Terrorismo di Stato: la loro lotta non sarà mai la nostra (o, come non vogliamo i croccantini della polizia belga)

Contribuiamo alla profusione di articoli di queste settimane con il presente testo, dove sviluppiamo e ribadiamo le nostre posizioni: il sistema capitalista è responsabile delle cause della guerra e, dunque, complice della nascita e crescita di Daesh; i dirigenti politici, in quanto elementi del potere dominante, sono fautori di politiche imperialiste che vanno contro la volontà e la libertà dei popoli.

« La Francia sarà spietata con i barbari di Daesh », « Non possiamo perdere la guerra di civilizzazione contro il terrorismo », « c’è una volontà di Daesh di attaccare i nostri valori universali ».
Iniziamo con questi estratti dei discorsi del Presidente Hollande e del Primo Ministro Valls. Fanno riferimento al concetto di « choc delle civilizzazioni » sviluppato da Samuel Huntigton all’ inizio degli anni 90, sostenente il fatto che sono le varie culture e identità che producono le guerre e le alleanze tra paesi, e non l’ideologia politica.
Dunque, secondo il ragionamento del governo francese, in primo luogo i valori dell’eredità europea sono universali e, in secondo luogo, questa identità è comune a tutti gli Stati membri della cosiddetta “civilizzazione Occidentale”.
I filosofi classici parlavano di « regime » e non di « civilizzazione », che non sarebbe altro che il suo eufemistico sostituto contemporaneo. Infatti l’assetto organizzativo dello Stato, così come quello governativo, direttivo e amministrativo, trova parecchie somiglianze nei diversi Stati occidentali. Invece è molto più difficile trovare dei valori condivisi e/o un’identità simile, comune, tra gli stessi Stati, o addirittura dentro un solo Stato.
L’articolo « La Francia non è una terrazza » [1] risponde e contrasta questa volontà di omologarci e di pretenderci tutti conformi a godere di « un bicchiere di vino e un pezzo di carne sanguinante » (e per chi non l’ha ancora capito, si consiglia di aprire gli occhi). Dobbiamo guardare la realtà sociale e la sua complessità in ogni paese, regione e quartiere « occidentale » in modo da allontanarci da questo immaginario collettivo falsificato. Ci vieta di impegnarci in un lavoro di lungo termine sul campo, contro le distanze e disuguaglianze esistente e sempre più forte tra gruppi sociali.
Viene naturale collegarsi e attualizzare il pensiero del filosofo Edward Said che, in un saggio del 1978, definiva l’oriente come un costrutto di matrice occidentale, volto a definire un’ideologia del contrasto, degli opposti, da cui deriva una dominazione imperialista come conseguenza non solo inevitabile e rientrante nell’ordine naturale delle cose, ma necessaria all’oriente stesso. Non si attacca l’oriente (il Daesh in questo caso) per interessi economici o potere, ma per il suo proprio bene, per la difesa dei valori universali.
Ma perchè, adesso a Bruxelles, i bambini non vanno a scuola da due giorni, alcuni non lavorano e molti stanno rinchiusi a casa? Per colpa di altre civilizzazioni?

Non è bastato l’addestramento di soldati ribelli (che hanno raggiunto Daesh) da parte degli Stati Uniti, o la conclusione di 10 miliardi di Euro di transazioni tra la Francia e l’Arabia Saudita, che si impegna manu militari in Yemen, favorendo lo stabilimento dell’islamismo radicale. Il Primo Ministro Valls rassicura l’opinione pubblica affermando che l’Arabia Saudita, così come il Qatar, lottano insieme alla Francia e agli altri Stati occidentali contro Daesh.
Sembra essere questa la grande strategia occidentale: all’interno, misure di sicurezza e stato d’emergenza; all’esterno, alleanza con i più potenti della regione e cascate di bombardamenti sulla Siria. Così, i regimi occidentali danno a Daesh più di quanto si aspettava: la parte più vulnerabile della popolazione, che per motivi economici non è in grado di scappare del paese, è spinta nelle file degli estremisti, come unica alternativa a una sopravvivenza degradante.

La posizione verso Al-Assad rimane confusa, e quella verso il popolo curdo e il leader turco contorta. Chiudiamo con le parole dello scrittore Kamel Daoud: « Per lottare contro il terrorismo, l’Occidente dovrebbe attaccarsi alle cause piuttosto che agli effetti (…). Daesh ha una madre: l’invasione dell’Iraq. E pure un padre: l’Arabia Saudita e la sua industria ideologica. Se l’intervento occidentale ha motivato i disperati del mondo arabo, il regno saudita gli ha fornito le basi ideologiche (credenze e convinzioni). Se non capiamo questo, perdiamo la guerra anche se vinciamo delle battaglie. Uccideremo degli Djihadist, ma rinasceranno nelle prossime generazioni, e nutriti dagli stessi libri ».
Purtroppo, i regimi occidentali dimostrano di avere più interesse a continuare la propria ingerenza nei paesi stranieri, piuttosto che riflettere sulle politiche attuate, facendo prova di quella capacità di auto-critica illuminista che ha sempre prevalso nella “civiltà occidentale”.

[1] http://www.liberation.fr/debats/2015/11/22/la-france-n-est-pas-une-terrasse_1415301

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