29 novembre 2013 – Assemblea on line per costruire la Carta di Lampedusa

Nei giorni successivi alla strage del 3 ottobre, molti compagni, amici, attivisti, ci hanno chiamato per capire cosa stava accadendo attraverso la nostra prospettiva.

Molti chiedevano “Cosa si può fare ?”, “Cosa possiamo fare ora ?”, mentre il nostro senso di impotenza si faceva ancora una volta più grande e tutte le azioni svolte fino a quel momento ci apparivano ridicole, come ogni volta a cui assistiamo ad eventi come quello del 3 ottobre, che in questi anni sono stati tanti, come ogni volta che assistiamo alle conseguenze di questi eventi: Sovraesposizione mediatica, militarizzazione, passerelle, annuncio di compensazioni etc

Una di queste chiamate arrivò da Nicola Grigion di Melting Pot, il quale proponeva di fare un incontro sull’isola delle realtà che in questi anni si sono occupate di immigrazione e di antirazzismo.

“Vediamo” fu la risposta che davo e che tutti gli altri di Askavusa davano, “Ci proviamo” ci dicevamo ancora storditi.

Credo che la prima cosa che dobbiamo chiederci tutti noi che ci occupiamo a vario titolo di immigrazione e in generale di politica extraparlamentare è : “Cosa hanno prodotto le nostre azioni ?”. Spesso mi sono sentito dentro un comodo salotto borghese a rappresentare i mali degli altri, situazioni in cui la rabbia vera, la mancanza vera, la crisi vera, era solo su uno schermo, nelle pagine di un libro o in una foto. A volte mi sono sentito in una festa autoreferenziale, in cui il marketing dell’associazionismo a prevalso su tutto il resto, incontri sui migranti dove i migranti non c’erano, eventi finanziati dall’Enel/Eni, da Soros, da fondazioni bancarie etc etc

Abbiamo sempre cercato di stare alla larga da certe situazioni,, ma non è bastato.

Non puntiamo il dito contro nessuno, solo contro di noi, perchè non vogliamo ripetere più certe esperienze, ognuno è libero di fare quello che vuole, proprio per questo rivendichiamo la nostra volontà di cercare altre strade, altri contesti, rivendichiamo il potere essere informi, il ballare all’indietro avrebbe detto Artaud. Bisogna sperimentare tutto, dai contenitori ai contenuti.

La carta di Lampedusa può essere un appuntamento importante anche per questo.

Quello che suggeriamo noi è non avere sigle, intestazioni, loghi o sponsor di nessun tipo.

Scegliere pochi punti da discutere uno dei quali crediamo sia essenziale : La militarizzazione del mediterraneo attraverso le leggi sulle migrazioni.

Arrivare a Lampedusa, ogni realtà che partecipa, con un proprio documento da discutere.

Pensare non solo al possibile ma essere utopici e chiedere a noi stessi la libertà di immaginare.

Avere quanto più possibile la partecipazione di persone venute da altri paesi che hanno vissuto la condizione di migranti e che oggi rivendicano non solo i propri diritti, ma l’enorme danno arrecato all’Africa e a tutti i paesi detti del terzo mondo in secoli e secoli di sfruttamento e sottomissione.

Stimolare azioni nuove di protesta e rivendicazione in tutta Europa.

Noi non diamo alcun valore alle istituzioni, i nostri referenti non sono i capi di stato, i ministri, i parlamentari, i nostri referenti politici sono gli ultimi e con loro che vogliamo parlare e con loro che possiamo costruire altre forme di socialità.

Sappiamo anche che le nostre forze sono limitate e che c’è il rischio che l’incontro possa essere solo un esercizio di stile. Sappiamo che Lampedusa è una vetrina per molti. Siamo coscienti che tra le varie realtà che si occupano di “Diritti umani” le cose che dividono sono più delle cose che uniscono, ma questo non impedisce di provare a ragionare seriamente su una questione cosi importante. Noi non abbiamo competenze specifiche in materia di immigrazione, siamo testimoni diretti di quello che accade a Lampedusa da anni e questo è quello che possiamo restituire alla discussione oltre ad una esposizione della vita generale dell’isola.

Intanto sono cominciati i lavori per ristrutturare il centro di Imbriacola e c’è la notizia ancora non ufficiale dell’installazione di un nuovo radar a ponente che sostituirà quello attuale, un radar molto più potente. A questo proposito sarebbe il caso di chiedere un rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico sull’isola che ha da anni sul proprio territorio diversi radar.

Collettivo Askavusa

L’appello di Melting Pot:

Lampedusa ha bisogno di noi. Perché è già passato oltre un mese dal naufragio del 3 ottobre scorso ed in questo periodo abbiamo visto ancora sbarchi, ancora morti, perché non è finita l’attesa dei superstiti e non si è risolto il dramma delle vittime e delle loro famiglie.
Perché nonostante tutto quello che è successo, ancora, l’Europa ed i suoi Stati propongono come unica ricetta di “gestione” dei fenomeni migratori la politica del confine, della detenzione, del rafforzamento di Frontex, delle operazioni militari/umanitarie di controllo delle frontiere.

Lampedusa ha bisogno di noi perché rischia di essere utilizzata per l’ennesima volta dalla politica istituzionale. Perché mentre le telecamere dei media si sforzano di raccontare la vita di un’isola accogliente, l’operazione Mare Nostrum l’ha trasformata in un’enorme caserma, polo logistico delle operazioni di pattugliamento del controllo del Mediterraneo.

Lampedusa ha bisogno di noi perché deve poter sperare in un futuro diverso, così come milioni di cittadini che vivono lo spazio Euromediterraneo hanno bisogno di poter sperare in un’Europa diversa.

Per questo rispondiamo all’appello lanciato dall’isola per dare vita ad un percorso di cambiamento vero dell’Europa, delle sue politiche e delle regole nazionali e comunitarie che la costringono a vivere una vita di frontiera: “la carta di Lampedusa”. Un patto, una coalizione, un incontro, una campagna nazionale ed euromediterranea.

Perché Lampedusa ha bisogno di tutti quelli che vorranno mettersi in movimento a partire dal rifiuto della logica del controllo delle frontiere, dei respingimenti, dell’arretramento del diritto d’asilo, della detenzione, della clandestinizzazione, della discriminazione, dello sfruttamento, della negazione dei diritti di cittadinanza.

Noi tutti abbiamo bisogno di Lampedusa, della sua verità, della tenacia di chi ci vive, della voglia di non farsi utilizzare per l’ennesima volta da chi dice di voler cambiare per poi non cambiare mai nulla se non in peggio.

A partire da questo, invitiamo tutti ad una assemblea on-line il prossimo venerdì 29 novembre alle ore 18.30, una web conference per discutere insieme la costruzione di un grande incontro Euromediterraneo, di una campagna di lotta e di proposta per un’Europa diversa.

Aprirà l’assemblea l’Associazione culturale Askavusa di Lampedusa

Partecipano e promuovono:
Edda Pando, Prendiamo la parola – Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa – Gabriella Guido, LasciateCIEntrare – Filippo Miraglia, Arci – Paolo Cognini, Ambasciata dei Diritti Marche – Dagmawi Yimer, Archivio delle Memorie Migranti – Alberto Biondo, Laici Missionari Comboniani – Judith Gleidze, Borderline Sicilia/Borderline Europe – Sergio Bontempelli, Ass.Africa Insieme Pisa – Serena Fondelli, ex Colorificio Liberato/Progetto Rebeldia Pisa – Francesca Di Pasquale, Osservatorio contro le discriminazioni razziali Nourredine Adnane – Grazia Naletto, Lunaria – Alessandra Sciurba, Progetto Melting Pot Europa – Patrizio Gonnella, Associazione Antigone – Piero Soldini, CGIL – Alfonso Di Stefano, Rete Antirazzista catanese – Luca Bertolino, Razzismo Stop – Fulvio Vassallo Paleologo – Martina Pignatti Morano, Un Ponte Per – Federica Sossi, Venticinqueundici – Antonio Sanguinetti, Esc Infomigrante – Stefano Galieni, Rifondazione Comunista – Laura Greco, A Sud – Neva Cocchi, Cs TPO – Pamela Marelli, Associazione Diritti per Tutti Brescia – Alessandra Ballerini, Terre des Hommes – Manila Ricci, Associazione Rumori Sinistri – Mimma D’Amico, Csa Ex Canapificio Caserta – Valeria Gambino, Un Ponte Per – Stefano Corradio, Articolo 21 – Ahmed Id Bella, Razzismo Stop – Federica Zambelli, Associazione Città Migrante – Marco Furfaro, SEL – Cecilia Mingarelli, Labpuzzle – Cinzia Greco, CIPSI – Bruna Serio, YoMigro – Stefania Ragusa, Corriere delle migrazioni – Anna Lodeserto, European Alternatives – Daniele Frigerio, Giù le Frontiere – Giovanna Cavallo, Action – Loretta Mussi, Un Ponte Per – Martina Tazzioli, Goldsmiths College London – Mercedes Frias, Prendiamo la Parola – Marcello Zunisi, Associazione Nazione Rom – Anna Grazia De Giorgio, Yabasta/Cso Ex Mattatoio Perugia – Antonio d’Angiò, Università di Napoli – Natale Losi, Interculture International Foundation e Scuola di psicoterapia etno-sistemico-narrativa di Roma – Roberto Frifrini, Human Rights Agenda Association Turchia – Fabio Ballerini, Centro di Accoglienza Autogestito per Richiedenti Asilo e Rifugiati via Pietrasantina Pisa – Moez Chamkhi, Respiri e Libertà Radioroarr.org Pisa – Nicola Teresi, Progetto Salvagente, Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie (coordinamento provinciale di Palermo), Giacomo Zandonini, Unimondo – Marco Stefanelli, AMISnet – Alessia Maso, Associazione Ponte Marghera – Tania Poguisch, Associazione Migralab “A.Sayad” Messina – Yasmine Accardo, Aps Garibaldi101 Napoli – Ivan Mei, Laboratorio 53 – Tiziana Barillà, Left avvenimenti – Leonardo cavaliere, MISNA – Genni Fabrizio, Tenda della Pace e dei Diritti, Susi Meret, Center for the Study of Migration and Diversity Aalborg – Dafne Marzoli, Servizio Rifugiati e Migranti Federazione Chiese Evangeliche In Italia – Moira Bernardoni, Mutfak Istanbul

Per partecipare all’assemblea on line scrivi a redazione@meltingpot.org, ti verranno inviate le istruzioni per accedere alla web conference.
E’ ovviamente auspicata la partecipazione di realtà collettive che desiderano mettersi al lavoro per costruire insieme a noi la “Carta di Lampedusa”.

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