Ogni giorno è il 3 ottobre. No alle passarelle politiche, alla militarizzazione e al business dell’accoglienza

A Lampedusa il 3 ottobre assisteremo all’ennesima farsa.
Vedremo ancora una volta figure di ogni parte del mondo, da Roma a Bruxelles, affrettarsi per calcare una passerella rosso sangue.
Una giornata che doveva essere di silenzio e riflessione verrà utilizzata per propaganda politica e per attuare le strategie di militarizzazione e spettacolarizzazione dell’isola di Lampedusa.
I lampedusani da decenni vengono calpestati nella loro dignità e i diritti che dovrebbero essere garantiti secondo la costituzione italiana vengono disattesi.
Riteniamo che ci sia la volontà politica di mantenere bassa la qualità di vita a Lampedusa, per attuare in modo più semplice la completa militarizzazione e espropriazione dell’isola.
Verranno infatti sostituiti i radar di Capo Ponente con due ancora più potenti ed è sotto gli occhi di tutti la quantità di strutture e corpi militari presenti sull’isola.
Lampedusa non è solo una vetrina per politici di varie estrazioni, ma anche per associazioni umanitarie e ONG che ricevono finanziamenti pubblici per la gestione delle migrazioni.
Si dice che in questi giorni verrà riaperto il centro di “accoglienza”. Noi diciamo che tutto questo sistema non ha nulla di accogliente. L’obiettivo è chiaro: riaprire un centro di detenzione che alimenterà affari sulla pelle dei più deboli, nonché degli abitanti di Lampedusa, che vogliono vivere di turismo e di pesca e non sulle disgrazie altrui.
L’attuale amministrazione comunale ha precise responsabilità: sia sulla militarizzazione dell’isola, che sulla gestione delle migrazioni. Soprattutto nell’allinearsi con le scelte dei governi nazionale ed europeo, con una preoccupante continuità con quello che è successo nel passato.
In questo clima di guerra diffusa nel mondo, l’amministrazione ha ad esempio aperto ad una collaborazione con un personaggio come Soros, che si è macchiato di speculazioni finanziarie e che ha destabilizzato militarmente interi territori, causando le migrazioni di centinaia di migliaia di persone.

Il 3 ottobre, alle 11:30, ci troveremo all’aeroporto di Lampedusa per manifestare il nostro dissenso contro queste scelte politiche ed economiche che generano sempre di più stragi, sia in mare con i naufragi che attraverso bombardamenti e sfruttamento di intere aree del pianeta, e contro la riduzione di Lampedusa a una piattaforma militare.

È importante in questo momento rimanere uniti su alcuni punti fondamentali:

  • NO all’istallazione di altri / nuovi radar.
  • NO alla militarizzazione dell’isola.
  • NO alla riapertura del centro di “accoglienza”.
  • NO all’uso di Lampedusa come passerella per politici di ogni estrazione.

Chiediamo:

  • Che vengano fatte rilevazioni serie sulle onde elettromagnetiche a Lampedusa e Linosa.
  • Che si permetta a lampedusani e linosani di vivere in pace di turismo e pesca.
  • Che l’UE riveda le sue politiche estere di aggressione e sfruttamento di territori e produzione e vendita di armi.
  • Che l’Europa si prenda le proprie responsabilità e regolarizzi i viaggi della “speranza” o della “disperazione”. Nel caso di chi scappa da guerre, organizzare corridoi umanitari e quote di accoglienza nei paesi europei.
  • Alla popolazione di Lampedusa e Linosa, di non cadere nella trappola della contrapposizione tra isolani e migranti e di evitare strumentalizzazioni di ogni tipo.

Appuntamento il 3 ottobre alle ore 11:30 in aeroporto.

 

Collettivo Akavusa

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