L’esteso deserto della disonestà intellettuale

L’associazione Askavusa denuncia la disonestà intellettuale dell’artista Massimiliano Gatti nell’ambito del progetto fotografico  “Lampedusa o dell’esteso deserto” , in mostra presso la Fondazione Lercaro di Bologna in occasione dell’edizione ArteFiera 2015.

 

In data 19 Dicembre 2012, il Sig. Massimiliano Gatti, autore del progetto fotografico “Lampedusa o dell’esteso deserto” – in mostra presso la Fondazione Lercaro di Bologna dal 21 gennaio all’8 marzo 2015 in occasione di ArteFiera – contattò la nostra associazione per chiedere accesso al nostro archivio di oggetti appartenuti ai migranti passati da Lampedusa, che avevamo recuperato nel corso degli anni dalla discarica di Lampedusa. L’impegno del Sig. Gatti era di “diffondere insieme al progetto fotografico i loghi e tutte le informazioni relative alla storia e all’attività del Museo delle Migrazioni di Lampedusa sia nelle mostre che nelle eventuali pubblicazioni cartacee (cataloghi), concordando i dettagli e le modalità di volta in volta con i responsabili del Museo”. Inoltre, si impegnava a “cedere una percentuale dei ricavati delle attività relative a questo lavoro fotografico dell’associazione Askavusa per il progetto del Museo delle Migrazioni di Lampedusa a titolo di sostegno.”

 

Dopo aver spedito una scatola piena di oggetti al Sig. Gatti, non abbiamo più saputo niente di lui né del suo progetto. Diversamente da quanto detto, inoltre, il Sig. Gatti non ha mai messo piede sull’isola. Oggi, con nostra grande sorpresa, scopriamo che il progetto è presentato presso la Fondazione Lercaro di Bologna nell’ambito di ArteFiera 2015, dopo aver vinto il Premio Arti Visive San Fedele 2013 ed essere arrivato in finale al Premio Combat 2013.

Inoltre, lo stesso progetto ha partecipato nel 2014 al Festival Circulation(s) di Parigi, di nuovo senza alcun riferimento alla nostra associazione e al lavoro da noi svolto negli anni.

Rendiamo noto che il Sig. Gatti ha disatteso a tutti gli impegni presi. Sul suo sito, infatti, non esiste nessun riferimento alla storia e all’attività del Museo Delle Migrazioni (oggi Porto M). In questi anni, inoltre, non vi è stata alcuna comunicazione relativa allo sviluppo del progetto. Per non parlare dei ricavati, di cui sicuramente il nostro spazio non ha ricevuto nessun tipo di sostegno.

Non riconoscendo il nostro diritto di proprietà intellettuale e omettendo deliberatamente la storia di questi oggetti il Sig. Gatti ha stravolto il significato culturale, sociale e politico del lavoro che conduciamo da anni. Lampedusa e i migranti sono oggi un argomento “caldo” e molto richiesto da giornali, televisioni e da chi si occupa di cultura. Cedere alla tentazione di parlare di queste cose è facile; più difficile è darne una rappresentazione che non sia distorta, semplicistica e, in alcuni casi, dannosa per chi vive tutto questo sulla propria pelle. Crediamo che il Sig. Gatti abbia ceduto a questa tentazione, aggiungendo al suo portfolio un po’ di finto umanitarismo e ipocrisia nel nome di Lampedusa, così suscitando l’interesse di molti e assicurandosi una mediocre carriera nel campo della cosiddetta “Arte sociale”.

Siamo indignati e amareggiati e ribadiamo con forza che il Collettivo Askavusa di Lampedusa non supporta affatto questo progetto e anzi demarca la sua distanza da qualsiasi opera artistica prodotta dal Sig. Gatti. Invita inoltre chi si occupa di arte e cultura a non dare spazio e visibilità a chi, facendo proprio il lavoro di altri, usa il dolore delle persone per fare carriera.

Per maggiori informazioni sul progetto Porto M, rimandiamo al sito www.portommaremediterraneomigrazionimilitarizzazione.wordpress.com

Di seguito un’intervista rilasciata al Festival Circulation(s) in cui il Sig. Gatti presenta in modo poco chiaro il suo lavoro. Neanche qui, infatti, troviamo alcun cenno a Porto M e alla sua storia né tantomeno all’impegno del Collettivo Askavusa nel dare un senso ad ogni oggetto da noi ritrovato a Lampedusa.

 

Associazione Askavusa di Lampedusa

Lampedusa, 19 Febbraio 2015

 

FRA

Le vaste désert de la malhonnêteté intellectuelle

Le 19 décembre 2012, Monsieur Gatti, auteur du projet photographique “Lampedusa or the extended desert”, contactait notre collectif.

Il demandait l’accès aux archives des objets ayant appartenu aux migrant-e-s passé-e-s par l’île de Lampedusa, et récupéré par notre collectif dans les décharges de l’île, ces dernières années.

Un colis avec des objets lui a alors été envoyé pour la réalisation de son projet photographique.

Monsieur Gatti s’engageait à “diffuser avec le projet photographique, le logo et toutes les informations relatives à l’histoire et aux activités du Musée des Migrations de Lampedusa (actuel Porto M) lors d’expositions et d’éventuelles publications (catalogues), en fixant les détails et les modalités lors de chacune de ces occasions avec les responsables du Musée”.

Par ailleurs, il s’engageait à “céder 15% (net de taxes) des bénéfices des activités relatives à ce travail photographique, à titre de soutien, au collectif Askavusa pour le projet de Musée des Migrations de Lampedusa”.

Aujourd’hui, c’est avec grande surprise que nous découvrons que le projet a été présenté à l’occasion de votre festival et d’un autre événement à Bologne, “ArteFiera 2015”; et cela, après avoir gagné plusieurs prix (Premio Arti Visive San Fedele 2014; Premio Combat 2013).

Par la présente, nous souhaitons vous informer que contrairement à ce que prétend Monsieur Gatti, ce dernier n’a jamais été à Lampedusa et a trahit les engagements pris avec le collectif Askavusa.

En effet, aucune référence à l’histoire et aux activités du Musée des Migrations (aujourd’hui Porto M) ne sont présentes sur son site. Nous n’avons pas été informés des suites du projet, et le Porto M n’a reçu aucun soutien de la part de Monsieur Gatti.

Nous estimons qu’en omettant délibérément de raconter l’histoire de ces objets, Monsieur Gatti a subvertit le sens culturel, social et politique du travail que nous menons depuis plusieurs années.

L’île de Lampedusa et les migrant-e-s constituent un thème particulièrement traité tant par les media que par les artistes. Cependant, raconter Lampedusa, témoigner et produire sur ce sujet – sens céder au sensationnel – n’est pas une tâche facile. Force est de constater que de nombreux projets donnent une représentation simplifiée, erronée, parfois même nuisible à celles et ceux qui vivent cette réalité au quotidien.

Nous estimons que Monsieur Gatti a cédé à la tentation de réaliser un travail sur une thématique attrayante, lui permettant de gagner du crédit, sans pour autant répondre aux exigences d’un travail artistique et social honnête.

Nous sommes affligés et ressentons la nécessité de vous informer de ces faits.

Le Collectif Askavusa de Lampedusa ne soutient donc aucunement ce projet photographique et prend ses distances vis à vis de toutes les oeuvres de Monsieur Gatti.

Nous invitons, par ailleurs, les acteurs des secteurs artistique et culturel à refuser de donner plus de visibilité aux personnes qui, au détriment du travail des autres, profitent de la sensibilité d’un tel sujet pour faire carrière.

 

Pour plus d’information sur le projet Porto M, nous vous renvoyons à notre site:

www.portommaremediterraneomigrazionimilitarizzazione.wordpress.com

Collectif Askavusa

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