Sul Museo della fiducia e del dialogo a Lampedusa

Il 3 giugno si inaugurerà a Lampedusa il Museo della fiducia e del dialogo al cospetto del presidente della Repubblica italiota Sergio Mattarella e del Ministro della Cultura Dario Franceschini.

Il museo è stato realizzato anche in previsione della giornata della memoria del 3 ottobre 2016.

Il museo nasce da un progetto di

–          First Social Life: federazione che si occupa dei servizi terziari: Banche, riscossioni, assicurazioni etc. etc. e che fa capo alla CISL;

–          il Comune di Lampedusa e Linosa

–           il Comitato 3 ottobre che nasce dopo la strage del 3 ottobre 2013 per coprire i veri responsabili e le conseguenze reali di quella strage. Il maggiore promotore del Comitato 3 ottobre è il giornalista RAI Valerio Cataldi il quale è anche uno dei curatori del Museo della Fiducia e del Dialogo oltre che uno dei responsabili delle celebrazioni del 3 ottobre a Lampedusa.

 

Sul 3 ottobre e Valerio Cataldi è bene dare qualche informazione:  Il 3 ottobre del 2013 a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa vicinissimo al porto, una barca naufragava con a bordo 540 persone circa, la maggior parte di nazionalità eritrea. L’affondamento ha provocato 366 morti accertati e circa 20 dispersi presunti, i superstiti salvati sono stati 155, di cui 41 minori. I sopravvissuti dicono che tra le 3.00 e le 3.30 due imbarcazioni si avvicinano alla loro barca, puntandogli i fari addosso, una delle due barche ha un faro molto potente ed è simile ad una vedetta militare. Dopo questa operazione le due barche si allontanano lasciando nel panico le 540 persone che sono a bordo, uno di loro accende un indumento per fare dei segnali ma cadendo a terra provoca un incendio che fa muovere in maniera brusca tutte le persone a bordo provocando il ribaltamento della barca.

Video di Libera Espressione sulla strage del 3 ottobre a Lampedusa

Verso le 06.30 un gruppo di persone che si trovava in barca nella zona della Tabbaccara, per una battuta di pesca, notano i naufraghi e danno l’allarme, intanto anche altre barche civili e pescherecci si portano sul posto caricando la maggior parte dei superstiti a bordo.

I soccorritori parlano di un ritardo della Guardia Costiera di un’ora circa.

La Guardia Costiera non ha mai rilasciato comunicazioni ufficiali sul 3 ottobre del 2013. Non è stata aperta un’indagine per mancato soccorso e il 36enne tunisino Khaled Bensalem, è stato condannato a diciotto anni di reclusione e una multa di dieci milioni di euro per naufragio colposo e “morte provocata come conseguenza di un altro reato” ma egli si è sempre dichiarato un semplice passeggero. Khaled Bensalem e’ stato individuato esclusivamente in base al suo colore di pelle in quanto tutti i superstiti parlavano di un “White man” come capitano della barca. Il comune di Lampedusa e Linosa si è costituito parte civile nel processo e quando la sentenza è stata definitiva il sindaco Nicolini ha dichiarato “Giustizia è stata fatta”.

La conseguenza di quel naufragio fu l’avanzamento della militarizzazione del Mediterraneo attraverso dispositivi “umanitari” come Mare Nostrum o come i droni di Eurosur e un maggior coinvolgimento di Frontex e dell’UE nel controllo dei confini esterni europei.

Tutti gli organi di informazione parleranno della strage del 3 ottobre occultando sia le testimonianze dei superstiti che quelle dei soccorritori.

I soccorritori verranno ignorati e isolati, Valerio Cataldi, autore di alcuni servizi sul 3 ottobre e uno dei fondatori del “Comitato 3 ottobre”, denuncerà alcuni dei soccorritori che lo avrebbero insultato a Lampedusa durante le celebrazioni dell’anniversario del 3 ottobre 2013, l’anno dopo.

Riportiamo per intero il comunicato di uno dei soccorritori che venne denunciato da Cataldi:

“Testimonianza di uno dei primi soccorritori del naufragio del 3 ottobre, denunciato dal giornalista Valerio Cataldi per aggressione verbale.

La storia comincia la tragica notte del 3 ottobre 2013, noi con la nostra barca ci siamo trovati nel più grande naufragio del Mediterraneo. Io Alessandro Marino ero al timone della nostra barca Gamar, e sono stato il primo a chiedere soccorso tramite VHF alla capitaneria di Lampedusa, chiamata registrata dalla capitaneria come per legge, quando c’è un emergenza, i dettagli di quelle chiamate sono sottoposti ad inchiesta dalla magistratura e quindi prove importanti. In qualche modo il giornalista Rai Valerio Cataldi riesce ad ottenere le registrazioni di quel giorno, dalla capitaneria di Lampedusa e manda in onda diverse trasmissioni Rai con la mia voce, facendo una ricostruzione parziale e manipolando la vera storia. Mai e in nessuna circostanza il Cataldi ha chiesto conferme ai testimoni oculari su una questione così importante e mai noi abbiamo avuto contatti col Cataldi che nel frattempo costituiva il comitato 3 ottobre, mai anche questo comitato ha parlato con noi anche per dovere di cronaca e per sapere la verità su quel triste giorno. Io personalmente dal giorno in cui ho risentito la mia voce non dormo più e soffro di depressione, non posso più sopportare di risentire la mia voce che il Cataldi usa in diverse trasmissioni Rai, tra quali speciali del tg 2, punto di vista del 29/11/2013 e per finire anche un documentario (la neve la prima volta) in cui si sente sempre la mia voce. Io non ho mai dato alcun consenso ad usare la mia voce né al Cataldi né alla Rai e soprattutto le registrazioni dovrebbero essere prove al vaglio della magistratura ma il Cataldi le usa a scopo di lucro. Il giorno 3 ottobre 2014 durante una manifestazione popolare, ho parlato col Cataldi chiedendo di non usare più la mia voce e che lo avrei denunciato, la discussione era concitata e urlavamo tutti per i nostri diritti negati e per le manipolazioni giornalistiche della Rai, che voleva usare come set cinematografico: il cimitero delle barche, luogo sacro per tutti e che merita rispetto. Volavano gli insulti anche dal Cataldi che mi diceva che a lui no n interessava la nostra testimonianza e poteva trasmettere ciò che voleva per diritto di cronaca. Anche in quel giorno 3 ottobre 2014 risentivo la mia voce al Tg 2. Sentivo violata la mia privacy ancora una volta…. chi dovrebbe tutelarci?…al tg 2 ci definivano  delinquenti e studentelli dei centri sociali. Il giorno seguente 4 ottobre 2014 mi trovavo ad un’altra manifestazione con degli amici e parlando tra di noi di alcuni giornalisti li definivo pezzi di merda, il Cataldi che si trovava nelle vicinanze insieme ad un operatore si gira e ci manda a quel paese con il dito medio, poi va dai carabinieri e ci denuncia per aggressione verbale. Il giorno dopo vediamo la notizia su diversi quotidiani online, chiaramente il Cataldi usando il potere di giornalista ci definisce aggressori, noi che siamo pacifisti e abbiamo ricevuto premi nazionali ed internazionali per la pace, in nessun modo potevamo pensare di aggredire il Cataldi. Ci sentiamo offesi e indignati dalle sue parole e dalla sua denuncia, ancora tutta da provare, al contrario ci sono decine di testimoni che confermano i fatti accaduti, o forse ci ha denunciato per paura delle mie dichiarazioni?”

 Libera Espressione -3 ottobre 2014 e  3 ottobre 2015

Il museo che si inaugurerà il 3 giugno vanta le collaborazioni con il Mibact, la Regione Siciliana, la Soprintendenza di Agrigento, il Ministero della Cultura della Tunisia, l’Istituto Nazionale del Patrimonio della Tunisia e con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi. Primo social partner è la Fondazione Falcone, il museo è nato solo grazie al sostegno di privati: Coop Alleanza 3.0, Cariparma/Credit Agricole, Open Group, Seacoop, Consorzio L’Arcolaio, Camelot, Società Dolce, Cooperativa Sociale Cadiai, Bassmart del Gruppo Bassili.

Come prima cosa ci chiediamo: “La Fiducia di cui si parla a chi va data?”  “Chi è che dà fiducia e a chi ?”

Alle banche? Alle assicurazioni? All’UE? Al FMI? Alla CISL? All’amministrazione comunale? A Valerio Cataldi? A chi?

E quando si parla di dialogo ci chiediamo “Dialogo tra chi?”

tra le istituzioni sembrerebbe, cioè tra quei soggetti che provocano le disparità sociali ed economiche, le guerre (che ricordiamo devono essere finanziate per essere fatte) e la gestione delle migrazioni nelle forme che abbiamo visto a Lampedusa dal 1992.

Noi di fiducia non ne disponiamo più per nessuno se non per coloro che alzano la testa e cominciano a pretendere dignità, verità e giustizia, di dialoghi tra le istituzioni e i lampedusani non ne abbiamo ascoltati molti, almeno che per dialogo non si intende: uno che parla e il resto che applaude.

Chi conosce la nostra storia e conosce il percorso di PortoM sa che tipo di approccio abbiamo con la memoria, la costruzione di spazi legati alla memoria ed il rapporto tra politica, cultura e storia.

Abbiamo scelto da tempo di abbandonare la strada di un museo istituzionale e di rifiutare finanziamenti e “appoggi” da parte delle istituzioni proprio per evitare l’esperienza che si sta verificando con il Museo della Fiducia e del Dialogo.

Abbiamo abbandonato lo stesso concetto di museo per praticare strade deserte e meno sicure, ma non abbiamo problemi con i musei e la musealizzazione classica, teniamo un atteggiamento critico ma non rifiutiamo a priori l’idea del “museo”.

Sul museo che si inaugurerà a Lampedusa però si possono individuare tutti gli elementi del museo coloniale: un museo imposto dall’alto con lo scopo di dominare il luogo in cui viene istituito e oltre il luogo, dominare il discorso che si sviluppa all’interno del museo, plasmare il discorso sulle migrazioni, come si fa da anni, fare del piano “umanitario” il piano su cui si sviluppa e si determina.

Che il Museo in questione non abbia nessun contatto con la realtà in cui viene istituito, con le sue contraddizioni e le sua storia è evidente.

Il fatto stesso che non ci siano artisti locali al suo interno la dice lunga, non diciamo certo Giacomo Sferlazzo del nostro collettivo che è palesemente contro la parte politica, culturale ed economica che lo ha realizzato, ma artisti storici e unici come Giovanni Fragapane, (unico storico dell’isola e curatore di una mostra di pittura allestita con cura e subito chiusa al pubblico da questa amministrazione) come Ninì Meli e Ferdinando Cirillo: a questi due va riconosciuta se non altro l’essere espressione di un gusto popolare che anche se non condivisibile in tutte le sue parti, riconosciamo e in certi casi apprezziamo anche, artisti geniali come Gianfranco Rescica e Pietro D’Aietti e un artista che è l’anima stessa di Lampedusa e che verrà capito tra qualche decennio, forse, che è Pasquale De Rubeis (U Pachinu). Sicuramente ne dimentichiamo altri visto l’abbondanza di talenti presenti a Lampedusa.

Non sappiamo se tutti questi avrebbero accettato di fare parte dell’esposizione che si inaugurerà il 3 giugno ma la cosa certa è che non sono stati neanche considerati

Il dialogo di cui ci si fa promotori evidentemente non tiene conto del territorio e di chi lo abita, è un dialogo mediatico, un dialogo sull’apparenza, costruito tutto su immagini retoriche e televisive, tutto è piegato all’esigenza del potere.

Una celebrazione (decelebrata) dell’Unione Europea attraverso Lampedusa.

Intanto sull’isola continua lo scempio del patrimonio culturale ed archeologico che dura da decenni avallato dalla Soprintendenza, dalla Regione Siciliana e dall’amministrazione comunale.

portovecchio

Attuali lavori al Porto Vecchio – foto Archivio Storico di Lampedusa

Video sul patrimonio archeologico di Lampedusa – Libera Espressione.

I pochi presidi di salvaguardia storica come Libera Espressione, l’Archivio Storico di Lampedusa o il nostro PortoM continuano la loro attività in maniera indipendente e dentro le contraddizioni dell’isola, in maniera molto diversa e con prospettive diverse tra di loro ma espressioni reali di una comunità:  frammentata e complicata e possiamo dire nel caso di PortoM di una continua riflessione e indagine sulla questione delle migrazioni e del  ruolo di Lampedusa nel contesto geopolitico.

eMMMMe – Porto M. Lampedusa di Lorenzo Sibiriu Borracha La Vida Film on Vimeo.

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Una risposta a “Sul Museo della fiducia e del dialogo a Lampedusa

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