Mai più ?

Stamane ho provato a lavorare sull’orto, mi sono ripreso un attimo del mio tempo per toccare la terra, per aprirmi ad un processo di creazione, di riumanizzazione, ieri avevo raccolto tanta rucola ed oggi insieme ai compagni di Askavusa abbiamo pranzato insieme a due ragazze eritree venute a riconoscere i corpi di un loro parente. Con il comune abbiamo coordinato l’accoglienza dei parenti delle vittime della strage di stato, ed è allucinante che a livello pratico ci sia da parte del governo una totale improvvisazione, non bisognava aprire uno sportello al ministero degli esteri per fare le procedure di riconoscimento attraverso le foto direttamente a Roma ? Senza fare aspettare qui sull’isola i parenti per giorni ed una volta identificati venire a Lampedusa per pregare sui loro cari ? Gli albergatori hanno messo a disposizione le loro strutture, noi stiamo facendo il servizio di navetta e proviamo a dare il nostro supporto, il comune sta coordinando le operazioni, e la caserma dei carabinieri di Lampedusa è totalmente assorbita nel lavoro di identificazione dei cadaveri con i parenti. Dopo pranzo Paolo ha accompagnato la ragazza eritrea che ospita a casa sua in comune e poi da carabinieri, io mi metto a letto per cercare di riposare, dormo abbastanza ma vengo svegliato dalla voce di Alessandra, mia moglie, che ripeteva “Ma come ?” Mi alzo di scatto perche sento il tono della voce di Alessandra, la vedo strana in volto, lei mi dice che c’è stata un altra barca che si è rivoltata e ci sono nuovi morti, io mi sento stordito, non capisco se sto facendo un incubo, senza parlare molto mi vesto e vado in paese per capire che sta succedendo.

Arrivato al negozio di Paolo ci guardiamo e non abbiamo parole, non ci viene niente da dire, intanto viene la ragazza eritrea con uno dei superstiti “Lui ha conosciuto mio fratello” dice, gli chiediamo se hanno bisogno di qualcosa, lui ci dice che gli servono dei vestiti. La ragazza non è ancora riuscita ad entrare nel posto in cui sono le bare, aspetta ancora un altro documento , forse domani mattina, decido di andare alla caserma dei carabinieri, arrivato vedo molti parenti della strage di stato, mi avvicino, piangono, sono distrutti, un vigile urbano mi dice che alle 21 arriveranno altri due parenti e ci organizziamo con Annalisa e gli altri per andare a prenderli in aeroporto, entro nel ristorante di fronte dove alcuni turisti mangiano e la tv parla dei nuovi morti, 50 forse, prendo dell’acqua per portarla ad una donna che piange ininterrottamente, ma non la vuole, parlo con qualche amico e tutti sono scioccati, per la situazione e quello che è avvenuto, un amico che ha un bar mi dice  “Guarda: da una parte i turisti che mangiano, dall’altra loro che piangono ed in mezzo ci siamo noi” , i turisti hanno facce indecifrabili, anche loro travolti dalla notizia sembrano non sapere come comportarsi. Vado al locale di Annalisa, li c’è uno dei parenti delle vittime della strage di stato e molti di Askavusa ed altri turisti, ci guardiamo , non parliamo molto, ci diciamo solo chi va a prendere le persone in aeroporto e che domani mattina facciamo riunione. Torno a casa, prima di arrivare vedo un paio di macchine sulla strada con sopra delle persone con le telecamere che riprendono la pista dell’aeroporto. Salgo le scale di casa pensando alle parole di alcuni migranti che ci avevano confessato che loro stanno pregando perche finisca il mondo. Entarto trovo la mia famiglia, mi siedo, Lorenzo , mio figlio che ha otto anni, mi chiede se ci sono stati altri morti, e corro in bagno a piangere. Mi asciugo le lacrime e mi guardo allo specchio e mi dico che l’unica cosa che posso fare è raccontare. Riordino le idee, le varie proposte che ci stanno arrivando, ed una convinzione matura sempre di più dentro di me, che qualsiasi azione noi faremo sarà contro il capitalismo, contro il liberismo, contro questa classe politica, contro la guerra perche sono queste le cause, di quello che sta accadendo. Non crediamo più a nessuno e non crediamo alle frasi fatte come “Mai più” “Le cose cambieranno” leggo le dichiarazioni di Napolitano sulle operazioni di soccorso, non si parla più di indagare sulle dinamiche della prima strage, verrà tutto insabbiato come si usa fare in questo paese, mi viene il vomito. Domani manderemo indietro le due medaglie della presidenza della repubblica dateci nel 2011 e nel 2012 a seguito di una nostra richiesta per avere dei fondi, per la manifestazione Lampedusainfestival. Non le vogliamo più quelle medaglie. Ora andrò fuori a fumare una sigaretta e guardare il cielo, questo enorme cielo pieno di stelle,  mentre i miei figli giocano e mia moglie cucina, cercando una “Normalità” che non ci appartiene più.

Giacomo Sferlazzo.

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