Tutto Grasso che cola.


Giorno 8 luglio ci sarà a Lampedusa l’ennesima visita ufficiale all’interno dell’Hotspot.

In principio furono il Presidente della Repubblica e Richard Gere Il bello, che hanno mostrato al mondo quanto sia pulito e confortevole l’Hotspot dell’isola. Il tutto ovviamente per rassicurare quanti avrebbero potuto interrogarsi dopo le proteste di un gruppo di “migranti” che denunciava le condizioni pessime delle strutture alloggiative dell’Hotspot e di avere subito violenza da parte della Polizia per imporre il rilascio delle impronte digitali.

Video sulla protesta (Libera Espressione)

 

Dopo aver oscurato ogni notizia delle proteste, del successivo incendio di uno dei padiglioni dell’Hotspot ad opera di un gruppo di tunisini che non voleva essere rimpatriato e aver fatto tornare i “migranti” docili destinatari delle nostre amorevoli cure umanitarie, è ora giunto il momento della seconda carica dello stato, del presidente del Senato Grasso. Perché qui non si bada a spese.

 

Da sempre il centro di detenzione per migranti a Lampedusa è un luogo in cui si fa profitto sulle persone e in cui si sperimentano pratiche di controllo e repressione giustificando così la massiccia presenza militare sull’isola. Contemporaneamente una tale realtà viene invece rappresentata e narrata dai mezzi d’informazione come un simbolo di accoglienza, di umanità e di rispetto dei diritti umani.

 

Qualche giorno prima di ogni visita ufficiale il centro viene svuotato e ripulito e non si verificano nuovi arrivi fino alla fine della visita. Fatto quest’ultimo che conferma come gli “arrivi” e i trasferimenti dei “migranti” a Lampedusa non siano il frutto di una cieca casualità ma di una volontà politica che ha scelto l’isola come frontiera dell’UE e palcoscenico mediatico.   Quando l’attenzione di Tv e giornali viene meno l’ente gestore del centro (Misericordie) ricomincia a massimizzare i profitti attraverso il sovraffollamento, i lunghi tempi di permanenza e la sistematica inadempienza degli standard minimi previsti dall’appalto.

 

Sappiamo che i minori vivono spesso in promiscuità con gli adulti e che i servizi igienici del settore dei minori sono stati chiusi dopo che per settimane da uno dei bagni al primo piano colava urina al pian terreno in una stanza dove dormivano una parte dei “migranti”.

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Il tetto da cui si infiltrava l’urina del bagno dei minori. Evidenti i segni di rugginer che testimoniano la persistenza dell’infiltrazione.

 

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Sulla sinistra il materasso ricoperto di urina colata dal soffitto.

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Particolare del materasso sudicio.

I minori sono costretti a urinare in bottiglie di plastica o a usare i bagni degli adulti che sono quasi sempre allagati, e versano in condizioni igienico-sanitarie pessime.

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In questa foto e nella seguente – bottiglie di plastica contenente urina, abbandonate negli spazi antistanti l’Hotspot.

 

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La permanenza dei minori è spesso prolungata oltre il mese. Questo è giustificato ufficialmente dalla scarsa disponibilità di strutture per minori nel territorio nazionale ma crediamo non sia indifferente il fatto che per ogni minore l’ente gestore riceva 90 euro al giorno contro i 35 euro ad adulto.

Proprio in coincidenza delle ultime visite ufficiali abbiamo visto una particolare attenzione dei mezzi d’informazione verso i minori “migranti” non ultima l’esposizione dell’opera di Caravaggio e l’appello all’adozione della piccola orfana data in pasto alle telecamere.

 

Chissà come Caravaggio avrebbe dipinto l’urina sulla testa dei bambini? 

Così tanti critici d’arte e neppure un idraulico…….

 

Sappiamo con certezza che l’informativa sulla richiesta d’asilo politico e protezione umanitaria dovrebbe essere personalizzata e avvenire su tre diversi momenti:

1.        prima della pre-identificazione;

2.        prima delle impronte;

3.       dopo le impronte.

In realtà una tale procedura non viene mai integralmente garantita a tutti con le modalità previste.

Questo stato di cose che si trascina dal 2006 permette da un lato di salvare la facciata della difesa dei diritti umani tramite l’accreditamento delle ONG all’interno dell’Hotspot e dall’altro fa in modo che tutto proceda in un’emergenza continua che sarà giustificata dalla scarsità di personale a fronte dell’alto numero di potenziali richiedenti asilo/protezione.

Contrariamente a quanto ufficialmente dichiarato dalle ONG che operano all’interno dell’Hotspot, le procedure informative possono anche non essere effettuate in base alla nazione di provenienza.

Ultimo caso quattro tunisini arrivati a Lampedusa qualche giorno fa e già trasferiti, a cui non è stata garantita sicuramente l’informativa prima della pre-identificazione e prima delle impronte.

 

Inoltre tali operazioni vengono ostacolate sistematicamente da agenti di Frontex che disturbano le procedure di informativa allo scopo di impedirne la comprensione  ai “migranti”.

Nel caso in cui i migranti non vogliano rilasciare le impronte si stanno sperimentando alcune forme di convincimento che sono vicine alla tortura: si sono verificati casi di piantonamento giorno e notte su una panchina all’aperto di una o più persone compresa una donna incinta.

 

Almeno da un paio di anni all’interno del centro la Misericordia impiega solo un medico e un infermiere che lavorano sette giorni su sette con la possibilità di essere chiamati a qualsiasi ora del giorno e della notte e che vivono all’interno dell’Hotspot.

All’interno dell’Hotspot non vi è una mensa e i pasti vengono consumati dove capita.

I pasti consistono in pochi piatti: riso al pepe o maccheroni al pomodoro per quanto riguarda i primi e uova sode o carne e verdure lesse come secondo. 

I materassi di gommapiuma sono senza lenzuola e infestati da acari e altri insetti e non vengono puliti in maniera adeguata mentre materassi nuovi e imballati stazionano all’aperto.

Gli impianti elettrici e dell’acqua sono fatiscenti, alcuni “migranti dormono spesso all’aperto.

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Immagini sulle reali condizioni dell’Hotspot.

 

 Altra questione importante è l’uscita dall’Hotspot. I “migranti” dopo 72 ore e una volta identificati dovrebbero avere la possibilità di uscire dall’Hotspot in maniera regolare. Da anni invece l’uscita dei “migranti” avviene attraverso un buco della recinzione, tutti lo sanno ma si continua con questa modalità, lavandosi le mani di tutto quello che può accadere fuori dall’Hotspot.

 

Video del 2012 (Libera Espressione)

Tutto questo e molto altro è stato denunciato nel corso degli anni ma i mezzi d’informazione ne hanno dato risalto solo quando lo scandalo era utile, ricordate il servizio di Fabrizio Gatti? Allora a gestire il centro era la Misericordia, dopo lo scandalo la gestione passò alla Lampedusa Accoglienza. Nel 2013 ci furono le docce antiscabbia diffuse su tutti i mezzi d’informazione che fecero indignare l’italiano medio e soprattutto cambiare nuovamente gestione al centro, peccato che a gestire il centro fu nuovamente la Misericordia, cioè lo stesso ente gestore travolto dallo scandalo del servizio di Fabrizio Gatti. Magari tra qualche anno rivedremo gestire il centro alla Lampedusa Accoglienza.

Immaginate se questi video e queste foto che abbiamo pubblicato fossero fatte circolare su tutti i telegiornali e giornali nazionali e se fosse data la giusta rilevanza alle varie denunce di questi anni. Forse si prenderebbe finalmente atto dell’inutilità e della disumanità dei centri di detenzione per migranti come gli Hotspot .

Ma immaginiamo che il piscio che cola sarà coperto dal Grasso che oltre a colare farà da lubrificante alla macchina infame della frontiera.

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CHIUDERE IL CENTRO DI DETENZIONE PER MIGRANTI E SMILITARIZZARE L’ISOLA.

STOP ALLA MILITARIZZAZIONE DEI TERRITORI, ALLA GUERRA, ALLA VENDITA E PRODUZIONE DI ARMI, REGOLARIZZAZIONE DEI VIAGGI E POSSIBILITA’ DI VIAGGIARE PER TUTTE E TUTTI.

  

 

 

 

 

 

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