Sulla visita dei parlamentari del Movimento 5 Stelle a Lampedusa e riflessioni generali sullo stato delle Pelagie.

Nei giorni 3 e 4 giugno scorsi, una delegazione di parlamentari nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle è stata in visita a Lampedusa. Obiettivo della loro presenza è stato quello di ascoltare la popolazione locale su importantissime tematiche come la scuola, la sanità e l’economia.

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La delegazione era formata da: Riccardo Nuti (deputato alla Camera) e dai deputati all’Ars Giorgio Ciaccio, Matteo Mangiacavallo e Valentina Palmeri.

I

Considerazioni generali

Abbiamo scelto di dialogare con il Movimento 5 Stelle perché riteniamo che sia, in questo momento, l’unica forza parlamentare che può portare all’interno delle istituzioni una serie di istanze e di denunce che altrimenti resterebbero oscurate o relegate in ambiti assai ristretti. Crediamo inoltre che l’esperienza del Movimento 5 Stelle costituisca un campo aperto e modificabile e questo permette un processo politico in cui restano spazi aperti in cui potere intervenire. Nessuno di noi fa parte del M5S e nessuno di noi crede che il parlamento o le istituzioni in quanto tali siano gli strumenti unici con cui potere modificare l’assetto politico, sociale ed economico attuale.

Non siamo progressisti né riformisti, anche perché riteniamo che gli unici spazi politici di riforma attualmente “tollerati” dal dispositivo politico dominante del capitale, siano esclusivamente i propri: quelli cioè che stanno in effetti “riformando” le nostre società nella direzione che è un po’ sotto gli occhi di tutti. Ma nello stesso tempo siamo consapevoli che vadano aperte delle crepe ovunque: crediamo che le lotte territoriali che sono alla base del nostro agire politico debbano avvalersi, se ce ne sono le condizioni, anche di una sponda “istituzionale”.

Il metodo, ancora prima del merito, che ha contraddistinto la presenza dei parlamentari del M5S a Lampedusa, ha già dato delle conferme di quanto avevamo intuito: nessun comizio, nessuna conferenza stampa, nessuna passerella, nessuna promessa. Al contrario rispetto a quanto è avvenuto con altre forze politiche, questa volta ci sono stati: una serie di incontri (che abbiamo programmato NOI) con i lampedusani e i linosani, una visita senza preavviso al CPSA di via Imbriacola e una visita senza preavviso alla scuola elementare di Lampedusa. Abbiamo anche consegnato alla delegazione una serie di documenti e di denunce su vari argomenti. L’ascolto come metodo è quello che noi cerchiamo di praticare da tempo: ascolto, studio dei problemi e partecipazione attiva.

Non è questa la sede per sottolineare l’ovvio, rimarcando le differenze di prospettiva che possono esserci tra noi e il M5S: sia perché su tali differenze occorrerebbe confrontarsi adeguatamente, sia perché, in ogni caso, riteniamo che non sia questo il punto nevralgico della questione. Il problema è, semmai, il tipo di approccio che vogliamo avere con il M5S, come comunità lampedusana e non semplicemente come Askavusa. Chi si aspetta, ancora una volta, che qualcuno venga da fuori a risolvere i nostri problemi attraverso una delega, ha perso in partenza e non ha capito lo spirito né nostro né, crediamo, dei parlamentari del M5S. Troppe volte abbiamo delegato ad altri responsabilità che dovevamo assumerci direttamente: una parte delle speculazioni politiche e delle strumentalizzazioni che Lampedusa e Linosa subiscono da anni sono figlie anche di un tale atteggiamento.

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II

Ognuno ha il governo che si merita

Dalla visita dei parlamentari del M5S sono emerse diverse problematiche, sono stati raccolti molti dati che verranno sistemati e che avvieranno una serie di iniziative parlamentari e di divulgazione. Noi facciamo qui una serie di considerazioni a caldo sulle isole Pelagie:

  1. Sono rilevabili le gravi responsabilità politiche dei governi di tutti i livelli che hanno contribuito a militarizzare l’isola di Lampedusa. L’isola è stata resa un palcoscenico sul quale mettere in scena narrazioni, retoriche ed emergenze legate alle migrazioni, ad uso e consumo del potere politico ed economico di turno. Riteniamo che la mancanza di diritti essenziali per le Pelagie vada inserita in una tale ottica: rendere le Pelagie invivibili è servito per poterne disporre in maniera totale, facendone una piattaforma militare ed un grande carcere per migranti;

  2. Rispetto a questa strategia crediamo che un ruolo non indifferente sia stato quello giocato da una certa complicità degli isolani.

In merito a quest’ultimo punto facciamo qui degli esempi pratici:

  • Tutte e tutti si lamentano dell’uso mediatico distorto dell’immagine di Lampedusa e delle migrazioni, un uso che ha danneggiato l’immagine dell’isola. Questo è vero però bisogna sottolineare che in questo processo alcune responsabilità vadano attribuite anche a noi stessi. L’ultimo caso è quello della nuova fiction della Rai (del regista Marco Pontecorvo con Claudio Amendola), che stanno per girare sull’isola e che affronterà il tema delle migrazioni. “Nell’ultima giornata di adattamento scene la troupe ha visitato anche il centro di accoglienza di Contrada Imbriacola accompagnata dal sindaco Giusi Nicolini (Agrigento News). La produzione ha fatto una serie di provini sull’isola e molti isolani sono andati, attirati dalla possibilità di un lavoro: alcuni hanno anche raccontato di aver dovuto simulare un pianto davanti a bare di migranti. Noi pensiamo che questa sia l’ennesima narrazione di Lampedusa attraverso la retorica umanitarista ed emergenziale. Il punto però è: come ci si può lamentare se Lampedusa viene vista come isola “invasa” o isola “porta d’Europa”, se poi si contribuisce a raccontarla in questo modo?

  • Il centro di accoglienza di Lampedusa è un luogo, come tutti i centri per migranti, che andrebbe chiuso immediatamente, un luogo in cui si fa profitto sulla pelle dei migranti e in cui le condizioni di vita non sono accettabili. Il CPSA di Lampedusa è uno dei luoghi in cui si produce la retorica sulla “Lampedusa dell’accoglienza”. Abbiamo più volte costatato che molti lampedusani fanno affari con chi gestisce il centro, chi porta l’acqua, chi fa lavori, chi vende merce etc., etc. Inoltre molti dipendenti lampedusani della Misericordia (ente gestore del centro) non hanno mai fatto uscire nessun tipo di notizia dal CPSA, custodendo il loro posto di lavoro senza mai provare a fare un ragionamento complessivo sull’isola e sui processi che sta subendo. Noi pensiamo che il centro vada chiuso e che sull’isola debba essere costruito un grande ospedale che possa essere usato da tutte e da tutti coloro che ne hanno bisogno; solo cosi Lampedusa potrebbe vedere garantito il proprio diritto di accesso alla salute ed al tempo stesso svolgere un ruolo di porto sicuro, fuori da retoriche e strumentalizzazioni. Inoltre si potrebbe avviare un’accoglienza diffusa, in base al numero di abitanti e alle dimensioni delle Pelagie, evitando cosi di essere complici di questo sporco affare sulla pelle dei migranti e dei lampedusani.

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    foto concesse dal M5S – CPSA di Lampedusa 03/06/2015

  • Ci lamentiamo spesso della gestione dei rifiuti, della produzione e distribuzione dell’energia elettrica e di tante altre cose. Troppo spesso, però, si scambia il proprio voto o la propria influenza in consiglio comunale in cambio di un posto di lavoro proprio in queste aziende, creando così le condizioni dell’omertà generale.

  • A Lampedusa siete tutti abusivi e in nero”, ha detto in una sua recente visita sull’isola il governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Una tale affermazione, grottesca perché pronunciata per tentare di ignorare il problema della militarizzazione del territorio lampedusana, è comunque in parte è vera. Proprio per questo bisognerebbe valutare attentamente quali colpe hanno le varie amministrazioni regionali e comunali che si sono susseguite nel tempo e come mai nessuno è stato in grado di fare un piano regolatore. Come mai, se il governatore della Regione Sicilia si accorge di un fatto tanto grave, non tenta di sanare la situazione edilizia di Lampedusa in maniera decisa ? A che punto e’ la redazione del piano regolatore e che coinvolgimento ha la popolazione in questo processo ? Anche in questo caso molte colpe sono di noi isolani, che abbiamo messo il profitto davanti ad ogni altra cosa: perché se è vero che molti hanno costruito abusivamente la prima casa per abitare, è anche vero che molti hanno costruito appartamenti su appartamenti per affittarli in estate. Mai nessuno ha chiesto con forza un piano regolatore, tutti hanno accettato questa condizione di abusivismo generalizzato e c’è stato uno scambio e un accordo tra chi ha costruito chi lo ha lasciato fare. I risultati sono stati svariati: una espansione edilizia incontrollata, che ha prodotto un danno paesaggistico e conseguentemente sociale, culturale e in ultima istanza anche turistico; un sistema di clientelismo che ha prodotto dei cittadini ricattabili in ogni momento, dunque degli abitanti maggiormente subalterni alle decisioni prese sulle loro teste, nonché una classe politica locale totalmente assorbita a svolgere il ruolo di mediatore all’interno di questa relazione di ricattabilità. Crediamo che bisogna sanare la situazione edilizia di Lampedusa e Linosa e procedere a redigere un piano regolatore con un metodo partecipativo, una volta fatto questo chi continuerà a costruire in maniera abusiva dovrà essere multato severamente.

    video sulla festa d’Europa che la Regione Sicilia ha celebrato a Lampedusa.In questa occasione il governatore siciliano Rosario Crocetta ha affermato “A Lampedusa siete tutti abusivi e in nero”

(per un approfondimento sulla Festa d’Europa a Lampedusa >> https://askavusa.wordpress.com/2015/05/12/sulla-festa-deuropa-a-lampedusa-ovvero-sulla-dittatura-del-ricatto/)

III

Prime conclusioni

Se non cominciamo a reclamare prima di tutto la nostra dignità e autodeterminazione non andremo molto lontano. Fino a quando il profitto sarà messo al primo posto nella scala dei valori non andremo da nessuna parte. Fino a quando il lavoro sarà usato come arma di ricatto e di corruzione, non andremo da nessuna parte.

Dobbiamo acquisire consapevolezza di un piano molto ampio e pericoloso che vede in Lampedusa un’articolazione fondamentale per i piani di conquista della NATO e per la criminalizzazione e lo sfruttamento dei migranti. Dobbiamo smettere di essere complici inconsapevoli di un tale progetto. Senza la coesione dell’intera comunità e la richiesta dei diritti fondamentali per tutti e tutte, e non semplicemente per i singoli, non potremo mai emanciparci dalla condizione attuale di subordinazione e di sottomissione. Riteniamo che i parlamentari del M5S possano darci una mano in questo processo ma sappiamo anche che senza un’attiva partecipazione degli isolani delle Pelagie, resteremo sempre nella condizione di essere ricattati, espropriati, colonizzati.

Continueremo a lavorare per fare in modo che Lampedusa e Linosa possano diventare isole di pace, giustizia, bellezza e vera accoglienza.

SENZA PAURA !

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Una risposta a “Sulla visita dei parlamentari del Movimento 5 Stelle a Lampedusa e riflessioni generali sullo stato delle Pelagie.

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