Comunicati e video sul 3 ottobre

«Scenari emotivamente importanti»

Ieri ha avuto luogo una contestazione all’esterno dell’aeroporto e per le vie del paese, organizzata dal collettivo Askavusa. Riteniamo opportuno chiarire le ragioni della nostra mobilitazione, vista la confusione generata dai mezzi stampa nazionali e da molte realtà presenti sull’isola.

 In un giorno in cui il silenzio e il raccoglimento dovevano essere le uniche forme con cui accostarsi rispettosamente ad una tragedia di tali dimensioni, si è invece preferito dare vita ancora una volta ad un grande circo politico-mediatico. Chi da un lato con ghirlande di fiori, frasi di circostanza, lacrime di coccodrillo e flash mob vari, è stato presente al grande rito celebrato in tutto il mondo, dall’altro sfrutta una tale esposizione mediatica per coprire e accentuare scelte politico-economiche e militari che sono le cause dei grandi flussi migratori. Nello stesso tempo le vere cause e responsabilità di quella tragedia sono ancora nascoste, ed è inaccettabile che la Boldrini possa dire che quei 368 morti siano vittime del mare. Nel frattempo parenti e lampedusani, ad un anno dalla tragedia, sono ancora senza una verità. In 12 mesi non è stato fatto nulla per il riconoscimento delle salme e nulla è stato detto, tra i mille discorsi di circostanza, del grande ritardo dei soccorsi ufficiali. Né tanto meno sono state prese in considerazione le testimonianze dei superstiti che riferiscono dell’avvicinamento e del mancato intervento di due imbarcazioni (probabilmente delle guardia costiera) nelle ore immediatamente precedenti il naufragio.

Ancora una volta si commemorano i morti e si calpesta la dignità dei vivi.

 

Riteniamo incredibile che l’ARCI ed il comitato 3 ottobre, all’interno del festival Sabir, abbiano potuto mettere in piedi una passerella per tutti quei soggetti su cui gravano responsabilità precise: responsabilità politico-economiche dell’unione europea rispetto ai paesi di origine dei flussi migratori e responsabilità legislative dei dispositivi di controllo e repressione. Gli stessi soggetti che in questi giorni si sono riempiti la bocca di promesse e buoni propositi (politici ed ONG), hanno voluto i centri di detenzione, gli accordi di Dublino, Frontex, Mare Nostrum, e sono i responsabili della penetrazione economica e della destabilizzazione nei paesi di provenienza dei migranti.

 

Chi sostiene la necessità di un rafforzamento dei dispositivi militari nel controllo dei flussi, ha invece l’obiettivo di espandere la presenza militare su tutto il Mediterraneo e sui paesi di provenienza dei migranti. L’intento è quello di produrre nuove guerre, usando programmi e agenzie come Frontex come anelli di congiunzione tra la politica europea e le multinazionali delle armi. A riprova di ciò basta guardare l’isola di Lampedusa: al tempo stesso piattaforma militare inquinata dalle emissioni elettromagnetiche dei vari radar, e luogo di detenzione e sottrazione di dignità attraverso il centro ed il suo connesso business dell’”accoglienza”.

 

La contestazione a Schulz è stata motivata dall’impossibilità di tollerare la retorica della democrazia e dei diritti umani da parte di chi ha sostenuto un colpo di stato neonazista in Ucraina, colpo di stato appoggiato dalla CIA e finanziato da personaggi come Soros. Lo stesso Soros, per mezzo della sua fondazione (Open Society), risulta guarda caso tra i finanziatori del festival Sabir, che ospitava la conferenza in questione.

 

La mobilitazione è proseguita al “cimitero delle barche”, dove abbiamo impedito una diretta televisiva. Le telecamere del “servizio pubblico” avevano per l’occasione allestito quello che gli stessi giornalisti presenti hanno definito «uno scenario emotivamente importante». Siamo stanchi che l’informazione dominante continui a dare una rappresentazione distorta di quanto accade a Lampedusa. Anche ieri, per l’ennesima volta, si è allestito un vero e proprio palcoscenico, utilizzando i rottami delle barche dei migranti (risistemati per l’occasione). L’obiettivo era cioè quello di colpire l’emotività e la sensibilità del pubblico, per giustificare l’intera messa in scena, distogliendo così l’attenzione dai veri nodi politici della questione.

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COMUNICATO (VOLANTINO) DEL 2 OTTOBRE

A Lampedusa il 3 ottobre assisteremo all’ennesima farsa.

Vedremo ancora una volta figure politiche di ogni parte del mondo, da Roma a Bruxelles, affrettarsi per calcare una passerella rosso sangue.

Una giornata che doveva essere di silenzio e riflessione verrà utilizzata per propaganda politica e per attuare le strategie di militarizzazione e spettacolarizzazione dell’isola di Lampedusa.

I lampedusani da decenni vengono calpestati nella loro dignità e i diritti che dovrebbero essere garantiti secondo la costituzione italiana vengono disattesi.

Riteniamo che ci sia la volontà politica di mantenere bassa la qualità di vita a Lampedusa, per attuare in modo più semplice la completa militarizzazione e espropriazione dell’isola.

Verranno infatti sostituiti i radar di Capo Ponente con due ancora più potenti ed è sotto gli occhi di tutti la quantità di strutture e corpi militari presenti sull’isola.

Lampedusa non è solo una vetrina per politici di varie estrazioni, ma anche per associazioni umanitarie e ONG che ricevono finanziamenti pubblici per la gestione delle migrazioni.

Si dice che in questi giorni verrà riaperto il centro di “accoglienza”. Noi diciamo che tutto questo sistema non ha nulla di accogliente. L’obiettivo è chiaro: riaprire un centro di detenzione che alimenterà affari sulla pelle dei più deboli, nonché degli abitanti di Lampedusa, che vogliono vivere di turismo e di pesca e non sulle disgrazie altrui.

L’attuale amministrazione comunale ha precise responsabilità: sia sulla militarizzazione dell’isola, che sulla gestione delle migrazioni. Soprattutto nell’allinearsi con le scelte dei governi nazionale ed europeo, con una preoccupante continuità con quello che è successo nel passato.

In questo clima di guerra diffusa nel mondo, l’amministrazione ha ad esempio aperto ad una collaborazione con un personaggio come Soros, che si è macchiato di speculazioni finanziarie e che ha destabilizzato militarmente interi territori, causando le migrazioni di centinaia di migliaia di persone.

Il 3 ottobre, alle 08:30, ci troveremo all’aeroporto di Lampedusa per manifestare il nostro dissenso contro queste scelte politiche ed economiche che generano sempre di più stragi, sia in mare con i naufragi che attraverso bombardamenti e sfruttamento di intere aree del pianeta, e contro la riduzione di Lampedusa a una piattaforma militare.

È importante in questo momento rimanere uniti su alcuni punti fondamentali:

  • NO all’istallazione di altri / nuovi radar.
  • NO alla militarizzazione dell’isola.
  • NO alla riapertura del centro di “accoglienza”, che a quanto si apprende è stato già affidato alla Misericordie e quindi pronto ad aprire i cancelli.
  • NO all’uso di Lampedusa come passerella per politici di ogni estrazione.

Chiediamo:

  • Che vengano fatte rilevazioni serie sulle onde elettromagnetiche a Lampedusa e Linosa.
  • Che si permetta a lampedusani e linosani di vivere in pace di turismo e pesca.
  • Che l’UE riveda le sue politiche estere di aggressione e sfruttamento di territori e produzione e vendita di armi.
  • Che l’Europa si prenda le proprie responsabilità e regolarizzi i viaggi della “speranza” o della “disperazione”. Nel caso di chi scappa da guerre, che organizzi corridoi umanitari e quote di accoglienza nei paesi europei.
  • Alla popolazione di Lampedusa e Linosa, di non cadere nella trappola della contrapposizione tra isolani e migranti, di evitare strumentalizzazioni di ogni tipo e di unire le energie per dimostrare chiaramente ai diretti interessati, con una manifestazione pacifica di dissenso, l’insostenibilità di queste politiche.

 

Appuntamento il 3 ottobre – ore 08:30 – in aeroporto.

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