Pagine Tunisine.

Sono ormai passati piu’ di dieci giorni, ma e’ ora più’ di ieri che ripeto e riguardo quelle immagini di guerriglia urbana e violenza. E’ da Tunisi, che parte la digestione di quello che e’ accaduto. Faccio domande, ma mi vengono, a mia volta, poste domande. Specialmente dai giovani di Rez02 Luttes, un organizzazione di universitari che in questi giorni ha allestito un incontro internazionale per parlare di resistenza sociale, capitalismo e riorganizzazione dal basso. Come in un racconto dei fratelli Grimm narro quella che e’ l’edizione speciale di Capuccetto Rosso ambientata – in questo caso e esclusivamente per loro – a Lampedusa.

L’incendio, la fuga, il corteo verso il porto accompagnato dai canti “libertà’, libertà'” e il cordone della polizia che li blocca al lato della pompa di benzina. Ecco ci siamo, come in tutte le favole, anche la nostra e’ arrivata al suo punto focale, alla carta di Propp “castello stregato”. Snocciolo i passi salienti e le impressioni, perché’ la’ io c’ero e a dispetto di quello che i media possono avere detto, io ne sapro’ sempre di più. Ero li’ nel mezzo di quella piazzetta. Ci sono sempre stata, e assieme a quei pochi che si trovavano accanto a me, era chiaro che quello non era un luogo sicuro.
Scende la notte e inutilmente la polizia cerca di convincere il gruppo di Tunisini a spostarsi verso il campo, dove potranno mangiare e essere inseriti nelle liste dei trasferimenti. Sono sempre più determinati a restare li. Hanno smesso di credere alle promesse di trasferimento che hanno sentito ripetere giorno dopo giorno a volte per un numero di giorni superiore al mese. La polizia – preoccupata nel conseguire il suo scopo e allarmata per un ipotetico attacco di Lampedusani – non si e’ nemmeno accorta di quanti detriti, bastoni e tubi si trovano sparsi ovunque, come un sottobosco naturale dell’area. I ragazzi ascoltano, Ikbel, una studentessa di legge, scossa la testa, come se già avesse capito che il sospetto della polizia e’ in realtà’ qualcosa di più serio. Come in una rappresentazione teatrale, la scenografia e’ già montata, tutto e’ pronto, si aspettano solo gli attori – gladiatori – e il pubblico.
La notte passa senza pane, acqua o coperte e alle prime luci dell’alba i lavori cominciano. I ragazzi Tunisini recuperano vernice, pennello e lenzuola. In poche ore producono tre diversi banners in cui si scusano con Lampedusa, chiedono libertà e invocano l’aiuto dell’Unione Europea. Questo non basta, per lo meno a placare la rabbia del sindaco di Lampedusa che – noncurante della carica ricoperta – fa dichiarazioni di guerra per spaventare e allontanare i migranti. Il sole si alza nel cielo e la colonnina di mercurio lo segue. Aumenta la folla e la tensione tra i Lampedusani – tenuti a distanza dalle numerose forze di polizia in tenute anti sommossa – e i Tunisini che si trovano dislocati tra la pompa di benzina, la piazzetta e il portico del ristorante antistante. E’ questione di secondi, appare una bombola di gas tra le mani di uno dei migranti, poi un altra…Nidhal mi guarda con la sua faccia da 23enne “non avrebbero dovuto, gli hanno dato la motivazione per attaccarli e così tutti penseranno che siamo noi – i Tunisini – i violenti…”
La sassaiola parte dalla zona del selciato degli uffici della Siremar, accanto al diving centre. La polizia si lancia sui migranti. Chi e’ in piedi riesce a scappare e a sua volta, rispondere alla sassaiola. Chi se la passa peggio sono quelli seduti sul marciapiedi della pompa di benzina o nel portico del ristorante. Tutti gli si scagliano contro e loro, i Tunisini, non possono fare altro che giungere le mani pregando i picchiatori di smettere. Chi si trovava nelle “retroguardia”, più’ all’interno, sotto alla pensilina della pompa di benzina, salta la transenna e scappa, mentre gli altri le prendono. I sassi continuano a volare da entrambe le parti, aumentano le mazze e le assi portate dai Lampedusani per armare tutti. Si perché’ tutti – inclusi i dipendenti di Lampedusa Accoglienza – devono per lo meno uscire da li’ avendo sferrato un colpo. Douha si passa le mani giunte sul naso e si tiene la bocca, come se cercasse di bloccare la respirazione che e’aumentata, e riprendere il ritmo normale. Nidhal mi osserva “e tu, tu che facevi?”…”io filmavo, filmavo tra la pioggia di sassi che attraversavano lo spazio di cielo sulla piazza.” Si accende una sigaretta “posso vedere il filamto?” “certo.”

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