Niente di nuovo sotto il sole di Lampedusa.

Dopo i trasferimenti, avvenuti venerdì e sabato  scorsi, di circa 80 persone, tra cui un gruppo di minori non accompagnati, ragazzini con età media 16 anni provenienti da Zarzis, le persone che dormivano all’esterno del padiglione incendiato nel 2016, sono entrate all’interno degli altri padiglioni.  Gli adulti sono stati trasferiti al Cpr (centro di permanenza per il rimpatrio) di Caltanissetta mentre dei minori non abbiamo notizie sicure, minori che in queste settimane hanno vissuto in promiscuità con gli adulti e che uscivano dal buco della recinzione dell’hotspot senza nessun tipo di protezione e senza che nessuno facesse o dicesse niente a partire dagli operatori di Save the Children che si trovano all’interno dell’hotspot. e che dovrebbero tutelare i minori.
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Sono state tante le dimostrazioni tra scioperi, bocche cucite, cortei e atti di autolesionismo da parte di tunisini per rivendicare la libertà di movimento, proteste rimaste nel silenzio assordante o nascoste dalla retorica vomitevole di artisti e associazioni varie che sulle migrazioni e Lampedusa continuano a fare carriere e soldi.
Un ragazzo diabetico ha ingoiato un taglia unghie per protesta ed è stato trasferito a Palermo, poi è fuggito dall’ospedale di Palermo. Un gruppo di 5 persone ha ingoiato delle lamette per tentare di arrivare anche loro a Palermo con l’elisoccorso ma la polizia li ha fatti scendere dall’ambulanza non facendoli portare nemmeno all’ospedale di Lampedusa, probabilmente per scoraggiare questa pratica che ha l’intento di essere trasferiti in Sicilia.
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Nelle ultime settimane molti ragazzi denunciano la presenza di sostanze nel cibo che causano sonnolenza e stanchezza dopo il pasto, hanno anche notato dei fori da siringa nelle confezioni del cibo come si può vedere nel video sotto.
 
All’interno dell’hotspot di Lampedusa ci sono persone,  da più di un mese, che non hanno alcuna notizia su quello che gli accadrà. Spesso dopo la lunga permanenza vengono trasferiti del CPR di Caltanissetta e, senza informazioni e supporto legale, vengono  rimandati, con rimpatri collettivi, in Tunisia, molte di queste persone tentano di ritornare via mare per provare a raggiungere comunque i loro amici e/o le loro famiglie in qualsiasi modo. In altre occasioni è accaduto  che dopo il trasferimento da Lampedusa alla Sicilia, ai tunisini sia stato rilasciato un “respingimento differito”: entro sette giorni chi lo riceve deve ritornare nel proprio paese autonomamente, nessuno torna al proprio paese, ovviamente, e dopo sette giorni si diventa clandestini, alimentando il lavoro nero o la microcriminalità, ma questo è l’unico modo per poter rimanere in Italia o raggiungere un parente che magari si trova in Francia o Germania.
Le condizioni igienico sanitarie dell’hotspot di Lampedusa sono pessime e il maltempo della settimana passata ha fatto necessitare di vestiario pesante che l’ente gestore del centro non fornisce in maniera adeguata. All’interno del centro ci sono famiglie con bambini piccoli trattenuti da diverso tempo.  La maggior parte di queste persone vuole trovare un lavoro ed è costretta dalla legislatura europea a viaggiare in maniera clandestina e alimentare “l’affare accoglienza”, la nuova schiavitù,  persone diventate arma di ricatto da parte del governo tunisino e italiano, per fare pressione sull’UE e ricevere fondi da destinare alla sicurezza delle frontiere, proprio come la Libia e la Turchia.

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 Mentre accade questo: il Comitato 3 ottobre continua con il suo operato ad occultare le vere responsabilità sulla strage del 3 ottobre 2013, e dopo la farsa delle commemorazione del 3 ottobre scorso a Lampedusa, supportata dal presidente del senato Grasso, da i rappresentanti di Save the Children Italia, Ordine di Malta, Amnesty International, Organizzazione internazionale per le migrazioni e Centro Astalli, da Claudio Baglioni e dalla Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, comincia un giro per le scuole italiane dove si sprecheranno le retoriche, le frasi fatte e dove le vere responsabilità di quello che sta accadendo nel mediterraneo rimarranno nascoste, d’altronde sono i responsabili, a partire dal governo, a sostenere le iniziative del Comitato 3 ottobre.

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Ma l’occultamento non riguarda solo la condizione delle persone migranti ma anche quello delle condizioni di vita dei lampedusani. Proprio in questi giorni con ordinanza sindacale n29 del 14/11/2017 viene chiuso un altro plesso delle scuole di Lampedusa per problemi strutturali che mettono in rischio l’incolumità di alunni, docenti e personale della scuola. Da anni gli edifici scolastici di Lampedusa versano in condizioni fatiscenti e pericolose e al netto delle visite delle più alte cariche dello Stato, dei proclami, dei finanziamenti, delle medaglie ricevute, gli edifici scolastici sono ad oggi in condizioni pietose che non permettono il regolare svolgimento della vita scolastica.

Lo stesso si potrebbe dire della sanità, della gestione dei rifiuti; dell’acqua e dell’energia elettrica e di tutti quei problemi che rimangono insoluti.

Rileviamo una discontinuità di questa amministrazione con quella passata, quantomeno nel riconoscere ufficialmente la pericolosità delle strutture scolastiche e nell’aver tentato di mettere in luce le criticità dell’hotspot, anche se in maniera molto grossolana e imprecisa dal nostro punto di vista.

Mentre accade questo: lo scultore Massimo Sansavini presenta  le sue opere realizzate con i barconi de “migranti” recuperati a Lampedusa dichiarando: “Davanti alle tragedie del mediterraneo dovevo fare qualcosa: oggi coi barconi confiscati costruisco opere d’arte” spacciando questa sua operazione come nuova e mostrando un’assoluta ignoranza su quello che accade a Lampedusa ed una visione impastata di retorica e buoni sentimenti e di un egocentrismo tipico degli artisti che lascia intravedere facilmente che quel qualcosa che l’artista si sente in dovere di fare è in realtà per se stesso, proprio come le visite del comitato 3 ottobre nelle scuole o gli altri tanti esempi che si potrebbero fare. Un atteggiamento che sembra essere diffuso tra artisti, registi, cantanti, pseudointellettuali che ripiegando l’attenzione sul proprio io mancano completamente il bersaglio facendo della propria sensibilità il punto di partenza per l’ennesima operazione di mistificazione della realtà, in cui essi stessi sono intrappolati e da cui sembra non ci sia nessuna volontà di volersi sottrarre.

 

 

In queste settimane la nostra sede è diventata un luogo d’incontro per i giovani tunisini, un luogo in cui trovare attimi di normalità, dove raccontarsi, confrontarsi, rappare e mangiare insieme.

Collettivo Askavusa

SENZA PAURA!

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