In memoria di Angelo Gallo

Abbiamo deciso di dedicare la sede del sindacato USB di Lampedusa ad Abd Elsalam Ahmed Eldanf, operaio vittima di assassinio padronale il 14 settembre 2016 a Piacenza, di cui la triste vicenda è tristemente nota e ad Angelo Gallo, di cui quasi nessuno conosce o ricorda l’importante azione politica e sindacale svolta a Lampedusa. Riteniamo che l’azione svolta da queste due persone abbia una continuità storica con il lavoro che stiamo tentando di fare sull’isola e riteniamo necessario mantenere vivo il ricordo di quelle lotte sociali, ritenute minori, che molto spesso vengono relegate all’oblio per inerzia, per incapacità nostra o per la comodità di pochi.

 

Angelo Gallo era un capitano di barche da pesca, la sua era una posizione privilegiata ed avrebbe potuto vivere come la maggior parte delle persone che avevano una posizione come la sua, in maniera agiata e senza troppi problemi. La sua indole altruista ereditata dalla mamma, A “Za Lisa”, gli fece intraprendere un percorso politico unico nelle isole Pelagie.
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Elisa Scudellari e Vito Gallo. Madre e padre di Angelo Gallo.

Dopo aver letto un articolo sui diritti dei lavoratori cominciò ad interessarsi di quello che accadeva nel mondo del lavoro e dei diritti sociali. La sua formazione politica avvenne grazie ad un confinato politico di Firenze, un certo Mancini, che aveva dei libri nascosti dentro ad un fusto e che passava ad Angelo Gallo di nascosto, cosi Angelo ebbe modo di avere accesso al pensiero di Gramsci, di Lenin e di altri pensatori rivoluzionari. In seguito Angelo Gallo con Mancini ed altri tra cui ricordiamo “mastru Cicciu” Albero, fondarono il Partito Comunista a Lampedusa che era animato da alcuni confinati politici. Angelo ebbe tutta la famiglia contro, a parte una delle sue sorelle. I confinati non erano visti di buon occhio da molti lampedusani, specialmente se erano comunisti. A casa di Angelo arrivavano dalla “terra ferma” militanti del partito, come una comunista di Bologna che organizzò la prima manifestazione femminista a Lampedusa.

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La prima manifestazione femminista a Lampedusa.

In periodo di elezioni tutti gli altri partiti mandavano sull’isola, da “fuori”, gli oratori. Quando era il momento dei comizi , spesso “Mastru Cicciu” e Casabianca andavano a chiamare via VHF Angelo Gallo che si trovava in mare a lavorare ed Angelo, vestito da lavoro, tornava a terra per comiziare. Tutti i lampedusani lo ascoltavano con interesse e ammirazione ma quando era il momento del voto prevaleva la piccola corruzione, fatta di pacchi di pasta e promesse che non saranno mai mantenute. Lo stemma della Democrazia Cristiana e della Fiamma era la Madonna di Porto Salvo e quello del partito comunista che si era unito ai repubblicani guidati da Peppino Di Malta, era lo sgombro, quella lista infatti rappresentava i pescatori dell’isola che avevano nello sgombro la principale risorsa di sostentamento. Nonostante le previsioni davano per favorito “lo sgombro” ebbe la meglio “La Madonna di Porto Salvo” e più che un miracolo fu la capacità di “comprarsi i voti” che fece vincere quello schieramento.

Ai tempi di Angelo Gallo c’erano sull’isola un piccolo gruppo di imprenditori che avevano impiantato delle industrie per la conservazione del pesce. In queste industrie lavoravano prevalentemente donne che venivano sfruttate, pagate pochissimo, con lunghissime giornate di lavoro e in pessime condizioni igienico sanitarie e senza contratto. Angelo Gallo insieme a Salvatore Casabianca impiantarono la casa del lavoro ed uno dei risultati più importanti fu ottenere un regolare contratto per le lavoratrici dell’industria della conservazione del pesce.

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Lampedusa – donne e bambini lavorano lo sgombro.

La “Palazzina grossa” fu il primo complesso di case popolari costruite a Lampedusa, negli anni cinquanta. Ancora non avevano il collaudo ma si sapeva già a chi sarebbero state assegnate, a persone che in realtà non ne avevano di bisogno, sicuramente c’erano altre famiglie che avrebbero dovute essere posizionate prime, nella lista di assegnazione. C’erano alcune famiglie che vivono in fortini di guerra in condizioni estreme e in promiscuità. Questi fortini erano sotto terra. Una notte di tempesta e pioggia i fortini si allagarono e quelle famiglie furono costrette a lasciare le loro abitazioni con i figli in braccio tutti fradici di acqua. Disperati, nella notte, andarono a bussare alla porta di Angelo Gallo chiedendo aiuto. Angelo Gallo portò queste famiglie alla “Palazzina grossa” e disse loro di forzare le porte e prendere possesso degli appartamenti. Gli disse anche di non uscire se fossero venuti i carabinieri, di mettersi con i bambini davanti alle porte e chiedere a loro in quale casa avrebbero dovuto andare ad abitare. Le famiglie cosi presero possesso delle abitazioni e rimasero fino a qualche anno fa in quelle case. In seguito furono costruite altre case popolari e le assegnazioni di queste case fu molto dubbia, alcune famiglie che in quel momento ne avevano bisogno rimasero a vivere in condizioni di disagio mentre famiglie che potevano permettersi un affitto o addirittura avevano già una casa andarono ad abitare nelle case popolari. La “Palazzina grossa” oggi è disabitata, qualche anno fa fecero uscire le famiglie che aveva fatto entrare Angelo Gallo, dicendo che le case sarebbero state ristrutturate e poi riconsegnate alle famiglie. Come spesso succede in Italia, i lavori sono cominciati, i soldi finiti e le case rimaste incomplete, alla fine della via Roma sono il monumento di quello che è accaduto in questi anni sull’isola.

Diario di Bordo un documentario in cui il protagonista è Angelo Gallo.

L’amministrazione comunale aveva ottenuto i finanziamenti per la pavimentazione della stradina che va dal porto vecchio al paese e viceversa. Sarebbe stata la prima strada pavimentata dell’isola e avrebbe permesso ai pescatori di percorrere quel percorso in maniera più comoda. Angelo si era informato e sapeva che il progetto prevedeva la pavimentazione con pietra nera liscia. Un giorno che stava rientrando a casa percorrendo quella strada vide che i lavori erano iniziati, ma la strada si stava asfaltando con il bitume, evidentemente, per risparmiare sui costi e guadagnarci di più e con la complicità dell’amministrazione comunale e dei tecnici comunali. Angelo Gallo si informò con i muratori e con il tecnico comunale che controllava i lavori, il quale rispose di non preoccuparsi, che non erano affari che lo riguardavano. Angelo prese un piccone e cominciò a rompere tutta la strada. Quando fu chiamato in caserma Angelo raccontò tutto al maresciallo che era un simpatizzante del Partito Comunista in incognita, furono verificati i termini dell’appalto e cosi la strada fu fatta come era stato previsto, la prima strada di Lampedusa è chiamata ancora oggi dai lampedusani “A strata liscia” (La strada liscia) ma molti non sanno che senza l’impegno e la sete di giustizia di Angelo Gallo quella strada sarebbe stata una normale strada in asfalto, come oggi purtroppo è diventata.

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Angelo Gallo

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