ILVA: A CHE PUNTO SIAMO di Nicolina Di Gesualdo (attivista di Legamjonici)

ILVA: A CHE PUNTO SIAMO

Un resoconto della vicenda Ilva, a cominciare dagli sviluppi giuridici fino ad arrivare all’emergenza sanitaria

Taranto, “la città dei due mari”, nota per la sua bellezza e per la preziosità del suo mare, da anni è dilaniata dalla “fabbrica di acciaio e morte”, come spesso viene chiamata l’Ilva, un’industria che, al solo scopo di seguire la logica del profitto, ha devastato e continua a devastare migliaia di vite umane e, non da ultimo, un intero territorio. Il fuoco dell’Ilva infatti, nonostante le inchieste, le denunce, il dissesto ambientale, le morti bianche e il procedimento penale ancora in corso, non ha mai smesso di ardere. Nonostante fosse presente un’ordinanza di sequestro dello stabilimento emanata dal gip Patrizia Todisco, l’acciaieria non ha smesso di produrre un solo giorno. In seguito al provvedimento di blocco degli impianti emesso dal gip, infatti, di tutta risposta il Governo emanò il d.l. n. 207/2012, con il quale, per dirla in estrema sintesi, veniva tutelato il “diritto” dello stabilimento a produrre, seppure nei limiti dell’ A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale. Successivamente i Magistrati, in sede di ordinanza di rimessione della questione alla Corte Costituzionale, chiedevano la illegittimità costituzionale del decreto legge emanato dal Governo, in quanto in grado di «annientare completamente il diritto alla salute e ad un ambiente salubre a favore di quello economico e produttivo». Con la sentenza n. 85/2013, invece, la Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione sollevata dai magistrati, affermando che la ratio della disciplina realizzerebbe,

in concreto, un ragionevole bilanciamento tra il diritto alla salute (e all’ambiente salubre) e il diritto al lavoro[1].

Un diritto, quello alla salute, che invece risulta, ad oggi, quanto mai compresso e compromesso. L’Ilva, secondo i dati della perizia epidemiologica, causa circa 90 morti l’anno nella popolazione di Taranto, mentre i ricoveri per malattie cardio-respiratorie ammonterebbero a 648 all’anno. Secondo le ultime stime fornite dal Ministero della Salute e contenute nel rapporto “Sentieri” aggiornato al 2014, vengono purtroppo confermate le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini: il tasso di mortalità registrato risulta, ancora, più alto della media regionale e resta preoccupante anche il tasso di mortalità infantile, che nel capoluogo pugliese è del 21%, superiore rispetto al resto della regione. I risultati di “Sentieri” e l’insieme delle conoscenze disponibili, soprattutto, “attribuiscono un ruolo specifico alle esposizioni ambientali”[2]

L’Ilva poi, come se questi dati non fossero già sufficientemente allarmanti, non è dotata dei più elementari dispositivi per assicurare l’incolumità dei suoi lavoratori, come testimoniano i circa 55 morti dal 1993 ad oggi e i recenti decessi di Cosimo Martucci (novembre 2015) e di Alessandro Morricella (avvenuta il 12 giugno 2015), ennesimi operai vittime della fabbrica, onesti e giovani lavoratori che, spesso, oltre a perdere la vita, lasciano anche mogli e figli. E i decessi imputabili allo stabilimento siderurgico sono ancora in corso e, di certo, non si arresteranno nei prossimi anni.

Intanto il prossimo 17 maggio saranno 47 gli imputati che dovranno comparire davanti alla Corte d’Assise, nel maxi-processo “Ambiente Svenduto”. Undici imputati a processo risponderanno di associazione per delinquere, quindici di disastro ambientale ed avvelenamento di sostanze alimentari.  Tra gli imputati rinviati a giudizio ci sono Nichi Vendola, l’ex presidente della Regione Puglia accusato di “concussione aggravata in concorso“, Claudio e Nicola Riva, rappresentanti della famiglia Riva e dirigenti dello stabilimento, il  sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, accusato di “omissioni d’atti d’ufficio” per non aver assunto misure contro l’inquinamento, e l’ ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, ex presidente dell’ ILVA. Nonostante il processo “Ambiente Svenduto” fosse ormai cominciato in Corte d’Assise, com’è ormai noto, si ripartirà praticamente da zero. Ricordiamo che la causa di questo inaspettato restart sono stati una serie di difetti formali –  la mancata puntualizzazione dei reati contestati e la mancata trascrizione del nome del difensore d’ufficio di alcuni imputati, Vincenzo Vozza –, dettagli ritenuti rilevanti ai fini della continuazione del procedimento e che hanno causato un “effetto domino” devastante su tutti gli accertamenti fino a quel momento compiuti, rendendoli pressoché privi di significato. Tutto daccapo, tutto da rifare, insomma, ma di fronte ad un altro gup, poiché il precedente, Vilma Gilli, si è già pronunciato. La speranza che, questa volta, non vi verifichino ulteriori intoppi è condivisa. Nel frattempo, l’Ilva continua a generare contrasti (e, ovviamente, ad inquinare).

Intanto il decreto Ilva che il Governo aveva varato il 4 dicembre – il cui punto centrale consisteva nella cessione di azienda a terzi – è diventato legge e, sino al 30 maggio prossimo si potranno presentare le manifestazioni di interesse per l’acquisto del siderurgico. L’Ilva, in parole povere, è stata ufficialmente messa all’asta, con tutti i rischi che questo può comportare. I primi ad aver manifestato interesse risultano, ad oggi, essere il colosso anglo-indiano Arcelor-Mittal e il gruppo Marcegaglia. Entrambe le (possibili) cordate ritengono indispensabile una partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti. 

In quanti dovranno ancora morire prima che si passi a misure risolutive concrete? Taranto chiede di essere libera. Taranto vuole tornare a risplendere di luce propria. Nel frattempo ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso, senza intoppi o interruzioni di alcun genere. Il 17 maggio prossimo nuova udienza, ci saranno nuovi colpi di scena?

Nicolina Di Gesualdo

(attivista di Legamjonici)

 

[1] C. CONTESSA, Il decreto Ilva, Enciclopedia Treccani

[2] R. PIRASTU, P. COMBA, S. CONTI, I. IAVARONE, L. FAZZO, R. PASETTO, A. ZONA, E. CROCETTI, P. RICCI, “S.E.N.T.I.E.R.I. – Studio Epidemiologico Nazionale Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento”, Epidemiologia & prevenzione, rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, marzo-aprile 2014, Anes Milano.

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