. 17760). Inoltre nella richiesta si chiedeva di avere l’accesso ai documenti relativi al radar in dotazione della Guardia di Finanza EL/M-2226 ACSR quello di capo grecale, e quello sito in zona Cavallo Bianco in dotazione alla Guardia Costiera. In particolare il radar della Guardia di Finanza che è già stato riconosciuto dannoso per la salute umana da diverse relazioni ed enti.
Viene negato l’accesso agli atti relativi ai radar ai consiglieri comunali di opposizione.

Inoltriamo una richiesta scritta al comando della G. di F. di Lampedusa per l’immediata rimozione del radar di Capo Grecale.
MAI RICEVUTA RISPOSTA DAL COMANDO DELLA G. di F. DI LAMPEDUSA.
_____________________________________________________________________

30/10/2014
Incontro con l’ammiraglio Dotti e esponenti dell’amministrazione comunale e di altre associazioni locali al comune di Lampedusa , un incontro che ha lo scopo di tranquilizzare le parti, ma che in concreto non produce nulla, almeno per ora.
Dove facciamo la proposta di un tavolo tecnico in cui possa partecipare anche Askavusa con i tecnici che stano seguendo la questione insieme al collettivo
L’ammiraglio Dotti prende l’impegno di proporre la cosa ai vertici dello Stato Maggiore e dopo non ne sappiamo più nulla.
In seguito, attraverso il legale che ci sta seguendo, abbiamo inviato una richiesta ufficiale alle autorità competenti per avviare un tavolo tecnico, come proposto a voce nella riunione del 30 ottobre 2014 al comune di Lampedusa.
Ma niente risposta

20/10/2014
viene presentata richiesta per accesso ai documenti ma niente risposte e il

31/10/2014 Viene ripresentata la richiesta per avere l’accesso ai documenti relativi ai radar. Nella richiesta si chiede anche : Il registro comunale delle “fonti” che emettono onde elettromagnetiche e il regolamento comunale sull’installazione di “fonti” che emettono onde elettromagnetiche.

12/11/2014
L’UTC risponde alla richiesta del collettivo Askavusa dicendo che :
Il comune non possiede un registro e un regolamento per quanto riguarda l’installazione di fonti che generano onde elettromagnetiche.
Che per quanto riguarda il radar di Capo Grecale non ci sono documenti all’ufficio tecnico, ne una richiesta, ne una concessione, ne uno studio sull’impatto ambientale.
Che i documenti relativi ai radar militari non possono ancora essere consegnati perche si aspetta il nulla osta dello stato maggiore.

Lei si era impegnata:
1 a farci avere i documenti (anche in versione digitale) che riguardano i radar militari
2 ad avviare uno studio autonomo sulle onde elettromagnetiche con il supporto di una univesrità
3 ad avviare i lavori per la redazione di un regolamento e di un registro per le installazioni di fonti di emissione di onde elettromagnetiche.

Di queste cose non è stato fatto niente

14/01/2015
Inviamo un altra richiesta al comune di Lampedusa e Linosa (Sindaco e capo Ufficio Tecnico) per chiedere: Informazioni sull’avvio di uno studio indipendente per quanto riguarda l’inquinamento elettromagnetico.
Notizie sull’avvio dei lavori per la redazione di un regolamento e registro comunali per l’installazione e il censimento di fonti di emissioni di onde elettromagnetiche.

Ad oggi non abbiamo risposta

15/11/2014
Inoltriamo una richiesta al Comandante della Guardia Costiera per chiedere di venire in possesso della documentazione relativa al radar di Cavallo Bianco in dotazione alla Guardia Costiera:
– Specifiche tecniche della postazione mobile
– Permessi per l’installazione della postazione mobile
– Uso e utilità della postazione mobile
– Casa di produzione e modello della postazione mobile.

17/11/2014
Il comandante della Guardia Costiera risponde alla richiesta:
…Si riferisce che la Postazione Mobile Carrata della Guardia Costiera, collocata presso la zona di Cavallo Bianco, è utilizzata da questo Comando come stazione remota e mobile della sola telecamera installata e che non prevede ad oggi alcun utilizzo del radar.
Ragione, quest’ultima, per la quale non si è in possesso di alcuna autorizzazione per l’impiego di fonti elettromagnetiche.
La postazione mobile carrata (PML) è denominata VTS Nazionale Fase II. SELEX – sistemi integrati

Dal 18/11/2014 al 20/11/2014 l’ARPA Sicilia esegue i rilevamenti dei campi elettromagnetici sull’isola di Lampedusa.

IMPORTANTE
22/11/2014 dopo 5 mesi dalla conferenza di servizi (meglio tardi che mai)

La Legambiente Sicilia ente gestore della Riserva Naturale Orientata da parere negativo per l’installazione dei nuovi sistemi radar a capo Ponente (luogo sottoposto a diversi vincoli) e chiede 20 documenti allo stato maggiore per potere proseguire l’istruttoria.
31/11/2014
Il collettivo Askavusa promuove un incontro per avviare le pratiche per un esposto alla procura della Repubblica in relazione al radar di Capo Grecale in dotazione alla Guardia di Finanza.
altre associazioni e isolani decidono di firmare l’esposto.

15/12/2014
L’esposto per il radar di Capo Grecale viene depositato alla Procura della Repubblica.

02/12/2014
L’ARPA Sicilia invia al collettivo Askavusa e al comune di Lampedusa e Linosa la relazione sui rilevamenti effettuati
Nella relazione si afferma che le emissioni rilevate sono nella norma e non sono dannose alla salute umana.

13/01/2015
Il comando generale della Guardia di Finanza risponde al collettivo Askavusa sul radar di Capo Grecale affermando sostanzialmente che non è pericoloso per la salute.

Sia per quanto riguarda la risposta della Guardia di Finanza sia per quanto riguarda la relazione dell’ARPA Sicilia il prof. Coraddu ha prodotto due risposte che smentiscono, su basi scientifiche entrambe le risposte. Abbiamo inviato i documenti del prof. Coraddu, anche all’amministrazione comunale ma non abbiamo mai avuto nessun tipo di comunicazione.

Chiediamo di venire in possesso dei documenti relativi a tutti i radar e antenne presenti sull’isola

Chiediamo a che punto è la realizzazione del regolamento interno e de registro per le fonti di emissione di onde elettromagnetiche

Chiediamo se sono stati avviati gli studi sulle onde elettromagnetiche a Lampedusa.

Lampedusa 22/02/2015

GRAZIE PER L’ATTENZIONE
GIACOMO SFERLAZZO collettivo Askavusa

Primo maggio SENZA PAURA a Lampedusa. Per un Mediterraneo di PACE !

21 feb

Primo maggio SENZA PAURA a Lampedusa

Nel momento in cui a Lampedusa stava crescendo una forte opposizione alla militarizzazione dell’isola, il TAR Sicilia si pronunciava sull’illegittimità della costruzione del MUOS e i primi turisti cominciavano a prenotare la loro vacanza a Lampedusa, con un tempismo perfetto è stato riproposto il solito copione trito e ritrito, che ha avuto l’effetto di far ottenere nuovi finanziamenti alla missione Triton: 18.250.000 euro che si vanno ad aggiungere agli oltre 150 milioni nell’ambito del Fondo sicurezza interna per le frontiere e ai 30 milioni per l’emergenza migrazioni post ottobre 2013. L’ennesima strage davanti alle coste libiche ha rinnovato l’uso strumentale di Lampedusa da parte dei media e della politica, come ormai avviene peridodicamente da anni e con un’ accelerazione inquietante dal 2011. Un’ennesima strage davanti alle coste libiche ha rinnovato l’uso strumentale di Lampedusa da parte dei media e della politica. Alla solita sceneggiata si è aggiunto lo spauracchio dell’ISIS: un’organizzazione criminale creata da servizi segreti statunitensi ed israeliani, così come dimostrano varie fonti attendibili tra cui le foto del senatore McCain con il capo dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi. Anche Hilary Clinton ha dichiarato pubblicamente il sostegno da parte degli Stati Uniti a vari gruppi jihadisti, dall’Afganistan fino ad arrivare alla Siria.

La principale fonte che riporta i comunicati ed i video dell’ISIS, il SITE, è un’agenzia privata diretta dalla giornalista (ex militare dell’esercito israeliano) Rita Katz, che con il finanziamento di intelligence Usa e gruppi economici, filtra alla stampa il pensiero dei jihadisti e i cui commenti sono riportati acriticamente dalle agenzie di stampa di tutto il mondo (per chi volesse approfondire http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10598).

I giornalisti italiani, cosi come da anni raccontano una serie di falsità sull’isola di Lampedusa, danneggiando l’economia locale, allo stesso modo raccontano altrettante menzogne sull’ISIS e sulle sue presunte minacce terroristiche. In questo modo siamo tutti costretti a subire una condizione di paura che ci farà accettare, e in alcuni casi anche chiedere, interventi millitari e la militarizzazione dell’isola. Ci sono vari esempi su come la stampa abbia mentito spudoratamente: l’ultimo ed eclatante è l’uso di LERCIO (sito satirico) come fonte di uno dei quotidiani più letti d’Italia, «la Repubblica», per alimentare la paura dell’ISIS con palesi menzogne. Alcuni degi effetti più evidenti della disinformazione intorno alla questione dei nuovi “sbarchi” e dell’estremismo islamico, sono dunque stati il rifinanziamento di un’ennesima operazione militare nel Mediterraneo e la creazione di un clima di paura facilmente sfruttabie per riprogrammare e giustificare un nuovo e criminale intervento armato in Libia.

Per quanto riguarda a questione migratoria assistiamo così all’ennesima farsa, per cui l’Europa sembrerebbe non essere in grado di gestire diversamente un fenomeno che lei stessa, in realtà, contribuisce a rendere quello che è.

Bisogna drasticamente porre fine ad una politica economica di spoliazione, di impoverimento e di sfruttamento dei paesi di origine dei flussi migratori: il neocolonialismo provoca guerre, genocidi, crisi politiche che asservono interi territori agli interessi occidentali, provocando lo spostamento di milioni di persone e mascherando spesso il tutto con la copertura di interventi “umanitari”.

Si dovrebbe guardare ad una politica estera che riconosca la sovranità politica ed economica di territori che altrimenti vengono trasformati in nuove colonie controllate dagli interessi dominanti. Occorre superare drasticamente la logica perversa per cui i migranti – costretti a raggiungere l’Europa solo con pericolosi viaggi gestiti da organizzazioni criminali internazionali – sono destinati a diventare una massa subalterna e sfruttabile nel territorio europeo. È ormai imprescindibile che l’Europa ripensi totalmente un sistema perverso che alimenta la logica dell’emergenza, dello sfruttamento e della sottrazione di spazi politici sia dei migranti che degli stessi cittadini europei.

Una diversa normativa che superi gli accordi di Dublino e permetta di raggiungere normalmente i territori europei – per chi intende cercarvi lavoro o per coloro che si sottraggono a condizioni umanitarie critiche – eviterebbe l’assurdo ricorso ai costosissimi viaggi “irregolari”. Tutto ciò impedirebbe di alimentare l’enorme dispositivo emergenziale militare e amministrativo che, giustificato per gestire un’eccezionalità posticcia, è diventato negli anni uno strumento di controllo politico e sociale, oltre che un ingranaggio finalizzato ad estrarre profitti. Le ingenti risorse che in questi anni sono state assorbite dal complesso militare, dai Centri di permanenza, dalle ordinarie “emergenze”, potevano tranquillamente essere destinate a ben altro, a sostenere le economie che invece sono strozzate dalla finanza internazionale tramite la minaccia del debito.

La stessa logica che vuole pretestuosamente imporre la militarizzazione nella gestione delle migrazioni, è quella che militarizza la Val Susa e che sequestra un territorio come quello di Lampedusa, trasformandolo in una portaerei nel centro del Mediterraneo.

Da quanto appena detto rilanciamo l’esigenza di dare vita ad una lotta contro le servitù militari sull’isola di Lampedusa. La centralità strategica dell’isola impone di sviluppare un’analisi ampia che riceva l’appoggio e la solidarietà di un fronte di lotta altrettanto vasto. Da Lampedusa passa la possibilità di ribadire l’esigenza di una sovranità politica di un paese che è ormai succube dei voleri atlantici. I radar e le basi militari di Lampedusa sono un tassello importante di un mosaico di morte e di guerra che comprende anche il MUOS di Niscemi, Sigonella e le decine di basi disseminate sul nostro territorio. L’economia dell’isola, la sua popolazione, la salute dei suoi abitanti devono essere al centro di un percorso di lotta e di mobilitazione. Tale percorso deve vedere la partecipazione di quanti, nei propri territori, rilanciano con forza l’analoga esigenza di non soccombere ad un progetto di governance che sta provando a ridisegnare gli equilibri politici, sociali ed economici delle società europee e di cui il renzismo è, in Italia, il grottesco e asservito paradigma politico.

Questa nuova “strategia della tensione” crea da anni sull’isola una grave crisi, compromettendone gli equilibri economici e sociali. A fronte di medaglie, premi, onorificenze, commozioni televisive e lacrime di coccodrillo, i diritti fondamentali degli isolani (scuole, trasporti, salute, caro carburante, caro energia elettrica, acqua potabile, etc…) vengono sempre più negati. Riteniamo che tale processo sia finalizzato allo scoraggiamento della vita sull’isola, in modo da favorirne così un uso militare sempre più esclusivo.

Crediamo sia dunque fondamentale lanciare un appello da Lampedusa, per dare vita ad una giornata di lotta che dia un segnale forte e che costituisca un primo passo di un percorso che sappiamo essere lungo e articolato.

Trasformiamo il prossimo primo maggio in un’occasione per ribadire con forza:

  • il rifiuto della politica neocoloniale europea;

  • la ridefinizione radicale delle normative sulla migrazione con conseguente regolarizzazione dei “viaggi”;

  • il rifiuto delle strategie di militarizzazione dei territori;

  • il rifiuto dell’uso della paura come strumento per giustificare scelte politiche altrimenti inaccettabili.

Vogliamo che Lampedusa sia un’isola di pace e di dialogo, dove gli abitanti siano liberi di vivere e di autodeterminarsi decidendo liberamente le modalità di sviluppo della propria comunità.

Primo maggio a Lampedusa: per un Mediterraneo di pace e senza paura

per info: askavusa@gmail.com

La manifestazione sarà organizzata solo attraverso autofinanziamento e contributi dal basso, senza finanziamenti istituzionali.

Per contribuire alla realizzazione dell’iniziativa potete versare sul conto corrente intestato all’associazione culturale Askavusa, specificando la causale “Primo maggio a Lampedusa” (IBAN: IT72L0359901899050188528705)

Primo maggio a Lampedusa: per un Mediterraneo di pace e senza paura

L’esteso deserto della disonestà intellettuale

19 feb

L’associazione Askavusa denuncia la disonestà intellettuale dell’artista Massimiliano Gatti nell’ambito del progetto fotografico  “Lampedusa o dell’esteso deserto” , in mostra presso la Fondazione Lercaro di Bologna in occasione dell’edizione ArteFiera 2015.

 

In data 19 Dicembre 2012, il Sig. Massimiliano Gatti, autore del progetto fotografico “Lampedusa o dell’esteso deserto” – in mostra presso la Fondazione Lercaro di Bologna dal 21 gennaio all’8 marzo 2015 in occasione di ArteFiera – contattò la nostra associazione per chiedere accesso al nostro archivio di oggetti appartenuti ai migranti passati da Lampedusa, che avevamo recuperato nel corso degli anni dalla discarica di Lampedusa. L’impegno del Sig. Gatti era di “diffondere insieme al progetto fotografico i loghi e tutte le informazioni relative alla storia e all’attività del Museo delle Migrazioni di Lampedusa sia nelle mostre che nelle eventuali pubblicazioni cartacee (cataloghi), concordando i dettagli e le modalità di volta in volta con i responsabili del Museo”. Inoltre, si impegnava a “cedere una percentuale dei ricavati delle attività relative a questo lavoro fotografico dell’associazione Askavusa per il progetto del Museo delle Migrazioni di Lampedusa a titolo di sostegno.”

 

Dopo aver spedito una scatola piena di oggetti al Sig. Gatti, non abbiamo più saputo niente di lui né del suo progetto. Diversamente da quanto detto, inoltre, il Sig. Gatti non ha mai messo piede sull’isola. Oggi, con nostra grande sorpresa, scopriamo che il progetto è presentato presso la Fondazione Lercaro di Bologna nell’ambito di ArteFiera 2015, dopo aver vinto il Premio Arti Visive San Fedele 2013 ed essere arrivato in finale al Premio Combat 2013.

Inoltre, lo stesso progetto ha partecipato nel 2014 al Festival Circulation(s) di Parigi, di nuovo senza alcun riferimento alla nostra associazione e al lavoro da noi svolto negli anni.

Rendiamo noto che il Sig. Gatti ha disatteso a tutti gli impegni presi. Sul suo sito, infatti, non esiste nessun riferimento alla storia e all’attività del Museo Delle Migrazioni (oggi Porto M). In questi anni, inoltre, non vi è stata alcuna comunicazione relativa allo sviluppo del progetto. Per non parlare dei ricavati, di cui sicuramente il nostro spazio non ha ricevuto nessun tipo di sostegno.

Non riconoscendo il nostro diritto di proprietà intellettuale e omettendo deliberatamente la storia di questi oggetti il Sig. Gatti ha stravolto il significato culturale, sociale e politico del lavoro che conduciamo da anni. Lampedusa e i migranti sono oggi un argomento “caldo” e molto richiesto da giornali, televisioni e da chi si occupa di cultura. Cedere alla tentazione di parlare di queste cose è facile; più difficile è darne una rappresentazione che non sia distorta, semplicistica e, in alcuni casi, dannosa per chi vive tutto questo sulla propria pelle. Crediamo che il Sig. Gatti abbia ceduto a questa tentazione, aggiungendo al suo portfolio un po’ di finto umanitarismo e ipocrisia nel nome di Lampedusa, così suscitando l’interesse di molti e assicurandosi una mediocre carriera nel campo della cosiddetta “Arte sociale”.

Siamo indignati e amareggiati e ribadiamo con forza che il Collettivo Askavusa di Lampedusa non supporta affatto questo progetto e anzi demarca la sua distanza da qualsiasi opera artistica prodotta dal Sig. Gatti. Invita inoltre chi si occupa di arte e cultura a non dare spazio e visibilità a chi, facendo proprio il lavoro di altri, usa il dolore delle persone per fare carriera.

Per maggiori informazioni sul progetto Porto M, rimandiamo al sito www.portommaremediterraneomigrazionimilitarizzazione.wordpress.com

Di seguito un’intervista rilasciata al Festival Circulation(s) in cui il Sig. Gatti presenta in modo poco chiaro il suo lavoro. Neanche qui, infatti, troviamo alcun cenno a Porto M e alla sua storia né tantomeno all’impegno del Collettivo Askavusa nel dare un senso ad ogni oggetto da noi ritrovato a Lampedusa.

 

Associazione Askavusa di Lampedusa

Lampedusa, 19 Febbraio 2015

 

FRA

Le vaste désert de la malhonnêteté intellectuelle

Le 19 décembre 2012, Monsieur Gatti, auteur du projet photographique “Lampedusa or the extended desert”, contactait notre collectif.

Il demandait l’accès aux archives des objets ayant appartenu aux migrant-e-s passé-e-s par l’île de Lampedusa, et récupéré par notre collectif dans les décharges de l’île, ces dernières années.

Un colis avec des objets lui a alors été envoyé pour la réalisation de son projet photographique.

Monsieur Gatti s’engageait à “diffuser avec le projet photographique, le logo et toutes les informations relatives à l’histoire et aux activités du Musée des Migrations de Lampedusa (actuel Porto M) lors d’expositions et d’éventuelles publications (catalogues), en fixant les détails et les modalités lors de chacune de ces occasions avec les responsables du Musée”.

Par ailleurs, il s’engageait à “céder 15% (net de taxes) des bénéfices des activités relatives à ce travail photographique, à titre de soutien, au collectif Askavusa pour le projet de Musée des Migrations de Lampedusa”.

Aujourd’hui, c’est avec grande surprise que nous découvrons que le projet a été présenté à l’occasion de votre festival et d’un autre événement à Bologne, “ArteFiera 2015″; et cela, après avoir gagné plusieurs prix (Premio Arti Visive San Fedele 2014; Premio Combat 2013).

Par la présente, nous souhaitons vous informer que contrairement à ce que prétend Monsieur Gatti, ce dernier n’a jamais été à Lampedusa et a trahit les engagements pris avec le collectif Askavusa.

En effet, aucune référence à l’histoire et aux activités du Musée des Migrations (aujourd’hui Porto M) ne sont présentes sur son site. Nous n’avons pas été informés des suites du projet, et le Porto M n’a reçu aucun soutien de la part de Monsieur Gatti.

Nous estimons qu’en omettant délibérément de raconter l’histoire de ces objets, Monsieur Gatti a subvertit le sens culturel, social et politique du travail que nous menons depuis plusieurs années.

L’île de Lampedusa et les migrant-e-s constituent un thème particulièrement traité tant par les media que par les artistes. Cependant, raconter Lampedusa, témoigner et produire sur ce sujet – sens céder au sensationnel – n’est pas une tâche facile. Force est de constater que de nombreux projets donnent une représentation simplifiée, erronée, parfois même nuisible à celles et ceux qui vivent cette réalité au quotidien.

Nous estimons que Monsieur Gatti a cédé à la tentation de réaliser un travail sur une thématique attrayante, lui permettant de gagner du crédit, sans pour autant répondre aux exigences d’un travail artistique et social honnête.

Nous sommes affligés et ressentons la nécessité de vous informer de ces faits.

Le Collectif Askavusa de Lampedusa ne soutient donc aucunement ce projet photographique et prend ses distances vis à vis de toutes les oeuvres de Monsieur Gatti.

Nous invitons, par ailleurs, les acteurs des secteurs artistique et culturel à refuser de donner plus de visibilité aux personnes qui, au détriment du travail des autres, profitent de la sensibilité d’un tel sujet pour faire carrière.

 

Pour plus d’information sur le projet Porto M, nous vous renvoyons à notre site:

www.portommaremediterraneomigrazionimilitarizzazione.wordpress.com

Collectif Askavusa

Un’altra strage targata UE

12 feb
Domenica 8 febbraio 2015 la Guardia Costiera di Roma ha ricevuto una prima richiesta di soccorso da parte di un gommone con più di cento persone a bordo, naufragato a poche miglia dalla costa libica in condizioni  meteo proibitive. All’arrivo sul posto sul gommone indicato sono stati ritrovati  7 morti per assideramento e durante  il trasferimento verso Lampedusa altri 22 persone sono morte assiderate. I superstiti, che sono stati trasferiti al centro di accoglienza di Lampedusa, hanno  avvertito la Guardia Costiera spagnola della presenza di altri 3 gommoni, ognuno con circa 100 persone a bordo. Hanno dichiarato, inoltre, di essere stati costretti con le armi a intraprendere il viaggio. Si stima che i morti assiderati e i dispersi siano 231 secondo i dati ufficiali, ma potrebbero essere più di 300. Una grande anomalia salta all’occhio: per quale motivo 400 persone vengono a forza costrette a imbarcarsi sui dei gommoni per affrontare il viaggio in condizioni avverse (si parla di onde di 9 metri e mare forza 7)?
Proprio come per il 3 Ottobre 2013, queste stragi forniscono il pretesto per riproporre le stesse retoriche ipocrite e ridondanti: la necessità di maggiori investimenti militari per il controllo delle frontiere e per le politiche sicuritarie, l’inadeguatezza delle operazioni militari in atto, l’accelerazione del processo di delocalizzazione delle politiche di controllo delle frontiere nei paesi di partenza e dunque il rilancio di nuove politiche interventiste in queste aree.Ancora una volta respingiamo fortemente queste narrazioni che omettono deliberatamente un’analisi delle cause che spingono queste persone a partire.Rifiutiamo le lacrime di coccodrillo di quegli attori internazionali (UE, NATO…) che sono i principali responsabili della destabilizzazione di interi territori e, di conseguenza, della morte di chi è costretto a fuggire in clandestinità.

Dietro le politiche migratorie si nascondo le solite ambizioni neo-colonialiste e imperialiste, spinte dagli interessi economici dell’industria bellica.Ribadiamo la necessità di smascherare le vere cause che provocano le migrazioni.

La libertà di circolazione per tutti e la fine di ogni tipo di ingerenza sono l’unica strada per evitare simili stragi in futuro.

Collettivo Askavusa
lampedusa, 12 Febbraio 2015Contatti:
Francesca Del Volgo:

 

ENG
Another massacre by EU

On Sunday, February 8th 2015, the Italian Coast Guard recieved a first distress call from a rubber boat with about 100 perople aboard, shipwrecked a few miles away the Libyan coast in extreme wather conditions. At they arrival, the Coast Guard found 7 people frozen to death, while 22 more people died during the transfer to Lampedusa. The survivors have been transferred to the Lampedusa reception centre. They informed the Coast Guard of the presence of 3 more rubber boats, carrying about 100 people each. Moreover, they declared they had been forced with weapons to leave from Libya. According to offical data, there would be 231 people dead or missing, but they could actually be more than 300. There is a big anomaly in this reconstruction: why 400 people should be forced to leave in such terrible weather conditions?

Just like after the shipwreck of October 3rd 2013, these disasters are just the excuse to reaffirm the usual deceiver and redundant rhetorics: the necessity to increase the military investments for the borders patrolling and for security policies; the inappropriateness of the existing military operations; the acceleration of the process of outsourcing of the policies of border patrol in the home countries and thus the relaunch of new interventionist policies in those territories.

We strongly reject these kind of narrations that deliberately omit an analisys of the causes pushing these people to leave their home countries.

We refuse the crocodile tears of those international actors (EU, NATO…) who are responsible of the destabilization of whole territories and, as a consequence, of the death of those who are forced to depart illegally.

Behind the migration policies there are neo-colonialist and imperialist ambitions, driven by the economical interests of the arms industry.

We reaffirm the necessity of revealing the real causes lying behind migrations.

The freedom of movement for everybody and the end of any kind of interference are the only way to avoid such slaughters in the future.

Collettivo Askavusa
Lampedusa, February 12th 2015Contacts:
Francesca Del Volgo:

askavusa@gmail.com

 
FRA

Une autre tragédie avec la matricule de l’UE

Dimanche 8 février 2015, les gardes-côtes de Rome ont reçu un premier appel au secours d’une centaine de personnes, à bord d’une embarcation en difficulté à quelques miles des côtes libyennes. Sur place, 7 personnes ont été retrouvées mortes de froid et lors du transfert vers l’île de Lampedusa, 22 autres personnes ont perdu la vie. Les survivants ont été conduits au centre d’accueil de Lampedusa et ont averti les gardes-côtes de la présence de trois autres embarcations, avec plus de cent personnes à bord de chacune d’elles. Les survivants ont par ailleurs déclaré avoir été contraints, par les armes, à entreprendre le voyage. Les chiffres officiels estiment que 231 personnes sont mortes de froid ou disparues, mais elles pourraient être plus de 300. Une anomalie saute aux yeux: pour quelles raisons 400 personnes seraient contraintes à embarquer sur des bateaux de misère pour affronter une traversée dans des conditions aussi périlleuses (l’on parle de vagues de 9 mètres et d’une mer force 7) ?

Tout comme le 3 octobre 2013, ces drames fournissent un prétexte à la formulation de rhétoriques hypocrites et redondantes: la nécéssité d’un plus grand engagement militaire pour le contrôle des frontières et en faveur de politiques sécuritaires; l’inadéquation des opérations militaires en cours; l’accèleration du processus de délocalisation du contrôle des frontières dans les pays de départ; et donc le lancement de nouvelles politiques interventionnistes dans ces régions.

De nouveau, nous rejetons avec force ces narrations qui omettent délibérément d’analyser les causes qui poussent ces personnes à partir.

Nous refusons les larmes de crocodile des acteurs internationaux (UE, ONU, OTAN…) qui sont les principaux responables de la déstabilisation de territoires entiers, et par conséquent, de la mort de celles et ceux qui sont contraint-e-s de fuir dans la clandestinité.

Derrière les politiques migratoires se cachent les habituelles ambitions néo-colonialistes et impérialistes, motivées par les intérêts économiques de l’industrie belliqueuse.

Nous réaffirmons la nécessité de démasquer les causes réelles qui déterminent ces migrations. La liberté de circulation pour tou-te-s et la fin de tout type d’ingérence constituent la seule voie à suivre pour éviter des drames similaires dans le futur.

Collettivo Askavusa,

Lampedusa, 12 février 2015
Contact:

Francesca Del Volgo:

askavusa@gmail.com
WEB >> https://askavusa.wordpress.com/2015/02/12/unaltra-strage-targata-ue/

ANCORA MORTI NEL MEDITERRANEO (CON UN TEMPISMO PERFETTO)

10 feb

I migranti sono stati trovati su una piccola imbarcazione al largo di Lampedusa c.a. 100 persone quasi tutte assiderate, 7 già morti. Nel trasferimento verso l’ isola di Lampedusa altri 22 sono giunti morti assiderati. Anche gli altri 20  vivi sono stati portati a Lampedusa nel centro di accoglienza. I 29 morti sono stati portati all’aeroporto vecchio. Le condizioni climatiche erano proibitive per qualsiasi imbarcazione e ci sembra strano come queste persone abbiano tentato il viaggio.

Proprio come dopo il 3 ottobre il coro unanime dei politici europei (servi NATO/USA)  imputa la strage alla fine di Mare Nostrum. Proprio come dopo il 3 ottobre, nessuno parla delle cause che spingono queste persone a partire, della produzione di armi da parte degli stati europei, dei 10 radar di Lampedusa che provocano tumori ai lampedusani, delle politiche estere dell’Europa/NATO (sotto spinta degli USA). Di questo non sentiremo parlare.

Ma vediamo gli eventi prima e dopo dell’ennesima tragedia:

TEMPISMO PERFETTO

- 6 febbraio: medaglia da parte della Croce Rossa ai Lampedusani per l’accoglienza etc etc…..

In realtà questa medaglia serve solo alla Croce Rossa che probabilmente vorrebbe entrare nella gestione del centro. Noi Lampedusani non abbiamo scuole, ospedale, paghiamo la benzina più cara d’Europa, paghiamo la bolletta elettrica carissima, etc etc etc Tra i crocerossini lampedusani anche persone che avevano partecipato a settembre 2011 al pestaggio dei tunisini dopo il rogo del centro di “accoglienza”

- 8 febbraio: a Lampedusa scendevano i camion della Marina battaglione san Marco che portava via pezzi dell operazione Mare Nostrum

camion miitare – 9 febbraio: una piccola imbarcazione al largo di Lampedusa c.a. 100 persone quasi tutti assiderati, 7 già morti, nel trasferimento verso l isola di Lampedusa altri 22 sono giunti morti assiderati. Anche gli altri 20 vivi sono stati portati a Lampedusa nel centro di accoglienza. I 29 morti sono all’ aeroporto vecchio.

- 10 febbraio:

Laura Boldrini “fine Mare Nostrum provoca morti”

Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, commentando la morte dei profughi. “E’ la prova che Triton non è Mare Nostrum – dice ancora il sindaco – Siamo tornati indietro”.

Nessuno parla delle cause per cui scappano queste persone, nessuno parla della politica estera dell’Unione Europea, tutti a  rimpiangere le navi della Marina Militare.

Proprio come dopo il 3 ottobre, ancora una volta la scelta è militarizzare…. AFFARI PER L’INDUSTRIA MILITARE, POSIZIONAMENTO STRATEGICO NEL MEDITERRANEO,OPINIONE PUBBLICA CONVINTA CHE LA SOLUZIONE E’ MARE NOSTRUM.

LAMPEDUSA PUO ‘ ESSERE UN FARO PER IL MEDITERRANEO SOLO SE COMINCIA A PORRE L’ATTENZIONE SU QUESTI TEMI, ALTRIMENTI CONTINUERA’ AD ESSERE UN IMPORTANTE PUNTO STRATEGICO MILITARE SOTTO LO SCACCO DELLA NATO/USA FUNZIONALE ALLE STRATEGIE DI MORTE E GUERRA DELL’IMPERIALISMO.

Gli edifici scolastici a Lampedusa e il mancato rilascio dei documenti da parte dell’amministrazione comunale.

9 feb

Gli edifici scolastici a Lampedusa versano in una situazione di degrado da tempo e si sono fatte svariate denunce e solleciti a tutti i livelli, ma la situazione resta invariata e gli studenti lampedusani vivono una situazione di disagio. Ci chiediamo a cosa servano le tante medaglie che continuano ad appuntarci, quando i diritti fondamentali dei lampedusani vengono calpestati quotidianamente. Ci chiediamo a chi servano queste medaglie, a noi sicuramente no.

Nel 2013 viene richiesta al comune da parte di alcune mamme, l’accesso agli atti per quanto riguarda tutti gli edifici scolastici , compreso gli ex uffici dell’ENAC in cui ancora oggi fanno scuola le classi delle quinte elementari.

La richiesta fu indirizzata alla preside e al comune.

A questa richiesta non ci fu mai risposta ne da parte della scuola ne da parte del comune.

INTANTO IL TERMINE DELLA RISPOSTA ERA SCADUTO.

Il 15 settembre 2014 fu fatta una nuova richiesta direttamente al comune di Lampedusa e Linosa dove si richiedeva nuovamente l’accesso agli atti di tutti i documenti relativi agli edifici scolastici.

ANCHE IN QUESTO CASO NESSUNA RISPOSTA.

Il 15 di novembre del 2014 si scrive alla: commissione per l’accesso ai documenti amministrativi che è un dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri 

questa è la risposta della commissione:

i soggetti di cui l’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto

di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24”

A differenza dell’accesso della seconda specie, qui l’interesse del richiedente considerato dallo stesso legislatore in re ipsa, nel senso che la stessa partecipazione al procedimento o la circostanza dell’efficacia diretta o indiretta di un provvedimento nei confronti di un soggetto a conferirgli la leggittimazione a prenderne visione o ad estrarne copia. Tale inquadramento, riferibile al caso di specie, rende ileggittimo il silenzio-rigetto formatosi sull’istanza dell’odierna ricorrente e di conseguenza meritevole di accoglimento proposto

La commissione accoglie il ricorso e per l’effetto e invita l’amministrazione a riesaminare, entro trenta giorni la questione sulla base delle considerazioni svolte.

SONO SCADUTI NUOVAMENTE I TERMINI MA NIENTE RISPOSTE DA PARTE DEL COMUNE DI LAMPEDUSA E LINOSA.

Il comune di Lampedusa e Linosa ha ricevuto milioni di euro da parte di Berlusconi e Letta (cosi ci dicono) le domande sono:

Come si stanno impiegando questi soldi ?

Che cosa sta facendo il comune per gli edifici scolastici ?

C’è un progetto per gli edifici scolastici ?

Perché come abbiamo sentito dalla bocca del sottosegretario Del Rio i soldi ci sono ma non vengono erogati per mancanza di progetti.

Il comitato delle mamme aveva proposto al comune la realizzazione di una scuola ecosostenibile che sarebbe realizzabile in tempi brevi, e che userebbe materiali ed energia sostenibile, di cui ci sono già diverse esperienze in Italia e all’estero.

E’ stato contatto l’architetto Gianluca Perottoni di ViTre studio che ha già realizzato una scuola elementare ecosostenibile a Soliera a Modena il quale si era messo a disposizione per capire la situazione di Lampedusa, è stata contattata anche la ditta che ha realizzato il progetto il gruppo Rubner.

L’edificio scolastico che ha ricevuto la menzione speciale al Premio sostenibilità 2013. Dal punto di vista della sostenibilità, la scuola vanta la Classe energetica A  grazie al sistema costruttivo in legno e al pacchetto di copertura in legno lamellare. Sul tetto, l’installazione di pannelli fotovoltaici permette di risparmiare circa il 40% dell’energia unitamente ad un sistema di riscaldamento basato sull’impiego di una pompa di calore aria–acqua.

Sostenibili gli stessi tempi di progettazione esecutiva che si sono protratti per soli 11 giornialtrettanto brevi quelli di realizzazione pari a circa 50 giorni lavorativi che hanno visto nascere una struttura efficiente a tutti gli effetti.

Costo UN MILIONE E MEZZO DI EURO è si realizzata una scuola che è frequentata da 300 bambini.

Le nostre scuole sono fatiscenti e pericolose, ci auguriamo che non accada mai nulla di grave. Crediamo che si debba intervenire immediatamente con un progetto per una scuola nuova ed ecosostenibile vista la gravità della situazione e pretendiamo di sapere se gli edifici scolastici di Lampedusa siano agibili, pretendiamo di prendere visione di tutti i documenti relativi agli edifici scolastici. Se le scuole non sono agibili vanno chiuse e si deve procedere immediatamente alla realizzazione di un progetto per una nuova scuola a Lampedusa da realizzare durante l’estate.

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