La tragedia del 3 ottobre e la guerra italiana in Nordafrica 

Mercoledì 15 Aprile la Camera dei Deputati italiana ha approvato con 287 voti favorevoli, 72 contrari e 20 astenuti “l’istituzione di una Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione” per il 3 ottobre.

Il 3 ottobre del 2013 nelle prime ore del mattino una barca con più 500 Migranti affondò circa un miglio a sud di Lampedusa: 155 persone furono salvate e 366 morirono. I primi soccorritori civili del natante – Lampedusani e non che si trovavano con la propria barca nelle vicinanze e furono svegliati dalle urla – raccontano che i soccorsi della guardia costiera tardarono inspiegabilmente ad arrivare sul luogo dell’accaduto: questi erano sul posto solamente 45 minuti dopo l’unica chiamata registrata e nessuno, ancora oggi, si spiega come abbiano potuto percorrere la distanza di meno di tre miglia nautiche dal porto in così tanto tempo.

L’evento ebbe una risonanza incredibile nei media italiani e stranieri e fu utilizzato dal governo italiano ed europeo come un vero e proprio casus belli: già due settimane dopo l’immane tragedia che scosse Lampedusa il Governo italiano lanciò l’operazione Mare Nostrum, finanziata con 9 milioni di euro al mese dallo stesso, un’operazione “militare e umanitaria” con il “compito di rafforzare il controllo in mare e migliorare le capacità di soccorso dei migranti in difficoltà” (Polizia di Stato 2014, italico nostro). Nell’operazione, ora conclusa, non furono solamente usate navi da guerra ed aerei spia ma addirittura un drone utilizzato anche in Afghanistan (Friese 2014:196) il cui nome, Predator, fuga ogni dubbio sulle intenzioni dell’operazione stessa. Le navi di Mare Nostrum sono state avvistate a pattugliare in vicinanza delle piattaforme petrolifere Eni al largo della Tunisia, mentre il drone Predator pattugliava le coste del Nordafrica. Non solo il governo italiano ma anche l’Unione Europea utilizzò la tragedia del 3 ottobre con finalità belliche: il 22 settembre 2013 l’UE istituiva EuroSur, il “sistema europeo di sorveglianza delle frontiere” (EurLex 2013). Una tragedia vera e propria, in altre parole, veniva – e viene ancora – utilizzata come giustificazione di un’operazione militare o, se vogliamo usare un termine che ad alcuni non piace, di un guerra.

Mare Nostrum venne sostituita nel novembre 2014 dall’operazione Triton, finanziata questa volta dall’Unione Europea con 2,9 Milioni di Euro al mese e gestita da Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere. Nei prossimi mesi, nell’ambito dell’operazione Triton, verranno installati a Lampedusa altri tre Radar potenzialmente dannosi per la salute dei seimila abitanti dell’isola, di cui uno – ancora una volta, per fugare ogni dubbio sul vero motivo del loro utilizzo – ha il nome di FADR, ossia Fixed Air Defense Radar, Radar Fisso di Difesa Aerea (cfr. L’Espresso 2014). Ci vogliamo forse difendere dai migranti volanti? Nel promuovere l’operazione Triton, la presidente della Camera Laura Boldrini nell’evento di commemorazione (si legga: di propaganda bellica) del 3 ottobre 2014 a Lampedusa affermò che bisogna fare di più per mettere fine alla “guerra tra le persone ed il mare” che tragedie come quella del 3 ottobre rappresentano. Noi crediamo invece che il Mediterraneo sia un mare di pace e che la guerra, quella vera, si faccia con i radar, i droni, le navi e gli aerei che l’Italia utilizza nel contesto di queste operazioni.

Oggi il tre ottobre è eletto a giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione dalla Camera dei Deputati. Con molta probabilità anche il Senato approverà la mozione. Ancora una volta quest’immane tragedia e il “dispositivo Lampedusa” sono utilizzati a fini militari, per coprire con il manto dell’accoglienza, tanto amato dalla sinistra moderata, il neocolonialismo italiano in Nordafrica. Nella stessa giornata di oggi, infatti, il Senato ha approvato la legge anti terrorismo che prevede “misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione” (Askanews 2015). “Missioni internazionali di pace delle forze armate”, per noi, significano guerra. Già nel mese scorso il governo italiano aveva inoltre lanciato Mare Sicuro, un operazione di cui fanno parte “incursori della Marina militare, compagnie di fucilieri del San Marco, quattro navi tra cui unità dotate di attrezzature sanitarie ed elicotteri” e i famigerati droni Predator (il Giornale 2015).

Le 366 (più due) vittime della tragedia del tre ottobre 2013 alle quali oggi è dedicata una giornata del calendario italiano sono la giustificazione dei movimenti militari italiani in Nordafrica. La soluzione che il governo italiano trova per far sì che non si ripeta più una così terribile tragedia non è l’apertura delle frontiere, né la regolarizzazione dei viaggi, e neppure un’operazione di salvataggio. La soluzione è al contrario una guerra nella sua forma più pura, mascherata da operazione umanitaria ma che di umanitario non ha nulla, nella quale confluiscono parte degli 80 milioni di Euro che il nostro paese elargisce al giorno in spese militari (Sipri 2015).

Inoltre, proprio in questi giorni, Mentre sull’isola c’è L’ARPA per operare ulteriori controlli sulle onde elettromagnetiche emesse dai vari radar, (almeno così sappiamo, ma approfondiremo domani in comune) a capo grecale si sostituisce (così pare) il supporto del radar elta system 2226 di produzione israeliana.
Strane coincidenze?

Lampedusa, però, resiste, e non si lascerà mai usare – così come non lascia usare il corpo e la morte dei migranti – al fine degli interessi di produttori di armi, politici amici di questi, e businessman dell’immigrazione.

Collettivo Askavusa

Fonti

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