Cinema e diritti umani: quando la guerra per il profitto diventa umanitaria.

Diritti umani, migrazioni, guerra, economia e cinema.

San Sebastian Paesi Baschi 16 Aprile 2016
San Sebastian è stata nominata capitale della cultura europea del 2016.

All’interno di una serie di manifestazioni, che faranno della città un grande contenitore culturale europeo, si sta svolgendo il Festival di Cinema dei Diritti Umani e l’incontro del Network dei vari festival di cinema sui diritti umani che si svolgono in Europa e che negli anni si esteso anche ad altri paesi.
Cosa ci fa qui il Lampedusainfestival e Askavusa?

Questa domanda apre una serie di questioni politiche a cui cercheremo di dare una risposta.
Abbiamo accettato di partecipare a questo incontro per aprire le contraddizioni enormi che sono insite nel concetto stesso di “Diritti Umani” e nel ruolo che il cinema e la cultura in generale ha nel veicolare concetti e prassi che si impongono come egemonia assoluta in ogni campo della vita e che assumono la forma di verità assoluta e incontestabile.

Partiamo dal concetto di “Diritti umani”, come ha fatto Giacomo Sferlazzo nel suo intervento pubblico.

I diritti umani nascono e si sviluppano in seno alle rivoluzioni borghesi che hanno da una parte sottratto potere e priviligi alla nobiltà aristocratica e dall’altro trasformato l’economia e la produzione delle merci in un campo senza regole in cui è lo stesso mercato ad animarsi e regolamentarsi attraverso la domanda e l’offerta.

Nel 1628 la “Petizion of Rights” e nel 1689 la “Bill of Rights” cominciano ad affermare la supremazia dell’individuo rispetto alla collettività e al potere costituito.

La legittimazione teorica alle rivoluzioni borghesi viene dai due “Trattati sul governo” di John Locke. Nello stesso momento che scriveva i trattati Locke, investiva nei titoli sulla Tratta degli schiavi che in quel momento era l’attività che produceva il maggior tasso di interessi.

Lo stessa contraddizione si può verificare in Thomas Jefferson, che nel 1776 dichiara “ tutti gli uomini sono stati creati eguali” e intanto fa lavorare nelle sue piantagioni degli schiavi africani, come del resto facevano tutti in Virginia a quel tempo.

Dopo la rivoluzione francese del 1790, viene presentato un progetto per la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”.
E’ bene sapere che la donna che aveva presentato il progetto viene ghigliottinata e il progetto mai portato avanti.
Dunque chi è l’uomo in questo lungo momento storico?
È un maschio adulto, di pelle bianca, astratto dalla storia e dalla collettività. L’uomo universale a cui si riferiscono i diritti umani è fin dal suo principio: un’astrazione ad uso e consumo di chi detiene il capitale e dunque il potere.

Se da un lato abbiamo uno slittamento dell’uomo dalla sua dimensione collettiva a quella soggettiva, dall’altro si può notare uno slittamento dal potere in forma di Stato Nazione ad un potere senza forma ed esercitato dal mercato sulla politica e sulle collettività.
Un uomo astratto, a-politico e a-storico, viene delineato in questi anni di formazione del concetto di diritti umani.

È con la Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata a Parigi nel 1948, che la strategia del mercato neo liberista si salda in maniera inscindibile con il concetto dei diritti umani.

Il richiamo ad un ordinamento sovranazionale, la dimensione assolutamente “naturale” dell’uomo, (ridotto a “nuda vita” direbbe Agamben), segnano la strategia culturale del potere delle banche e della finanza, dei finti parlamenti e organismi di rappresentanza, mostrati come feticci di una democrazia inesistente.
Il solo fatto che siano 58 gli stati a partecipare all’assemblea (8 si astengono dal voto,) la dice lunga su quale sia l’universalità di questi diritti.

In realtà, ancora una volta, chi vince la guerra impone la linea politica, economica e culturale.
Dal 1992 assisteremo all’uso continuo dei diritti umani come giustificazione di ogni aggressione da parte della NATO e degli USA nei confronti di quegli stati che non vorranno uniformarsi all’ordine economico del neoliberismo e alla sua base filosofica e culturale. Se prima l’uomo universale era bianco, adulto e di sesso maschile oggi l’uomo universale è ridotto ad una pulsione tendente a soddisfare ogni sorta di desiderio individuale, l’uomo senza memoria storica e senza coscienza politica, l’uomo che deve soddisfare il proprio desiderio, che subordina ogni principio alla propria realizzazione individuale.

Chi è in questa logica (la logica del mercato globale) sopravvive, chi non lo è diventa il nemico dell’umanità e dei diritti umani.
Il cinema può essere anche un importante strumento di massificazione e di propaganda ed il potere finanziario e le sue emanazioni/appendici lo sanno bene.

L’UE in questo processo ha un ruolo essenziale.
Chi ha distrutto l’Italia con le privatizzazioni e il passaggio da un economia reale (statale) ad un economia finanziaria (privata), oggi si trova ad essere presidente della BCE, quel Mario Draghi che guidó il processo di smantellamento industriale dell’Italia in favore della finanza inglese e statunitense prendendo in prestito i concetti, egemonicamente dominanti e costruiti a tavolino, come “la spesa pubblica incontrollata” e “il debito pubblico”. Mario Draghi che tra il 1984 e il 1990 fu Direttore Esecutivo della Banca Mondiale.
Dal 1991 al 2001 guido il Ministero del Tesoro, dal Governo Andreotti VII al Berlusconi II attraversando ben 10 governi diversi. Prima di approdare alla BCE fa un passaggio alla Goldman Sachs.

Fu invece George Soros a guidare la speculazione della Lira, dopo l’incontro sul panfilo Britannia (dove c’erano anche Mario Draghi, Romano Prodi, Giuliano Amato).

Il panfilo della corona inglese, fu la sede dell’incontro tra i principali esponenti della City inglese e i manager pubblici italiani, che portó a svendere le maggiori aziende pubbliche italiane. Aziende che facevano dell’Italia uno stato forte e solido economicamente (con tutte le contraddizioni che puo avere uno stato in un sistema capitalista).

Non e’ un caso che George Soros sia uno dei maggiori finanziatori di tutte quelle manifestazioni umanitarie in cui rientrano in prima linea: le rappresentazioni sulle migrazioni e che tra l’altro vanta attraverso la fondazione Open Society, una collaborazione con l’attuale amministrazione comunale di Lampedusa.

Per completare lo smantellamento degli stati nazione e imporre il mercato unico globale, le migrazioni (con annessi e connessi) sono uno degli strumenti di primaria importanza che gli apparati di potere hanno.
Migrazioniche hanno come prima causa: guerre a guida dell’UE, la NATO e gli USA, spesso giustificate dall’esportazione di diritti umani e democrazia.

Il problema è che le forze tendenzialmente anti capitaliste vengono risucchiate dal discorso sui diritti umani e vengono usate a loro volta per il progetto del mercato unico globale.

Così, concetti condivisibili come l’abbattimento dei confini, che avrebbero un senso in una prospettiva socialista, divengono una potenete arma di destabilizzazione degli stati nazionali.

La pressione migratoria provocata e gestita dagli apparati militari ed economici, viene usata per mettere in crisi le società di arrivo e il concetto stesso di Stato Nazione, non è un caso che tutti i politici italiani e figure divenute simbolo dell’immigrazione, come Giusi Nicolini, chiedano una maggiore unità della politica dell’UE in materia di immigrazione ed asilo, una maggiore presenza di Frontex nei confini e sostengono il discorso “pro-immigrazione”.

Proprio ieri sera a Lampedusa si proiettava “Fuocoammare”, proiezione che arriva dopo circa due mesi dalla sua uscita nelle sale italiane e nello stesso momento in cui vi è la conferma della condanna contro il presunto scafista della strage del 3 ottobre 2013.

Una strage, quella del 3 ottobre 2013, che non è mai stata indagata fino in fondo.

Nessuno ha indagato sulle due barche, che tra le 3.00 e le 3.30 di notte, hanno fatto il giro della barca che subito dopo naufragherà, queste due barche hanno puntato i fari addosso alla barca con circa quattrocento persone a bordo e se ne sono andate, ignorando le richieste di soccorso. I superstiti descrivono una delle due barche come molto simile ad una barca militare.

Nessuno parla del ritardo dei soccorsi della Guardia Costiera, ritardo di circa 45 minuti. Queste dichiarazioni vengono fatte da chi per primo ha soccorso e salvato le persone che erano riuscite a nuotare fino alla zona della Tabaccara e che nessuno dopo il naufragio ha ascoltato.

Nessuno dice che il 10 di ottobre 2013 viene approvato Eurosur, un sistema di controllo delle frontiere di Frontex, che ha ricevuto enormi finanziamenti per comprare satelliti e droni. Eurosur, che come altre scelte in materia di immigrazione, è stato voluto fortemente dalle aziende che producono questi sistemi di controllo come ad esempio la Finmeccanica.

A questo proposito ricordiamo che alla fine del 2015 il dipartimento di Stato americano ha approvato la richiesta dell’Italia, presentata nel 2012, di armare due suoi droni MQ-9 Reaper con missili aria-terra Hellfire, bombe a guida laser e altre munizioni. Un accordo dal valore di 129,6 milioni di dollari, Solo Stati Uniti e Inghilterra possiedono in dotazione questi armamento.
Daltronde l’aeronautica militare italiana è stata la prima forza aerea alleata ad ordinare, nel 2001, i Predator statunitensi, protagonisti del conflitto kosovaro del 1999.

Fuocoammare riproduce la logica dei diritti umani e assume il suo ruolo di propaganda nel mostrare le migrazioni come un fatto naturale, inevitabile, in cui l’urgenza non è arrestare la causa che genera le migrazioni e dunque la dimensione storico politica delle migrazioni, ma affrontare l’aspetto umanitario e dunque ridurre gli uomini in soggetti depoliticizzati e privati da una dimensione storica e collettiva.

Lampedusa stessa diviene un’astrazione, chi svolge il suo lavoro con tanto di paga, diviene un eroe volontario, i bambini divengono una sorta di modello ancestrale (anche questo astratto), la comunità di Lampedusa sembra non essere toccata dalla questione delle migrazioni, mentre invece ne è stata stravolta e la sua economia si sta trasformando da economia turistica e di pesca in economia di emergenza, perché i militari “buoni” che salvano vite in mare, oltre a vivere nelle svariate caserme dell’isola, vivono anche negli alberghi che erano stati fatti per i turisti.
Alcuni lampedusani lavorano nel centro di detenzione per migranti, anche se non vengono pagati per mesi (il posto fisso fa sempre gola) e anche se si tratta di fare i secondini è pur sempre un lavoro. Poi, se è un lavoro “umanitario” figuriamoci.

E’ emblematico quello che dice sul film la Boldrini “L’arte riesce a mettere a fuoco un tema importante, lì dove la politica europea non trova la chiave di volta, si dimostra inefficace, e dove sembra esserci una gara in corso a chi costruisce muri e a chi fa peggio. Io sono orgogliosa del nostro Paese che tiene la linea e continua a salvare vite umane. E dall’arte, ne è un esempio questo film, può venire un valido aiuto in tal senso, un aiuto a tenere la linea”.

Queste dichiarazioni avvengono nel momento in cui il governo italiano fa la previsione di inviare 5 mila soldati per la nuova guerra in Libia.

Schultz lo definisce: “Un monumento per le famiglie lampedusane.”

L’importanza del cinema è strategica così come della cultura in generale.
I movimenti, le associazioni, i collettivi anticapitalisti dovrebbero lavorare di più e meglio nel creare una rete che possa veicolare le idee politiche attraverso manifestazioni culturali strutturate e durature. Ovviamente resta il problema dei fondi, nella rete dei festival sui diritti umani ci sono festival che hanno a disposizone cifre che vanno dalle 300 alle 600 mila euro, a parte i due festival italiani inseriti nella rete che vengono fatti con pochissimi fondi e da volontari.

È interessante notare come in queste manifestazioni si faccia una critica delle politiche dell’UE con i soldi dell’UE e sempre in senso umanitario e mai politico. E’ interessante notare come questa critica superficiale alle politiche dell’UE venga proprio in seno alle istituzioni europee, un po’ per distogliere lo sguardo sul vero problema, un po’ per mantenere la parvenza di democrazia e affermare il concetto di “pluralità”.

Intanto la guerra alla Libia assume una dimensione sempre più preoccupante e il vero scontro con la Russia (anche questa ovviamente descritta come “antidirittiumani”) si avvicina sempre di più.

E’ notizia di oggi che “ il mezzo anfibio descritto come un appoggio al soccorso dei migranti (844 milioni) si rivela una nave da guerra per gli F35 (1,1 miliardi)” e che “Ai parlamentari chiamati ad approvare il gigantesco stanziamento da 5,4 miliardi di euro nell’inverno 2014/2015, emerge dai documenti, Marina e Difesa fornirono all’epoca informazioni parziali o distorte sulla vera natura e la vera dimensione del programma. Si parlò di unità navali economiche e “a doppio uso”, con impieghi di soccorso umanitario e protezione civile, sottacendo dati e caratteristiche tecniche che avrebbero svelato le reali intenzioni dei militari e preventivando costi inferiori a quelli dei contratti stipulati dopo l’ok del Parlamento. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/14/marina-militare-la-nave-umanitaria-si-trasforma-in-portaerei-ed-esplodono-i-costi-taciuti-al-parlamento/2634448/)

Ma non vi preoccupate: non saranno guerre per il petrolio o per imporre le politiche del FMI, delle banche, saranno guerre per rendere il mondo più giusto, più umano.
Collettivo Askavusa

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