L’ex sindaco De Rubeis, l’attuale sindaco Nicolini, la spazzatura, i lavoratori, lo Stato e la Mafia

L’ex sindaco De Rubeis, l’attuale sindaco Nicolini, la spazzatura, i lavoratori, lo Stato e la Mafia.

Ieri, 23 aprile 2016, i lavoratori del raggruppamento Iseda di Lampedusa hanno scioperato nuovamente per ricevere i pagamenti arretrati dal mese di dicembre 2015. Per diversi anni i lavoratori hanno subito raggiri e trattamenti poco rispettosi da parte di tutte le istituzioni e delle ditte per cui lavorano. Nessun sindacato aveva fino ad oggi chiesto con forza e risoluzione quello che dovrebbe essere il minimo garantito per tutti i lavoratori: essere regolarmente pagati a fine di ogni mese.
L’USB (Unione Sindacale di Base) e il Collettivo Askavusa stanno supportando i lavoratori nella loro giusta causa di avere riconosciuta la dignità e la paga, nei modi e nei tempi previsti dalla legge e dal buon senso.
La questione, però, va ben oltre lo stipendio ed assume una dimensione politica e dunque inevitabilmente economica e storica.
Cominciamo da Lampedusa e in seguito daremo un breve quadro generale per meglio avere chiara la situazione:
Partiamo con le parole dell’ex sindaco Dino De Rubeis: “In merito alla questione rifiuti questo sindaco – dice De Rubeis [parlando di se stesso] – ha avuto il coraggio di mettere un punto fermo e dire che non era possibile quello che aveva deciso la vecchia amministrazione: una gara d’appalto che impegnava il comune per cinque anni e per circa tre milioni di euro l’anno, per la raccolta, lo spazzamento e il trasferimento dei rifiuti in terra ferma. Io annullai quella gara d’appalto e c’è, oggi, un processo in corso, un avviso di garanzia nei confronti del sindaco in merito a questa vicenda della spazzatura. I comuni, per legge, sono obbligati ad aderire alle Ato, gli Ambiti Territoriali  Ottimali istituiti con la legge Galli n. 36/94, provinciali. L’altra amministrazione però pensò di fregarsene delle diffide e delle denunce dell’Ato Ag2 di Agrigento, a cui apparteniamo, e fece una gara d’appalto come singolo comune. Cosa è successo? Ho voluto mettere un punto fermo dicendo che, sebbene impossibilitati ad attuarlo nell’immediatezza, avremmo comunque aderito all’ATO. Così  facciamo un’ordinanza urgente e diamo l’incarico a una società di prestare questo servizio: in soli tre mesi abbiamo risparmiato 270.000 euro.”

(A Lampedusa – Sanfilippo F. e Scialoja A.)
La società a cui si riferisce l’ex sindaco De Rubeis è l’Iseda, capogruppo anche dell’Ato Ag2 di Agrigento, mentre le società che avevano vinto la gara d’appalto con la vecchia amministrazione di Bruno Siragusa (Forza Italia) erano la S.A.P. e la S.E.A.P. di Sergio Vella.
Ora è bene soffermarci un attimo su Vella e la S.E.A.P.:
La S.E.A.P. ha gestito per diversi anni lo smaltimento delle imbarcazioni usate dai “migranti” per arrivare in Sicilia. Attraverso l’emergenza immigrazione e tramite l’affidamento diretto da parte della Protezione Civile la S.E.A.P. si aggiudicò un primo contratto nel 2000-2001 che valeva 800 milioni di lire. In seguito si parlò di 600 – 700.000 euro l’anno.
Senza soffermarci, in questo contesto, sull’importanza storica e politica che avevano le barche dei “migranti” e tutto quello che vi era contenuto dentro e che in parte come collettivo siamo riusciti a recuperare, diremo solo che queste barche e questi oggetti potevano essere riutilizzati senza essere un costo ma anzi una risorsa.
Lo smaltimento delle barche avvenne in maniera molto dubbia. Infatti diversi incendi distrussero le barche e le indagini rimasero sempre ferme perché fatte contro ignoti.
L’interesse a bruciare le barche poteva essere:

  • o di altre ditte che aspiravano alla gestione dei rifiuti
  • o di chi gestiva lo smaltimento delle barche, visto che il pagamento veniva fatto a “numero barche”.

Se non sappiamo esattamente quante barche c’erano nella discarica possiamo dire che vi erano 50 barche piuttosto che 100 e in base a questo chiedere più soldi. E ancora chi sorvegliava la discarica? Ma questi ragionamenti non furono fatti da nessun magistrato e non ci risultano particolari indagini da parte dei Carabinieri locali.
Dunque, Sergio Vella perde l’appalto dei rifiuti grazie ad un atto del sindaco De Rubeis che tra dicembre e febbraio del 2009 si espone in maniera decisa contro il governo che voleva realizzare sull’isola un CIE (centro di identificazione ed espulsione).

Il sindaco viene prima descritto come razzista dalla stampa di regime (Repubblica e soci) e poi denunciato per la richiesta, proprio da Vella, di una tangente. Vella infatti vantava un credito di circa 1,4 milioni di euro nei confronti del comune di Lampedusa e Linosa e De Rubeis fu accusato di chiedere 70.000 euro per sanare il debito. In seguito De Rubeis verrà arrestato.
Sergio Vella è un amico di Angelino Alfano che ad oggi è Ministro dell’interno, così come oggi a gestire la raccolta dei rifiuti a Lampedusa è La S.E.A.P. e la S.A.P. di Sergio Vella insieme all’I.S.E.D.A.:
Dal 2010, infatti, L’ I.S.E.D.A. riceve una proroga per la gestione dei rifiuti sulle Pelagie da parte dell’ATO GE.S.A. AG 2, cioè sempre l’I.S.E.D.A. che però questa volta ha due associate che sono appunto la Sap-Seap.
Da allora ad oggi il servizio è andato in deroga sempre alle stesse aziende che oltre a non garantire lo stipendio e altri diritti ai propri lavoratori, non hanno garantito il servizio di raccolta differenziata e non viene effettuata la pesatura della spazzatura a Lampedusa, di fatto la spazzatura si paga a peso e non sappiamo chi controlla l’operazione della pesatura.
Proprio come le barche dei “migranti” se non siamo sicuri di quanti Kg di spazzatura sono prodotti a Lampedusa chi ci garantisce che il peso dichiarato sia quello reale?
Anche l’attuale amministrazione comunale ha prorogato alle stesse ditte la gestione dei rifiuti, nonostante abbia più volte scaricato contro le aziende ogni responsabilità per i pagamenti dei lavoratori e il sindaco in persona abbia consigliato al rappresentante sindacale dell’USB Aldo Mucci di scioperare ad Agrigento e non a Lampedusa.
L’affidamento diretto per motivi di urgenza che ha scavalcato le norme anticorruzione è costato a questa amministrazione comunale, insieme ad altri 74 comuni siciliani, il segnalamento all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Se fossimo stati ai tempi di De Rubeis avremmo sicuramente assistito ad una levata di scudi legalitari ma si sa che in tempi di Nicolini si rischierebbe di rovinare l’immagine di paladina della legalità e della giustizia tanto cara alla sindaca e specialmente tanto utile al PD e all’UE.
L’attuale giunta comunale ha votato una delibera (N.62 DEL 15/06/2015) con cui approva l’Ambito di Raccolta Ottimale (ARO) per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, fatto questo che nell’incertezza generale sulla gestione dei rifiuti non significa molto. (Chi vuole approfondire legga fino alla fine dell’articolo). L’opposizione tra l’altro dichiara che il piano d’ambito viene redatto dopo che ne era stato approvato uno finto.
“L’incarico viene dato nel novembre 2015 (deter. dirig. 971/2015), senza nessuna indagine di mercato, senza nessuna valutazione di costi comparativi, senza nessuno schema di parcella, alla società ESPER (Torino) per 30.000,00 euro circa.”

(C.S. dell’opposizione comunale di Lampedusa e Linosa DISAGIO DEGLI OPERATORI ECOLOGICI A LAMPEDUSA E LINOSA CHE NON PERCEPISCONO LO STIPENDIO REGOLARMENTE)

Tra l’altro con i soldi che la Regione Sicilia erogò al comune dopo il naufragio del 03/10/2013.

Un altro incarico di 43.000,00 euro, (deter. Dirig. 124 del 18/02/2016) viene assegnato alla stessa società ESPER per svolgere il ruolo di “direttore dell’esecuzione del contratto” che ha il Comune con ISEDA –SAP-SEA (3.000.000,00 di euro circa l’anno).
“ […] nel dare questi incarichi alla ESPER ci sono diverse irregolarità: ad esempio frazionamento pretestuoso di parcelle per dare l’incarico direttamente senza gara: infatti gli incarichi dati alla ESPER in pratica hanno quasi lo stesso oggetto e la somma dei due incarichi fa 30+50 = 80mila euro e ci sarebbe voluta una gara!!; inoltre la legge vieta di dare incarichi sempre alla stessa ditta affidataria; non è poi chiaro come è stata stabilita la congruità del prezzo di affidamento”

(C.S. dell’opposizione comunale di Lampedusa e Linosa DISAGIO DEGLI OPERATORI ECOLOGICI A LAMPEDUSA E LINOSA CHE NON PERCEPISCONO LO STIPENDIO REGOLARMENTE)

Niente male per un’amministrazione che continua a dire ai lavoratori di non avere soldi e che ricordiamo oltre ai 20 milioni di euro stanziati da Letta ha ricevuto dalla Regione Siciliana nel 2013, ben 2.600.000 euro proprio per la questione dei rifiuti che si andavano ad aggiungere ai 26.000.000,00 di euro già stanziati dal governo Berlusconi nel 2011.
Alcune considerazioni:

  • Senza volere rivalutare l’operato dell’amministrazione De Rubeis che riteniamo disastrosa sotto tanti punti di vista riteniamo sia giusto rimodulare la figura di De Rubeis che ha pagato la sua spontaneità e il suo coraggio per essere andato contro i veri poteri forti, contro la vera mafia, forse in maniera sconclusionata e senza gli strumenti politici e culturali che servono per fare un scontro simile. De Rubeis sicuramente avrà fatto tanti sbagli ma sicuramente non più di altri amministratori, ripetiamo che ha nostro modo di vedere il prezzo che ha pagato lo ha pagato non per i suoi errori amministrativi ma per avere affrontato in maniera diretta e senza filtri il governo Berlusconi e le alte cariche dello Stato come Napolitano e il prefetto Morcone.
  •  Come mai se queste ditte che gestiscono il servizio dei rifiuti a Lampedusa non svolgono i servizi adeguatamente, non pagano i lavoratori e questa amministrazione comunale spesso si è espressa in maniera contraria a queste ditte, la stessa amministrazione ha prorogato a queste ditte la gestione del servizio? A giugno scadrà nuovamente la proroga è pronto un appalto per la gestione dei rifiuti? Forse il ministro Alfano, che è il vero referente del PD in Sicilia, ha fatto pressioni affinché il suo amico continui a fare profitti sulle spalle dei lampedusani e la sindaca ha dovuto inghiottire l’amaro boccone? Ovviamente questa è una nostra supposizione e ci piacerebbe avere una risposta dall’amministrazione comunale.
  •  Il presidente della Regione Sicilia, il prefetto, l’amministrazione comunale non sono al corrente di tutto quello detto sopra?
  •  Anche sulla questione rifiuti sembra di assistere allo stesso copione che riguarda la produzione e la distribuzione di energia elettrica e alle dinamiche tra istituzioni e la SELIS (società che gestisce la centrale elettrica e il dissalatore). Le istituzioni sanno e sono complici di comportamenti mafiosi.
  •  L’ultima riflessione però è sui lavoratori e sul lavoro. Anche all’interno del gruppo di lavoratori della nettezza urbana ci sono individui che coprono il “sistema”, che vivono in simbiosi con tutto questo, che sono stati “impiegati” dalla politica e che hanno lo scopo di far procedere tutto nel silenzio generale. I lavoratori che stanno alzando la testa devono essere sostenuti da tutti noi lampedusani, perché sono la vera ed unica risorsa che abbiamo per ambire ad un riscatto vero, vanno sostenuti da tutti noi perché mentre stanno chiedendo un banalissimo stipendio a fine lavoro si stanno scontrando con velate minacce e con la paura di perdere il posto di lavoro, che per quanto difficile e non gratificante (per la questione dei mancati pagamenti) è ancora una piccola sicurezza, specie per chi ha una famiglia. Tutti i lavoratori dovrebbero unirsi e chiedere insieme dignità, il rispetto dei contratti di lavoro e il riscatto vero per l’isola di Lampedusa che deve necessariamente passare dai lavoratori e da un percorso che porti alla gestione comunale dei beni e dei servizi in cui i lavoratori abbiano un ruolo centrale anche nella gestione dei lavori.

Per chi volesse approfondire > http://www.lavocedinewyork.com/news/economia/2015/06/07/petrotto-sui-rifiuti-in-sicilia-tutto-quello-che-ho-raccontato-alla-commissione-parlamentare-e-altro-ancora/

Diamo ora un breve quadro della situazione della gestione dei rifiuti in Sicilia:
Nel 1992 in concomitanza con la creazione dell’area Schengen, del mercato unico globale e dell’affermazione dei principi neoliberali, in Italia nei pressi di Civitavecchia, sul panfilo della Regina Elisabetta “Britannia” i più grandi banchieri anglo-americani si incontrarono con alcuni tecnocrati finanziari tra cui ricordiamo: Romano Prodi, Giuliano Amato e Mario Draghi.
Mario Draghi fu ministro del tesoro dal 1991 al 2001, passando per ben dieci governi diversi guiderà le privatizzazioni che svenderanno la maggiori aziende italiane alle banche internazionali. Tra le tante ricordiamo la SIP, le autostrade, ENI, le Ferrovie dello Stato, le Poste. Tutte aziende che funzionavano e facevano dell’Italia un paese solido.
(Oggi Mario Draghi è a capo della BCE, Romano Prodi è presidente dell’International advisory board (Iab) di Unicredit e Giuliano Amato è giudice costituzionale è presidente onorario dell’Aspen Institute.)
Dentro la logica delle privatizzazioni finirono anche la gestione dei beni comuni, ad esempio l’acqua, e dei servizi comunali che fino a quel momento erano in mano alle aziende municipalizzate: autonome dal punto di vista giuridico, ma legate all’ente pubblico da un punto di vista economico e politico.
Con la “Legge Galli” (legge 36/1994) si istituiscono gli A.T.O. (Ambiti Territoriali Ottimali) per la gestione idrica in Italia), circa 90 macroaree, più o meno coincidenti con le Province.
“Qui nasce la prima differenza con il sistema precedente, i privati non agiscono come agisce un ente pubblico, ragionano secondo le logiche di contabilità di bilancio. Non possono attingere all’ente per ripianare le perdite ma devono cavarsela da soli.”

(http://www.ripensandoci.com/index.php?option=com_content&view=article&id=453:storia-della-privatizzazione-dellacqua&catid=49:societa-politica-ed-economia&Itemid=56)
Il decreto 22/96, noto come “Decreto Ronchi”, ha esteso l’organizzazione del servizio mediante ATO anche al settore della gestione dei rifiuti. L’idea era quella che nel territorio di ciascun ATO, coincidente con la Provincia, si realizzasse l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti, si riorganizzassero le modalità di gestione dei servizi condividendo personale e mezzi, venissero garantiti i medesimi standard. L’eliminazione della frammentazione dei servizi avrebbe, inoltre, reso più difficile l’infiltrazione di organizzazioni mafiose che nella gestione dei rifiuti avevano già dimostrato molto interesse.
Nel gennaio 1999 (con decreto n. 2983), la Presidenza del Consiglio dei Ministri dichiarò lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Sicilia. […] Con decreto commissariale n.150 del 25 luglio 2000 veniva approvato il “Documento delle priorità degli interventi per l’emergenza rifiuti in Sicilia” (P.I.E.R.) […] Il 31 dicembre 2002 nascevano 27 (e non 25) Società d’ambito. Nel frattempo, dalla dichiarazione dello stato di emergenza (22 gennaio 1999) fino alla costituzione degli ATO (31 dicembre 2002), non era stato realizzato nessun impianto significativo per la gestione finale dei rifiuti. In questo periodo, a parte qualche (spesso inutile) isola ecologica e diverse campagne di sensibilizzazione (che informavano sulla necessità di fare la raccolta differenziata a fronte di nessun servizio reale offerto) non era stata rimossa nessuna delle cause che avevano indotto al riconoscimento dello stato di emergenza. “

(http://www.strumentires.com/index.php?option=com_content&view=article&id=211:lefficienza-pubblica-e-la-storia-degli-ato-rifiuti-in-sicilia&catid=5:politiche-pubbliche&Itemid=14)
“[…] a fronte della liquidazione degli Ato (gli Ambiti territoriali ottimali oggi in liquidazione e indebitati per circa cinquecento milioni) [c’è chi parla di un miliardo e 200 milioni di debito] non siano affatto decollate le cosiddette Srr (previsti nella legge regionale del 2009) e che a tutt’oggi gli Aro (Aree di raccolta ottimale previste in una nuova legge approvata nel 2013) non sono stati costituiti con quella celerità che il legislatore si aspettava”.

(http://24o.it/8jQypR)
Il 29 Dicembre del 2012 la legge n°9\10 fu modificata e furono costituiti gli A.R.O. (Ambiti di Raccolta Ottimale) avrebbero dovuto ridare in mano ai comuni il servizio della gestione dei rifiuti mentre le S.R.R. (Società di Regolamentazione Rifiuti) avrebbero dovuto sostituire i vecchi A.T.O.
La creazione degli A.R.O. riporta la gestione dei rifiuti in un’ottica statale/comunale e anche se non era mai partita, getta le basi per un riordino in chiave “comunale” della questione rifiuti.

Ovviamente questo approccio è in contrasto con l’ottica europea e difatti con l’art. 19 della legge delega n. 124/2015, dedicato, appunto, al riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di interesse economico generale che, richiamando i principi della tutela e della promozione della concorrenza, ha invitato il legislatore delegato a definire i criteri per l’attribuzione di diritti speciali o esclusivi, solo ove non sussistano i presupposti della concorrenza e del mercato.
La gestione dei rifiuti in Sicilia è ancora nello stato di emergenza.
“Secondo alcuni, in assenza di altri piani di emergenza sono rimasti in vigore il Pier (Piano degli interventi per l’emergenza rifiuti) varato nel 2000 elaborato da una commissione a suo tempo guidata da Angelini e il piano di gestione varato nel 2002 dall’allora presidente Salvatore Cuffaro, commissario delegato per l’emergenza rifiuti. Quest’ultimo prevedeva la costruzione di quattro termovalorizzatori e siccome resta vigente, a determinate condizioni, quegli impianti potrebbero essere persino costruiti: «Dimensionandoli per il 35% dei rifiuti prodotti, considerato che il resto deve essere destinato a raccolta differenziata – spiega Angelini – potrebbe essere rifatto il bando. […] L’affare di certo c’è: secondo i tecnici del settore un impianto da 65 Mw potrebbe portare nelle casse di chi lo costruisce 130 milioni l’anno grazie alle convenzioni con il Gse che dà le somme a titolo di incentivo. «In linea teorica – spiega ancora Angelini – grazie al sistema degli Aro ognuna di queste Aree ottimali potrebbe costruirsi il proprio piccolo impianto per bruciare rifiuti».
(http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-03-27/rifiuti-sicilia-disordine-organizzato-154528.shtml?refresh_ce=1)
La situazione in generale resta molto confusionaria e nella confusione si sa che prospera l’economia dell’emergenza che in Italia ormai è divenuta normale amministrazione. In questo stato di cose il malaffare e le associazioni criminali fanno enormi affari e come spesso siamo abituati a vedere i confini tra istituzioni, partiti politici e mafie non sono chiari, anzi potremmo dire che versano nelle stesse condizioni dell’emergenza rifiuti in Sicilia, una situazione torbida in cui non si capisce mai di chi sia la colpa e a pagare sono le classi più deboli.

Collettivo Askavusa

SENZA PAURA !

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