Ecco le compagnie che si spartiscono i soldi dei progetti Europei per la sorveglianza dei confini.

Ecco qua le maggiori compagnie che si spartiscono ormai da più di 10 anni i (molti) soldi dei progetti Europei per la sorveglianza del confine (e quindi del DG Affari Interni – HOME) ma anche quelli dedicati alla ricerca, o allo sviluppo industriale, che sono gestiti da diverse entità all’interno della Commissione Europea (DG Affari Marittimi – MARE – DG Imprese e Industria – – DG Mobilità e Trasporti – MOVE – etc). La maggior parte delle compagnie in questione operano nel ramo difesa e spesso anche in quello trasporti, ma per tutti i progetti in questione è il ramo dell’azienda che si occupa dello sviluppo dei sistemi di sorveglianza e sicurezza (polizia, piuttosto difesa) ad essere in prima linea. Oltre all’italiana Finmeccanica (che è uno degli attori principali) con le sue affiliate Selex (http://www.selex-es.com/domains/security/border-protection) e Alenia (http://www.aleniaaermacchi.it/products-prodotti/advanced-surveillance-sorveglianza-avanzata) ci sono la Svedese SAAB (http://www.saabgroup.com/en/Civil-security/Border-Security-Solutions/), la spagnola INDRA (http://www.indracompany.com/en/noticia/indra-will-implement-the-integrated-surveillance-system-in-the-black-sea-border-of-rumania-f) la francese THALES (https://www.thalesgroup.com/en/worldwide/defence/border-surveillance-system & https://www.thalesgroup.com/sites/default/files/asset/document/bordersurveillance_eng.pdf) l’Europea Airbuss (http://www.defenceandsecurity-airbusds.com/1283) ed altre. I link si riferiscono solo ad alcuni dei progetti in via di studio e/o implementazione: ovviamente poi ci sono altre compagnie ed altri progetti sviluppati non solo a Lampedusa, ma anche in molte altre ‘zone di confine’ europee, sia a mare che a terra. Aeroporti e sistemi biometrici, il mar Nero, i confini polacchi, ungheresi, bulgari, romeni, Ceuta e Melilla in Spagna/Marocco, le Canarie, Cipro, Malta e via dicendo. La cosa curiosa è che contrariamente alle logiche industriali, queste compagnie ora sviluppano questi progetti di ricerca in maniera coordinata, collaborando tra di loro: di solito, industrialmente parlando, la tecnologia la inventi e poi te la vendi perché se invece la inventi assieme ai tuoi competitors, ci fai molto meno ‘piccioli’. Il motivo di questa scelta apparentemente anti-economica? Tanti probabilmente a noi oscuri, ma uno su tutti sembra prevalere: contrazione delle spese militari da parte di molti paesi Europei post-Guerra Fredda, combinata alla paranoia collettiva post-11 Settembre, rendono il mercato della sorveglianza la nuova frontiera per le industrie attive nel ramo difesa. La c’è il potenziale economico, e là si son buttati.

I commissari europei, da parte loro, da un lato si (s)vendono alle lobby (che assicurano agli ‘incerti’ ottimi contratti di consulenza per arrotondare i ‘poveri’ stipendi forniti dalla Commissione, o per garantirsi un futuro lavorativo sicuro, andasse mai male con la carriera europea). Dall’altro, sempre la Commissione ha tutto l’interesse ad incentivare ed intensificare la collaborazione tra gli attori europei che lavorano nella Difesa. L’obbiettivo? Il sistema di difesa unico Europeo. Cominciarono con il Carbone e l’Acciaio ed arrivarono al mercato unico ed alla Banca Centrale Europea. Cominciano dal confine, e poi ci troviamo l’Esercito UE a sostituire quelli nazionali.

Il tutto, è chiaro, si incastra alla perfezione con le mosse US/NATO.

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